Audio Consigliato: Donovan "Sunshine Superman"
Com'è come non è le cose cambiano, talvolta con grandi movimenti, talvolta con piccoli passi.
Tipo: l'indirizzo di questo blog è sempre stato "http://diffusipiovaschi.blogspot.com" (il .com ha vari significati, tra cui la domiciliazione fisica dei server e la ricaduta legale delle responsabilità dei contenuti), all'improvviso senza avvertimento alcuno, Google (che è la proprietaria di Blogger, che è la società che gestisce blogspot) ha reindirizzato tutti gli indirizzi su alias italiani.
Spiego: se guardate adesso l'indirizzo di questo blog è "http://diffusipiovaschi.blogspot.it". Visto? Piccola differenza, direte voi, ma è lì che si nasconde il diavolo.
Sembra una risposta un po' stronza ed un po' no alla annosa questione della responsabilità dei contenuti. Mi sa che quando mettiamo alle grandi aziende (anche Google, ma pure Twitter, e Facebook) la bandiera di "portatrici del sapere" e "difensori della libertà" ci stiamo fidando un pelo troppo di persone che alla fine lo fanno per lavoro.
Per me, nel mio piccolo orto, non cambia nulla, davvero. Mi sono sempre ritenuto abbastanza responsabile di quello che scrivo e non ho mai avuto bisogno di nascondermi dietro un qualsiasi tipo di immunità, ma per altri? E cosa divide (adesso o in futuro) la responsabilità di ciò che si scrive (ed il conseguente dovere di rettifica) dalla censura? Penso che la fantomatica opinione pubblica dovrebbe essere un po' più accorta nel giubilare o nel condannare le persone, le ditte i marchi ed i prodotti nel nostro tempo. Farsi delle domande serve, sempre, per capire cosa si nasconde dietro alle mosse più semplici. Ah, serve anche per trovare delle risposte, anche se talvolta è secondario.
Alla prossima
Rampa
In tutta onestà, non so se il bicchiere sia mezzo pieno oppure mezzo vuoto, ma so che non c'è sempre il sole e forse è il caso di portare in giro l'ombrello......
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
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venerdì 17 agosto 2012
martedì 17 luglio 2012
Armi di disinformazione di massa....
Audio Consigliato: Deep Purple "Burn"
Ne ho un pochino le palle piene! Giuro, non per fare lo snob, ma non c'è niente di più mortale e di deleterio di quello che ho imparato a definire "la politica di Facebook". Si, lo so che il bambino piange, che non c'è il tempo, che l'acqua bolle, che non c'è tempo, ma tutte queste scuse, seppur buone, sono sempre e solo scuse.
Fra le condivisioni che arrivano, ci sono appelli ad appoggiare questa o quella causa, ad indignarsi per questo o quello spreco, per protestare su questo o quel sopruso. E cosa si può fare per appoggiare, indignarsi e protestare?
"Clicca su Mi Piace e Condividi"
Già, proprio così, che io poi me la immagino la persona che va dal Presidente del Consiglio, dalla rockstar o da qualsiasi sia l'obiettivo della protesta, con la stampata del post su Facebook con il numerino sotto. Da far paura vero?
Oggi abbiamo superato il segno, alla grande. La prima è questa notizia.Vi ho messo direttamente il link al blog di Paolo Attivissimo, con la spiegazione della bufala, ma non è il contenuto la cosa più importante è certamente il mezzo. Viene una notizia ("In 56 giorni di governo, il presidente della Francia ha abolito il 100% delle auto blu"), scritta da un blogger (come potrei essere io, mica uno particolare) senza citare fonti ne altro, e tutti la prendono come oro colato. E passi per gli utenti di Facebook, ma una sciocchezza del genere è pure finita sui siti dei giornali! Io non dico che bisogna passare il tempo a cercare le fonti, ma diciamocelo, leggere le cose e capirne il senso sono proprio il minimo sindacale!
La seconda è questa.Qui ho messo un articolo de "Il Post" che mette un minimo di ordine sulla situazione. Dunque ci sono un tot di persone che dicono che si stanno raccogliendo (contro tutto e contro tutti) le firme per abolire l'indennità ai parlamentari (una cosa tipo 3500 euro al mese per parlamentare che spetta a coloro che non vivono a Roma e che devono venire a Roma per partecipare ai lavori connessi al loro ruolo, questa indennità viene corrisposta anche a coloro che residenti a Roma non ne hanno diritto) e si invita tutti ad andare nel comune di residenza a firmare. Tutto vero, tutto giusto. Peccato che l'istituto del referendum (ne abbiamo già parlato per una raccolta di firme di Grillo, in tempi non sospetti) abbia delle regole precise, fra cui alcuni periodi in cui non si possono raccogliere firme (un anno prima delle elezioni politiche che si terranno nel primo semestre del 2013) e fra cui la validità delle firme raccolte (che valgono tre mesi, la raccolta dovrebbe finire il 26 luglio, più tre mesi diventa 26 ottobre, quindi il 27 le firme non sono più valide), che i promotori si sono messi bellamente ad ignorare.
E quindi via dritti con appelli, condivisioni gruppi, mail.
Il problema è che è tutto troppo semplice. Cliccare su "Mi Piace" o su una petizione online è facile, ma proprio tanto, tanto che non ci costa nulla farlo. Ma qual'è il senso? Pensiamo sul serio che cliccare un'immagine aiuterà la ricerca di una cura del cancro? Oppure i terremotati dell'Emilia? Oppure ancora servirà ad abbattere gli sprechi? Siamo in una società fantastica in un mondo fantastico, io (ma non solo io, chiunque) ho accesso ad informazioni che per qualità e per quantità sono infinitamente maggiori a quelle cui poteva arrivare mio nonno. Eppure ci fermiamo al primo clic, al "Mi Piace", e poi basta.
Eppure la nostra indignazione ha un potere, ha il potere di farci dire "sono incavolato nero e tutto questo non lo sopporto più!" (citazione da Quinto Potere), è inutile sprecarla in tanti piccoli coiti interrupti a suon di clic. Sarebbe il caso che fosse articolata e focalizzata su qualcosa che ne valga veramente la pena.
La politica di Facebook, forse, non è questa.
Alla prossima
Rampa
Ne ho un pochino le palle piene! Giuro, non per fare lo snob, ma non c'è niente di più mortale e di deleterio di quello che ho imparato a definire "la politica di Facebook". Si, lo so che il bambino piange, che non c'è il tempo, che l'acqua bolle, che non c'è tempo, ma tutte queste scuse, seppur buone, sono sempre e solo scuse.
Fra le condivisioni che arrivano, ci sono appelli ad appoggiare questa o quella causa, ad indignarsi per questo o quello spreco, per protestare su questo o quel sopruso. E cosa si può fare per appoggiare, indignarsi e protestare?
"Clicca su Mi Piace e Condividi"
Già, proprio così, che io poi me la immagino la persona che va dal Presidente del Consiglio, dalla rockstar o da qualsiasi sia l'obiettivo della protesta, con la stampata del post su Facebook con il numerino sotto. Da far paura vero?
Oggi abbiamo superato il segno, alla grande. La prima è questa notizia.Vi ho messo direttamente il link al blog di Paolo Attivissimo, con la spiegazione della bufala, ