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martedì 17 luglio 2012

Armi di disinformazione di massa....

Audio Consigliato: Deep Purple "Burn"

Ne ho un pochino le palle piene! Giuro, non per fare lo snob, ma non c'è niente di più mortale e di deleterio di quello che ho imparato a definire "la politica di Facebook". Si, lo so che il bambino piange, che non c'è il tempo, che l'acqua bolle, che non c'è tempo, ma tutte queste scuse, seppur buone, sono sempre e solo scuse.
Fra le condivisioni che arrivano, ci sono appelli ad appoggiare questa o quella causa, ad indignarsi per questo o quello spreco, per protestare su questo o quel sopruso. E cosa si può fare per appoggiare, indignarsi e protestare?
"Clicca su Mi Piace e Condividi"
Già, proprio così, che io poi me la immagino la persona che va dal Presidente del Consiglio, dalla rockstar o da qualsiasi sia l'obiettivo della protesta, con la stampata del post su Facebook con il numerino sotto. Da far paura vero?

Oggi abbiamo superato il segno, alla grande. La prima è questa notizia.Vi ho messo direttamente il link al blog di Paolo Attivissimo, con la spiegazione della bufala, ma non è il contenuto la cosa più importante è certamente il mezzo. Viene una notizia ("In 56 giorni di governo, il presidente della Francia ha abolito il 100% delle auto blu"), scritta da un blogger (come potrei essere io, mica uno particolare) senza citare fonti ne altro, e tutti la prendono come oro colato. E passi per gli utenti di Facebook, ma una sciocchezza del genere è pure finita sui siti dei giornali! Io non dico che bisogna passare il tempo a cercare le fonti, ma diciamocelo, leggere le cose e capirne il senso sono proprio il minimo sindacale!

La seconda è questa.Qui ho messo un articolo de "Il Post" che mette un minimo di ordine sulla situazione. Dunque ci sono un tot di persone che dicono che si stanno raccogliendo (contro tutto e contro tutti) le firme per abolire l'indennità ai parlamentari (una cosa tipo 3500 euro al mese per parlamentare che spetta a coloro che non vivono a Roma e che devono venire a Roma per partecipare ai lavori connessi al loro ruolo, questa indennità viene corrisposta anche a coloro che residenti a Roma non ne hanno diritto) e si invita tutti ad andare nel comune di residenza a firmare. Tutto vero, tutto giusto. Peccato che l'istituto del referendum (ne abbiamo già parlato per una raccolta di firme di Grillo, in tempi non sospetti) abbia delle regole precise, fra cui alcuni periodi in cui non si possono raccogliere firme (un anno prima delle elezioni politiche che si terranno nel primo semestre del 2013) e fra cui  la validità delle firme raccolte (che valgono tre mesi, la raccolta dovrebbe finire il 26 luglio, più tre mesi diventa 26 ottobre, quindi il 27 le firme non sono più valide), che i promotori si sono messi bellamente ad ignorare.
E quindi via dritti con appelli, condivisioni gruppi, mail.

Il problema è che è tutto troppo semplice. Cliccare su "Mi Piace" o su una petizione online è facile, ma proprio tanto, tanto che non ci costa nulla farlo. Ma qual'è il senso? Pensiamo sul serio che cliccare un'immagine aiuterà la ricerca di una cura del cancro? Oppure i terremotati dell'Emilia? Oppure ancora servirà ad abbattere gli sprechi? Siamo in una società fantastica in un mondo fantastico, io (ma non solo io, chiunque) ho accesso ad informazioni che per qualità e per quantità sono infinitamente maggiori a quelle cui poteva arrivare mio nonno. Eppure ci fermiamo al primo clic, al "Mi Piace", e poi basta.
Eppure la nostra indignazione ha un potere, ha il potere di farci dire "sono incavolato nero e tutto questo non lo sopporto più!" (citazione da Quinto Potere), è inutile sprecarla in tanti piccoli coiti interrupti a suon di clic. Sarebbe il caso che fosse articolata e focalizzata su qualcosa che ne valga veramente la pena.
La politica di Facebook, forse, non è questa.

Alla prossima
Rampa

martedì 24 aprile 2012

Il futuro che ci aspetta

Audio Consigliato: The Who "I can see for miles"

L'altro giorno pensavo all'informazione, a come è cambiata nel corso degli anni, da quando io ero un bambino. Sono sempre stato in una famiglia al di sopra della media, nel senso che si prendeva un quotidiano ogni giorno. Sempre, non si andava a leggerlo al bar di fronte ad un caffè, no. Da mattina a sera un giornale girava per casa e veniva letto.
Poi ad un certo punto, non ricordo nemmeno il perché, i quotidiani sono diventati due, uno locale ed uno nazionale. Quando poi sono cresciuto (almeno in età se non in testa) ho mantenuto l'abitudine di leggere "i giornali di casa" e di leggere qualcosa d'altro se capito in un caffè, in un bar. Qualsiasi cosa trovi.

Ricordo degli esilaranti articoli (almeno per me) sulla raccolta delle noci in un giornale trovato in montagna.
Poi venne l'internet.

La venuta delle tecnologie avanzate, si dice, ha cambiato le abitudini dei lettori. Questo è vero in maniera assoluta, ma quello che non viene spesso detto è che la stessa ha cambiato le abitudini degli operatori dell'informazione.

I giornali e le televisioni continuano a vedere la rete come una bestia strana che è un connubio fra una concorrente ed una amante.

La cosa mi è venuta in mente quando ho letto l'articolo di un incidente. Era morto un ragazzo della mia età (forse sarebbe più appropriato dire uomo, ma vabbè), in macchina. Ne vedo il resoconto sul giornale, rimango colpito e rimango ancora più colpito dal vedere nell'articolo citata la mia amica Francesca, che conosceva il ragazzo deceduto.

Ho chiesto a Francesca cosa fosse successo, chi avesse chiamato chi, e lei mi ha detto che parte dell'articolo era stato estrapolato da Facebook, collegandosi alla bacheca del deceduto e cercando le amicizie. Poi aveva effettivamente ricevuto una telefonata, ma quella costituiva solo una parte del virgolettato citato.

Al che mi vien da dire: ma come? I giornali italiani scrivono "Riproduzione riservata" su qualsiasi cosa pubblichino (non solo sul web ma anche sui giornali veri e propri), chiedono che tutti colori (siti e news aggregator) non riproducano i loro testi o ne vietino la circolazione limitandone l'accesso, ma invece non si fanno scrupolo a riprodurre i nostri scritti.
E lo stesso capita nella televisione, quando su tutto ciò che si trova su youtube viene considerato dai media tradizionali una specie di "tanaliberatutti" mentre la guerra vera avviene sui contenuti prodotti da loro.

D'altro canto sono cambiati anche i lettori, o gli spettatori, che quando cercano informazioni sulle cose che li interessano, non ricorrono certamente ai canali di informazioni tradizionali, ma anzi si buttano sui vari siti di informazioni, anche amatoriali, che sono snelli al punto tale da essere veramente "online".

Ed il futuro dell'informazione quale sarà? Sarà un futuro di libertà oppure qualcosa di diverso (un mondo di megaplex informativi in grado di guidare gli interessi delle masse)? Sarà il mondo dei blogger (o dei twitter, dei tumbler, o di quel diavolo che verrà)?

E la moltitudine di fonti garantisce la pluralità o aumenta il rumore di fondo? Sicuramente necessita di lettori critici che leggano con il cervello acceso e che siano in grado di interpolare e di confrontare le fonti più diverse.
E' forse una delle caratteristiche che stanno sviluppando quelli che vengono definiti i "nativi digitali", che sanno cercare e processare velocemente molte informazioni, ma la stampa saprà stare al passo? Non so precisamente da che parte punterei i miei soldi, ma non sono sicuro che li punterei sui media tradizionali.

Alla prossima
Rampa

venerdì 16 marzo 2012

Come con i mattoncini Lego/1

Audio Consigliato: David Bowie "Jump they say"

Ad un certo punto è una questione di punti fermi. Non ci sono dipende, non ci stanno se e non ci stanno ma. Punti fermi, da piantare e da usare come pietre angolari di una nuova costruzione. Cose di cui non si discute, più. Tanto non è che di cose di cui discutere non se ne trovino, dite?

In questo periodo sento molto parlare di libertà dell'informazione e del fatto che l'informazione (i giornali di carta stampata, in questo caso) sia seriamente minacciati dal taglio dei finanziamenti statali.

Dicono "il finanziamento è quello che consente la pluralità dell'informazione, il fatto che chi vuole ha una voce, togliere loro quei soldi equivale a togliere loro la voce."
Tutto vero, molto vero, anche molto giusto ma a me viene in mente il discorso di Baricco sul finanziamento alla musica ed agli eventi culturali.

La risposta dello scrittore era quella di affidare il futuro dell'industria culturale al libero mercato (trovate l'articolo sul sito di Repubblica, nella sezione archivio). Ero e sono d'accordo e penso che così dovrebbe essere anche per l'editoria.

Nel senso che se c'è la qualità, la ricerca e l'innovazione (che nel giornalismo come lo intendiamo dovrebbe essere assimilabile all'inchiesta, al commento alla ricerca ed alla riproposizione) allora arriva anche il successo ed, a seguire, il guadagno. Se, come invece sembra che accada nel mondo dell'editoria, il finanziamento pubblico viene messo in conto fin dalla fondazione della testata stessa, allora siamo di fronte a qualcosa di diverso.

Sembra quasi il premio per una rendita di posizione ("hai stampato delle copie, tieni il premio"), più che un premio di qualità, ed allora viene spontanea una domanda: se quando vado dall'edicolante a comprare un  giornale, spendo un euro, perché poi devo spenderne almeno un altro attraverso il finanziamento pubblico? E se al limite proprio bisogna finanziare, vorrei che finanziassero quello che ho comprato, non tutti a pioggia, anche quelli (ci sono fior di inchieste giornalistiche) che si preoccupano di stampare le copie e non di venderle.

Se il problema sono i costi, allora sono delle aziende che devono chiudere, e non perché lo dico io, ma perché glielo dice il mercato. Altrimenti in una economia di scala non solo vivono ma anche prosperano.
Negare questo significa dire che i giornali sono una cosa a parte, una specie di servizio pubblico in mano ai privati, un po' un controsenso, non trovate?

Parlo dei giornali perché questo è quello che capita in questi giorni ma questo tipo di buon senso a quante altre cose si può applicare? Ed una volta che diamo alle cose il proprio nome, possiamo anche dare loro il proprio significato e poi non parlarne più?

Alla prossima
Rampa

venerdì 2 dicembre 2011

Prospettiva

Audio Consigliato: Kid Rock "All Summer Long"

Considerazione: l'altro giorno uno strillone dei giornali della città lamentava che un reo di un omicidio avesse ricevuto una condanna di solo 17 anni. Si trattava di un caso di quattro cinque anni fa, quando una ragazza qui dei dintorni, andata in vacanza in Spagna era stata uccisa da un tizio, un po' sbiellato che aveva reagito male ad un "no".

Ok, qui le parti sono chiare. Questo tizio è colpevole, è stato riconosciuto da prove inconfutabili, ha confessato, insomma deve pagare.
La ragazza, purtroppo, è morta, nulla la potrà più restituire, è la vittima (perché un "no" è sempre un "no" e non ci sono cazzi!), ed è giusto che il tizio paghi per quello che ha fatto.
Tutto chiaro? Pare.

Invece quello che mi fa un po' specie è il "solo" che appariva nella testata dei giornali. Solo? Perché? Con che diavolo di diritto uno può permettersi di scrivere cose del genere.
Che cazzo vuol dire solo? Che pena bisognava dare a quel disgraziato? Ergastolo? La pena di morte? Il taglione?
Come al solito bisognerebbe capire qual'è il senso di una pena. Serve per redimere (far meditare sui propri peccati, far crescere la persona, rieducare alla società?) oppure serve solo per mettere qualcuno dentro un grande freezer finché morte non sopraggiunga (una cosa tipo Demolition Man, quel film con Stallone?)?
Basta che facciamo a capirci, e poi ci si organizza di conseguenza.

Ma che i giudizi vengano nel merito commentati da un giornale, mi sembra veramente una cosa folle! Magari sono io che mi sbaglio.

Alla prossima
Rampa

lunedì 17 ottobre 2011

Libri: Morte ai cavalli di Bladder Town

Audio Consigliato: The Clash "London Calling"

Prima che a qualcuno venga in mente l'obiezione: non è un libro, è un fumetto, ma è fatto a forma di libro, ed è pieno di immagini e testi. Quindi, direte? Quindi va bene libro. E basta! (fine dello sfogo dittatoriale del gestore del blog!)

Per tornare alle cose serie. Il fumetto l'ha scritto un amico mio, è auto prodotto e già solo per quello di questi tempi.... Inoltre è veramente fatto benissimo e quindi sono punti in più.
La storia è presto detta: nella città di Bladder Town, popolata dalla famiglia di fratelli Jones, accade una serie di avvenimenti: una certa disfunzione ormonale, una complicata epidemia dei cavalli e l'arrivo di un ciarlatano rivenditore di rimedi.
Il tutto condito da case a forma di cactus, da divinità che si manifestano nel deserto e da atroci trasformazioni.
Beh, tutto chiaro! Vero?

Tutto chiaro un corno, evidentemente, anche perché nascosto sotto un segno (di Talami) che sembra elementare, ci sono dei personaggi che sembrano uguali e non lo sono, dei simboli che sembrano buttati a caso ma che in realtà hanno un ruolo importante nella storia. Ed a mettere la ciliegina sulla torta ci sono i testi (di Lise), che inseriscono in sequenze apparentemente lineari delle informazioni del tutto tangenziali ed incongrue.

Humor nero, bianco e beigiolino (quel beige che sta fra il perla ed il tinta panna) contribuiscono a renderlo un tuttuno di ottimo livello seppur con qualche incertezza in qualche passaggio narrativo. Devo dire che all'inizio il segno era molto lontano da cose che ho adorato e con cui sono cresciuto ma con il proseguire della storia sembra molto un pretesto per narrare di scene anche cruente (la morte dei cavalli per esempio) con una leggerezza ed allo stesso tempo lasciando assolutamente pochissimo spazio all'immaginazione.

Che dire, la lettura merita, è divertente ed appassionante (ha perfino superato la prova del lettore Inatteso, una persona, non appassionata di fumetti, a casa mia ha preso il fumetto in mano e se lo è letto tutto ridendo in alcune parti ma arrivando alla fine). Lascia solo un po' di amaro in bocca il finale. Infatti si promette un seguito, che a questo punto saremmo un po' ansiosetti........

PS: visto che trattasi si autoproduzione potreste, dico potreste (anzi forse addirittura dovreste), trovarlo nelle fumetterie del regno, ma nel caso così non fosse basta che mandiate una mail a blizzblog@gmail.com e verrete esauditi nel minor tempo possibile . C'è pure un blog che merita e si trova qui.

Alla prossima
Rampa

sabato 16 aprile 2011

Empietà!

Audio Consigliato: Bruce Sprinsteen "Waiting for a sunny day"

Piccolo compito per casa a chiunque abbia voglia di sobbarcarselo. Se vi trovaste per caso in un dibattito politico (non importa da che parte) ed arrivasse il momento delle domande al deputato/ministro/sottosegretario di turno (ripeto, non importa da che parte stia il suddetto politico) dovreste, per piacere, fare questa domanda:
"Vittorio Arrigoni ed Enzo Baldoni non sono degli eroi, sono solo dei testimoni del tempo in cui viviamo. Sono, purtroppo erano, giornalisti, morti per mano di terroristi mentre stavano raccontando delle guerre e delle situazioni che non sempre sono nella luce dei giornali e non sempre nella mente e nelle azioni della politica. Cosa pensa di fare per tutelare la libertà di stampa in questo paese, a parte inasprire le pene a carico dei giornalisti e sottoporli ad una specie di controllo politico preventivo (casi Rai oppure leggi sulle intercettazioni)?"
Se arriva una risposta vi prego di mandarmela.

Alla prossima
Rampa

venerdì 26 novembre 2010

Diritto???

Audio Consigliato: Paolo Conte "Vieni via con me"

Stavo pensando di scrivere un post su questa storia del diritto di replica (quello richiesto dalle associazioni pro life a "Vieni via con me" e, per giunta, concesso dal CDA della Rai) quando una vignetta del buon Makkox ha riassunto (probabilmente meglio) molto di quello che volevo dire.
La fonte originale è su "Il Post" ed il link è questo, che si sappia.
Però ci sono delle aggiunte che mi vengono, tanto per sottolineare la strana e complessa situazione che si è venuta a creare. Si tratta, detta in termini molto semplici, di chi sa fare il proprio lavoro e chi no.
Dunque, il CDA della Rai, nella persona del Direttore Generale Masi, con l'opposizione di qualche membro, ha osteggiato la messa in onda della trasmissione. Le ragioni? Delle due l'una, o una censura preventiva perchè si era convinti che qualcuno avrebbe aprofittato di un palco vuoto per recitare l'intera opera di Cecco Angolieri a rutti, oppure perchè si era convinti che un prodotto del genere non avrebbe incontrato i favori del pubblico (e questa in un'ottica costi e benefici è l'unica scusa che ci può stare).
Alla luce dei fatti (dati auditel, share e gradimento del pubblico) questi avevano torto. Cioè non c'è da interpretare, avevano torto marcio! Se mandi 15 sfigati a stare pane ed acqua in un isola in nome dello share e delle entrate pubblicitarie, allora in nome dello share fai anche un passo indietro e lasci che persone che (alla luce dei suddetti dati) ne sanno più di te, facciano il loro lavoro e tu ti dedichi ad altro.
In questo apparente non rendersi conto dei propri limiti, il CDA decide che, siccome è evidente che di televisione ne sanno a pacchi, è il caso di indicare agli autori della suddetta trasmissione (che in un qualsiasi piano industriale andrebbe segnalata come "gallina dalle uova d'oro") gli ospiti da invitare e le persone da far parlare.
Ma non avevamo già chiarito che voi di televisione ne capite quanto io ne capisco di fisica quantistica? Allora si inventano la storia del contraddittorio. Bene, dall'anno prossimo X-factor andrà in onda ogni quindici giorni e nella settimana di pausa, negli stessi orari e con le stesse modalità ci mettiamo un bel programma serio di musica classica! Oppure una trasmissione su due di Porta a Porta sarà sostituita da una lettura di testi di Aristofane e Senofonte. Caro CDA, se vuoi il contraddittorio allora devi metterlo dappertutto, altrimenti così è troppo facile.
Come dite? Che lo share va a ramengo? Che i dati auditel cadono in picchiata? Bravi, vedete che avete capito l'esempio dopo tutto!

Alla prossima
Rampa

giovedì 18 novembre 2010

Ma ci rendiamo conto?

Audio Consigliato: Franco Battiato "Inneres Auge"

Roberto Saviano, sappiamo tutti chi è, è sulla bocca di tutti, per vari motivi. E' uno scrittore, giornalista, adesso si è ritagliato uno spazio da presentatore (da copresentatore, per la precisione, grazie ad una felice intuizione di Fabio Fazio, ma non è questo il punto), ma suo malgrado è diventato anche un simbolo. Ma come ci è arrivato? Ci è arrivato facendo il suo lavoro di giornalista, a Napoli, e raccogliendo degli articoli, facendo delle inchieste, investigando. Il risultato di queste sue attività è stato il fortunato libro "Gomorra" (edito da Mondadori, tenete a mente).
Cosa ha raccontato in questo libro? Ha raccontato il fenomeno della malavita al giorno d'oggi (ne avevo parlato qui), qui ed ora. Il libro è stato un successo, certo, ma perchè? Perchè la gente si è appassionata al male? Perchè la gente lo ha confuso come qualcosa di fiction? Perchè la gente si è resa conto di qualcosa che in realtà è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno? Non lo so, ma fra poco lo chiedo a qualcuno, e non è questo del tutto il punto.
Comunque gli scritti di Saviano non erano comunque ne campati in aria, ne un'opera di fiction, visto che durante delle intercettazioni, si viene a sapere che i Casalesi volevano uccidere questo giornalista. Ora se dicesse cavolate, dubito che la camorra ne vorrebbe la testa, ma forse a "Il Giornale" la sanno più lunga.
Questo ragazzo, alla fine si è trovato sotto scorta, costretto a vivere in caserme o all'estero, e si è trovato ad essere un simbolo. Un simbolo di lotta alla mafia, di legalità, una specie di paladino della legalità.
L'anno scorso ha fatto una trasmissione con Fabio Fazio, in cui ha proposto alcuni degli articoli che ha scritto sotto forma di monologhi, che sono basati su fatti (prove documentali, resoconti, sentenze).
Certo non sono tutti equilibrati, e qualche volta sembra che sotto sotto ci sia una certa rabbia sopita, per lo stato della propria terra, per la propria condizione di recluso senza aver subito un processo.... Anche in questo caso la solidità delle fonti lo ha sempre tenuto al riparo da querele e sentenze (cosa che per esempio non è successa a Travaglio, che, sotto certi aspetti lavora nella stessa maniera).
Però bisogna dire che Saviano, con i suoi scritti ha scoperchiato una pentola in cui c'è ancora qualcosa che sobbolle e molto! Di più dopo il salto....

martedì 26 ottobre 2010

Pesi e misure

Audio Consigliato: The Clash "Should I stay or should I go?"

Ci sono delle imprescindibili battaglie morali che si scontrano spesso con una scarsa lucidità di pensiero.

La notizia è questa. Il tribunale di Torino, posto di fronte alla richiesta di risarcimento per la morte di un operaio albanese, ha dichiarato che debba essere riconosciuta ai familiari di quest'ultimo una cifra molto modesta (si parla di 32 mila euro).

Uno, due, tre, partiti.... subito è partito il trenino dell'indignazione ("Tutte le vite sono uguali", "Dovrebbero essere pagati alla stessa maniera", "Qui si fanno dei morti di serie B", bla bla bla).
Come spesso capita, questo tipo di polemiche diventano velocemente strumentali, e tanto per attaccare questo e l'altro, si gonfiano per poi sgonfiarsi con ugual fragore e velocità ed alla fine chi si è visto si è visto e gli altri boh! (Chiaro, no?)

Di tutta la storia mi sono venuti in mente alcuni punti, che ci tengo ad appuntarmi.
1) un lavoratore è morto, sul lavoro, non dovrebbe accadere, qualche volta accade. Le volte in cui accade sono troppe, ed in molte di queste volte c'è la responsabilità di qualcuno (le misure di sicurezza che mancano, le cautele che non vengono prese, le attenzioni che non si fanno). Ma comunque, un lavoratore è morto. Punto.
2) la legge è generale ed astratta, se mia moglie divorzia da me e mi chiede gli stessi alimenti che Veronica Lario sta chiedendo a Silvio Berlusconi (si parla di cinque milioni di euro al mese) vado in bancarotta nel giro di qualche minuto, quindi ci sono delle formule eque ( che dicono di valutare alimenti e risarcimenti rispetto all'ambiente in cui si trovano le interessate). Altrimenti si potrebbe tranquillamente sostituire il tutto con un listino prezzi e via andare.
3) il giudice che emana una sentenza non si chiude in una stanza con delle grandi canne e dei bonghi, dove attende che arrivi l'illuminazione, ma fanno riferimento a testi giuridici e formule decise per tutelare le parti di un processo. Diciamo che la loro libertà di interpretazione è piuttosto limitata.
4) viviamo in un mondo di squilibrio, all'interno della stessa comunità europea un litro di latte cambia il prezzo talvolta nello stesso paese. E qualcuno tenta di stupirsi se un giudice tiene conto di questo squilibrio.
5)adesso un giudice stabilisce che le vite non sono tutte uguali. Bella forza, viviamo considerando diversamente le vite delle persone, siamo sommersi dai nostri stessi pregiudizi ed un giudice mi mette nero su bianco, su di una sentenza che le vite non sono tutte uguali? Mi stai dando del razzista, a me che lo sono? Come diavolo ti permetti? Vergogna!

Queste sono le prime cinque considerazioni che mi vengono, probabilmente me ne verranno altre, eventualmente vi faccio sapere.

Alla prossima
Rampa

sabato 2 ottobre 2010

Cinema. Inception

Audio Consigliato: The Cure "Close to me"

Devo dire una cosa, prima di tutto. Finora Christopher Nolan, non mi ha ancora deluso. Certo non è un regista facile, i film con un inizio, uno svolgimento, una fine, proprio non gli piacciono. Ma va bene così, a noi ci piace e finchè il ragazzo si sente a suo agio, va bene, va molto bene. Detto questo, il film.
Il film è bello, molto. Ma questo è decisamente poco per darne un giudizio sensato.
Perchè è bello? Beh, una delle cose che me lo fanno dire è senza dubbio la storia. Fantastica ma resa in maniera realistica. Con un meccanismo che diventa coerente con il passare del tempo e che ti fa entrare nel film. Un'altra sono gli attori, primo fra tutti Leonardo Di Caprio (che sono convinto sia un attore con i controfiocchi quando gli viene fornito del materiale geniale, ma magari ci torno!), bravi, coinvolti e coinvolgenti.
Sono andato a vedere il film senza praticamente saperne niente e l'ultima volta che questo mi è successo è stato con il primo "Matrix" e senza nessuna aspettativa mi sono trovato in un mondo incredibile, fantastico e complicato.
La trama è assolutamente poco lineare (come già detto, a Nolan piacciono così!), e per giunta difficile da capire. Bisogna stare attenti (altrimenti potete andare a vedere qualche Vanzina e va bene lo stesso, amici come e meglio di prima!), ma tutta l'attenzione viene premiata da un sacco di soddisfazioni. E' un bel rompicapo, emozionante ed intrigante in cui la storia ha la meglio sugli effetti speciali (che ci sono, certo che ci sono, ma caspita contano solo per quello che riguarda la trama!).
Da vedere, assolutamente.
La trama? La trama non la racconto nemmeno sotto tortura, andate e giudicate con i vostri occhi. Poi magari ne riparliamo!

Alla prossima
Rampa

domenica 31 gennaio 2010

La disattenzione pubblica.....

Audio Consigliato: Maroon 5 "She will be loved"

Una mia amica ha scritto su un blog..... e fin qui, non c'è nulla di particolare (anzi qualcosa di particolare c'è ma lo sappiamo io e lei, voi leggete l'articolo, e tanto vi basti!). Lei lavora nel campo della comunicazione, e si sta specializzando nelle tematiche ambientali.

L'articolo mi ha colpito per due motivi. Ha confermato la pessima opinione (che avevo scritto qui) degli scarsi risultati del vertice (pur con la comparsa di Mr. President nella riuscita veste di "Campione dell'Ambiente"), ma quello che mi ha molto interessato è l'interpretazione di Elisabetta della realtà della comunicazione oggi.
Il riscaldamento climatico non è così "cool" da occupare in permanenza le prime pagine dei giornali ed è destinato a venire soppiantato, nel peggiore dei casi, dalla "Velina" che la presta ad un calciatore, nel migliore dei casi, dalla prossima emergenza umanitaria (mi fa ridere che in Italia oggi ci sia una crescita di iniziative a favore del terremoto di Haiti ed, in contemporanea, ci sono delle pubblicità sul terremoto dell'Aquila che sembrano dire che tutto è a posto).
Il problema della necessità di pubblicizzare le cause è molto grande e molto sentito.
Mi viene in mente Terry Pratchett, un bravissimo scrittore di fantasy, un giocoliere della parola, cui nel 2007 è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. Una delle cose che ha notato è che i fondi donati per la cura della sua malattia sono solo il 3% rispetto a quelli dedicati alla ricerca sul cancro.
Secondo me è inconcepibile che la risoluzione dei problemi sia demandata alla raccolta fondi, che le cause più nobili siano messe come in competizione per ottenere attenzione, fondi, interesse.
E' inconcepibile che ci siano delle cause più "cool" di altre, delle donazioni più di moda di altre.
E molto, ma molto, triste.

Alla prossima
Rampa

martedì 29 dicembre 2009

Cinema: Sherlock Holmes

Audio Consigliato: Smashing Pumpkins "The everlasting gaze"

Ieri sera ho visto il mio unico film di Natale. Diretto da Guy "Si, è vero, sono l'ex marito di Madonna" Ritchie e con attoroni del tipo di Robert Downey Jr. e Jude Law.

Il film è bello, ve lo diranno recensori più accreditati di me (anche se, per esempio, alcuni non ne sono molto contenti, vedi FreddyNietzsche), alcuni diranno che questo non è lo Sherlock Holmes che tutti conosciamo (il che è vero anche se quello che tutti conosciamo è quello interpretato da Basil Rathbone, che non è nemmeno quello di Sir Arthur Conan Doyle, cui Ritchie e Downey Jr. sono andati ad ispirarsi), alcuni ancora diranno che "è il solito film di Natale!".

Ebbene si, è il solito film di Natale. Sul serio. Certo. Ma allora la domanda è: perchè in America il solito film di Natale, ha attori di primo piano, registi di primo piano, spacca al box office, ha dietro investimenti seri, di quelli che fanno rientrare di soldi i finanziatori, ed invece in Italia abbiamo l'ennesimo episodio della serie "Natale da qualche parte"?
Che poi, il "Natale da qualche parte" in questione, riceve finanziamenti a fondo perduto dallo Stato, spacca pure lui al box office (e qui ci sarebbe tutta una domanda su chi diavolo siano questi milioni di persone che vanno a vedere il solito De Sica che dice "Cacca!" e tutti ridono!), e di soldi lo Stato indietro dubito che li riveda.

Fatemi capire, il pubblico italiano non è in grado di reggere dei polizieschi "seri", dei film con trama? Eppure, qui delle "action movie" le sappiamo fare (almeno a giudicare da tutte le fiction che ci sono in giro, per esempio "Distretto di Polizia", oppure "Ris", oppure ancora "La Squadra" per dire le prime che mi vengono in mente).
E invece?
"Cacca!" e tutti giù a ridere!

Volendo abbiamo anche del materiale da cui tratte dei film di un certo spessore (Scerbanenco, Camilleri, Lucarelli solo per stare sul poliziesco).
E invece?
"Cacca!" e tutti giù a ridere!

Mah!
Comunque "Sherlock Holmes" merita, il cattivo non è Moriarty, gli attori sono piuttosto azzeccati e sono sostanzialmente l'anima che tiene in piedi il film. Non c'è nessuno che dice "Cacca!" eppure spesso si ride.

Alla prossima
Rampa

giovedì 3 dicembre 2009

Pensieri Sparsi

Audio Consigliato: Raf "Battito Animale"

Il giorno d'oggi è foriero di cose strane (avete presente il "sivedonocose strane" di Di Pietro alle ultime elezioni? Ecco qualcosa di un po' diverso ma ci torno più tardi).
Ma cose tipo:
Se una persona (per esempio il Presidente della Camera dei Deputati) dice delle cose in contrasto con la linea del padre-padrone del partito cui appartiene (peraltro non facendo mai seguire i fatti alle parole, ma non è questo il punto!) succede poco e niente, ma quando queste parole ritornano, più o meno le stesse, in un fuorionda, allora esplode un putiferio. Che si siano accorti che ci credeva sul serio a quello che diceva?
Succede che qualche volta qualcuno passa da posizioni di sinistra a posizioni di destra (per esempio Sandro Bondi) e ci se ne accorge solo per dei deliranti poemi sulla bellezza di Silvio, poi quando succede che qualcuno di destra si sposta dall'altra parte (e qui invece parliamo di Andrew Sullivan, del Partito Repubblicano Americano e di reali problemi con la cultura della nuova destra che ci circonda), diciamo che la cosa diventa molto più interessante e trova molte conferme in parecchie destre che si trovano in giro per il mondo.
Oppure, ancora, capita che delle persone decidano di fare qualcosa (in questo caso una manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi), poi ci sono delle altre che decidono che questa cosa è bellabellainmodoassurdo e tentano di saltare in groppa al comitato promotore (chessò, tipo Di Pietro!), ed allora la cosa bellabellainmodoassurdo diventa un po' virata di colore ed invece di essere una manifestazione di cittadini qualunque affetti da torsione testicolare (che sarebbe da applaudire, quantomeno come un sintomo di spontaneismo in un paese pericolosamente assuefatto come il nostro) diventa un altro V Day.
Su questo c'è una frase di Luca Sofri, che ritengo particolarmente illuminante (un po' perchè lo è, un po' per motivi miei...):
... e penso che una manifestazione che chieda le dimissioni di Berlusconi in quanto Berlusconi non mi soddisfi. Benché sia una motivazione che valga di certo ad auspicarle, per chiederle – che è un atto politico e culturale più impegnativo – ci vuole maggiore concretezza. Almeno per chiederle io. Io non voglio che Berlusconi si dimetta perché glielo chiedo: voglio che perda il consenso democratico di cui gode e voglio lavorare per quello. Le dimissioni di un uomo che la maggioranza del paese vorrebbe tuttora a propria guida non mi sembrano un successo: mi sembrano una sconfitta doppia.
Succede ancora che stiamo a farci le (parola di cinque lettere che, in altri contesti, riferisce al plurale di un utensile atto a separare un pezzo di legno oppure metallo in modo da averne due) su fuori onda, giudici, e processi, quando alla Thyssen è morto un altro operaio, e quando le previsioni (non quelle che si leggono sui giornali, quelle che si vedono per strada nelle vetrine dei negozi sfitti e nelle rubriche di annunci economici degli stessi giornali, fateci caso) ci dicono che le tredicesime di quest'anno saranno utilizzate per la maggior parte a tappare i debiti contratti durante gli ultimi dodici mesi.
Ecco, adesso ho sparso un po' i miei pensieri.......

Alla prossima
Rampa

mercoledì 12 agosto 2009

Film. The Prestige (2006)

Audio Consigliato: Queen "It's a kind of magic"

Notti d'estate, film vecchi da guardare. Sembra un vecchio adagio ma per me è così. Ogni anno passo nel videoregistratore vetuste alternative al vuoto pneumatico della tv estiva.

Questa volta è toccato a questo filmone (regista Christopher Nolan, attori Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Scarlett Johansson), molto bello, a mio parere. Diciamo che racconto la trama per sommi capi (senza il finale) anche perchè altrimenti ve lo rovinerei.

E' uno di quei film del tipo "unisci-i-punti" nel senso che le cose che avevi subodorato per tutto il film trovano la loro conferma o smentita negli ultimi dieci minuti di film.

L'ambientazione (Inghilterra a cavallo fra l'8 e il 900) è bella, molto bella, lussuosa e piena di fascino.

C'è la chicca di David Bowie nella parte di Nikolaj Tesla, e c'è tutto un gioco sul ruolo dell'attore, quando inizia l'uomo e quando finisce il personaggio che merita il film nella sua interezza.
Se capita guardatelo e non ve ne pentirete.

Alla prossima
Rampa

giovedì 23 luglio 2009

Famo a capirse......

Audio Consigliato: Sergio Cammariere "Tutto quello che un uomo"

Si sa, gli australiani sono gente strana. Vedono l'acqua girare al contrario nel lavandino (quello potete vederlo pure voi, qui!). Sono una popolazione di pronipoti di galeotti, quindi un po' di malandrinità (!) nel sangue ce l'hanno pure.
Però.....
Mentre noi in Italia (e in questa parte del mondo in generale, a dire il vero!) siamo più preoccupati da quello che appare in rete, dalla responsabilità di annuncio, da intercettazioni, loro, dicevo, hanno un'altro tipo di preoccupazione.
Vedo questo articolo sul Sydney Morning Herald:
The Queensland Police fraud squad says it will be the first police force in the world to go on "wardriving" missions to warn homes and businesses if their wireless networks are not secure.
In italiano:
La squadra antifrode della polizia del Queensland ha annunciato che sarà la prima forza di polizia a fare "wardriving" per avvertire le case e le aziende se le loro reti wi-fi sono insicure.
Per i meno avvezzi, fare "wardriving" significa andare in giro con un portatile o un palmare dotato di connessione wi-fi e testare le reti. L'articolo parla inoltre di una campagna di sensibilizzazione per convincere i venditori di appliances wireless (router, modem, etc....) a "educare" i propri acquirenti.

Questo approccio segna una differenza da quello italiano. In rete si possono commettere reati e il modo di affrontarli deve essere nuovo ed all'avanguardia, non di chiusura verso la rete in toto, ma di chiusura verso i reati in toto.
Chissà che qualcuno impari!

Alla prossima
Rampa

martedì 26 maggio 2009

Parlando di privacy....

Audio Consigliato: Negrita "Radio Conga"

Sul blog di Zambardino, trovo questo. Che è molto interessante. E' il giudizio sull'approccio alle tematiche di Internet da parte della politica.
A parlare è Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante dei dati personali, è, o gaudio o gioia, mi sembra finalmente di sentire qualcuno che il problema se lo è posto e prova a pensare a delle possibili soluzioni non all'insegna del controllo completo o della censura.

Speriamo e se seren sarà si rasserenerà.

Alla prossima
Rampa

sabato 23 maggio 2009

Download uplift.....

Audio Consigliato: Wilco "War on War"

Leggo dal blog di Wil Wheaton che la band Wilco, ha diramato il seguente comunicato:

Well, we made it nearly a month with copies of Wilco (the album) floating around out there before it leaked. Pretty impressive restraint in this day and age. But the inevitable happened last night. Since we know you're curious and probably have better things to do than scour the internet for a download (though we do understand the attraction of the illicit), we've posted a stream of the full album at http://wilcoworld.net/records/thealbum/.
Feel free to refer to it as "wilco (the stream)" if you must. We also have our usual guilt abatement plan for downloaders. If you have downloaded the record, we suggest you make a donation to one of the band's favorite charities, the Inspiration Corporation -- an organization we've supported in the past & who are doing great work in the city of Chicago. Information and donation button here: http://inspirationcorp.org/. That's all. Enjoy the stream.
Tickets for summer shows, etc. http://wilcoworld.net/tours/ Note that we'll be holding a free online midnight screening of the "Ashes of American Flags" film this Friday night (at both midnight US Central time and again at midnight Pacific). So get the popcorn or whatever together and be sure to log on and tune in on Friday.
Wilco HQ
Che traduco nei suoi punti salienti....
Ok, siamo riusciti a far girare le copie di Wilco (the album) prima che uscisse sulla rete. Un controllo abbastanza impressionante di questi tempi. Ma l'inevitabile è successo ieri sera. E visto che sappiamo che siete curiosi e probabilmente avete di meglio da fare che girare per internet alla ricerca di un download (anche se capiamo l'attrazione per l'illecito) abbiamo postato l'intero album in streaming......
...... Inoltre abbiamo un piano di "abbattimento del senso di colpa" per coloro che lo hanno scaricato. Se l'avete fatto, vi suggeriremmo di fare una donazione ad una delle opere di carità preferite dalla band a......
Questa è una risposta diversa e matura alla rete, secondo me. Nel senso che invece di partire lancia in resta con avvocati, ingiunzioni, si raggiunge la coscienza dei propri fan.
Assolutamente non male. E non sono nemmeno i primi.
Ci son parecchi gruppi che mettono i propri album direttamente a disposizione online (e non tutti sono gruppi di artisti alle prime armi, mi vengono in mente i Green Day), e non mi pare che nessuno di loro sia fallito, anzi.

Di fronte a questi fenomeni (ma anche fenomeni come hulu.com ed altri), leggi come quella proposta dalla Carlucci (ne ho già parlato qui e qui), come la proposta di legge francese, diventano sempre più anacronistiche ed impraticabili.
Secca che nessuno se ne accorga......

Alla prossima
Rampa

domenica 12 aprile 2009

....esticazzi!

Audio Consigliato: The Beastie Boys "Sabotage"

Non ho altre parole.......


A questo punto vogliamo anche festeggiare???????

Alla prossima
Rampa

martedì 7 aprile 2009

Sciacalli!

Audio Consigliato: US3 "Cantaloop"

Ieri mattina mi sono svegliato con le immagini del terremoto. So che non è importante ma il mio pensiero è con le persone che hanno perso tutto e che in questo momento sono rimaste solo che le cose che indossano.

Da ieri mattina, dicevo, vengo bombardato dalle immagini della distruzione, dai palazzi sventrati, dalle facce dei senzatetto con quell'espressione attonita di chi ha perso tutto nel giro di un minuto e non se ne è ancora reso conto.

Ieri a pranzo, poi, la solita teoria di telegiornali ognuno con il suo giornalista dislocato in un piccolo angolo dello stesso isolato a raccontare, ognuno, la stessa identica cosa.
Poi mi sono arrabbiato per un "povero deficiente" in onda sul TG1 che si lamenta che "si è dovuto spostare perchè dovevano passare le ambulanze?"
MA STIAMO SCHERZANDO?
Poi la conduttrice da studio comincia a farfugliare qualcosa dicendo che il soccorso deve tenere conto anche delle esigenze del diritto all'informazione. E tutto questo non vi fa rabbrividire?

Nel primo pomeriggio, invece, vedo anche uno di quei talk della fascia pomeridiana, pure lì c'è una inviata, una tipa magra e sparuta in grado di usare a sproposito due, diconsi due, esclamazioni: "Hanno estratto il corpo" ed "Il sisma è stato tremendo".
La sua postazione è di fronte ad un edificio che era di 4 piani ed adesso il tetto è appoggiato sul manto stradale, ci sono i soccorsi che stanno pian piano togliendo le macerie perchè ci sono delle persone ancora vive, là sotto.
Mentre sono lì in diretta, una ragazza di 21 anni viene estratta ancora viva dalle macerie, si vedono i vigili che si avvicinano, si vedono i soccorritori che si affaccendano, poi arrivano dei volontari che formano una specie di barriera umana per impedire ai fotografi di prendere immagini della ragazza fin dentro l'ambulanza.
Domanda forse stupida: quale giornale comprerebbe fotografie di una ragazza appena estratta da un edificio? E quale effetto avrebbe la pubblicazione di quelle foto sulla tiratura del giornale stesso??????

A sera ho visto pure Bruno Vespa sorvolare le zone colpite dal terremoto. Lui è dell'Aquila e quindi raccontava cosa c'era al posto dei cumuli di macerie. Si poteva sentire la frenesia nella sua voce, l'orgasmo che gli veniva procurato da tutti gli speciali "Porta a porta" che avrebbe potuto imbastire su tutta la vicenda.

Il dramma di tutto questo è che sappiamo come andrà a finire. L'Irpinia, il Friuli, l'Umbria, ci siamo già passati per tragedie del genere. e finchè ci sarà la storia saranno sfruttate fino alla nausea, poi silenzio, e baracche e tende, e gente sfollata.

Alla prossima
Rampa

giovedì 26 marzo 2009

Controllo delle Libertà!!!

Audio Consigliato: Gnarls Barkley "Run"

Dopo che qualche giorno fa avevo scritto questo, oggi su wittgenstein vedo il link a questo commento di Alessandro Gilioli su Piovono Rane, uno dei blog ospitati sul sito dell'Espresso.
Il commento è qui, e in pratica è la risposta alle polemiche dell'Onorevole Gabriella Carlucci.

Con delle simpatiche risposte.
La Carlucci scrive:
Internet oggi è un canale di diffusione di messaggi e contenuti che purtroppo si presta a diffondere notizie vere, ma si presta anche ad essere luogo virtuale e difficilmente controllabile nel quale commettere reati gravissimi o praticare l’illegalità.
Gilioli commenta:
Anche la via dove abito io è un luogo dove si possono commettere illegalità. Ma non sarebbe una buona idea mettere un poliziotto ogni dieci metri a chiedere i documenti a tutti i passanti. Altrimenti si chiama Stato di polizia.
Oppure:

La Carlucci scrive:
In tal senso, per quanto riguarda il reato di diffamazione, chi mi accusa, in realtà pretende il diritto di rimanere anonimo per avere la libertà di calunniare gli altri senza pericolo di essere perseguiti o senza dare al diffamato alcuna possibilità di potersi difendere. Anche qui la domanda sorge spontanea: se si muove una critica o si esprime un’esplicita accusa verso qualcuno e si è coscienti che quanto affermato corrisponda a verità, non si comprende la necessità di celarsi dietro il paravento dell’ anonimato.
Gilioli commenta:
A parte il fatto che l’anonimato propriamente detto in Rete già non esiste perché ci sono gli indirizzi IP da cui la polizia postale può arrivare quasi sempre all’autore di ogni contenuto, non capisco perché - ad esempio - un tipo che fa l’operaio alla Tubi Rossi debba firmarsi con nome e cognome se scrive on line che nella sua azienda non vengono rispettate le norme di sicurezza. E’ un esempio tra mille, naturalmente: il fatto è che il testo Carlucci semplicemente vieta di inserire contenuti anonimi, quindi allontanerà dalla Rete un sacco di persone che per le più svariate ragioni non vogliono apparire. L’effetto rischia di essere quello già ottenuto dal decreto Pisanu, che ha tarpato le ali all’Wi-Fi in Italia. Non propriamente un successo, in termini di sviluppo e innovazione.
E questo viene fatto notare ad una persona che si vanta di aver interpellato esperti (Davide Rossi, presidente di Univideo, è divenuto famoso per la frase: "Internet fa del male alla società." Alla faccia dell'esperto.) che le hanno parlato dei pericoli della rete.
A questo punto, ma io sono uno che pensa male, mi viene il dubbio che gli esperti siano gli stessi che ha intermpellato il Governo Cinese (che ultimamente ha bloccato youtube, dopo aver bloccato intere parti di web, colpevoli di portare idee non conformi al regime).

A questo punto ci dica, Onorevole Carlucci, a prescindere dall'uso non legale di internet e sto parlando non solo dei downloader, ma anche dei pedofili, delle reti con finalità terroristiche, come vogliamo tutelare in 90-95 per cento delle persone che usano internet normalmente comprendoli di controlli?

Vogliamo fare come la legge Urbani? Qualcuno se la ricorda? Era una figata, perchè richiedeva la creazione di un unico archivio di tutti i siti web .it in cui si sarebbero dovuti mandare copia dei contenuti in rete. La cosa da ridere era che i contenuti sarebbero dovuti essere mandati in simpatici floppy disks (!) e mandati nuovamente ogni volta che "il contenuto online fosse cambiato" (ecco prova a pensare a questo blog, ogni volta che io scrivo un post, ogni volta che qualcuno scrive un commento, io prendo copio tutto su CD e con raccomandata con ricevuta di ritorno mando tutto a Firenze).
Assolutamente demenziale, creata da persone che di Internet non sanno e non vogliono sapere e tentano disperatamente di applicare concetti tratti dal mondo editoriale o da altri mondi che con la rete non hanno nulla a che fare!

Onorevole Carlucci, se una regolamentazione di Internet deve essere data, e ne deve essere data una, intendiamoci, deve essere fatta da esperti, molti di quali sono immersi nella discussione da ormai anni. Non sarà certo un intervento lobbista a risolvere il problema, almeno credo.

Alla prossima
Rampa
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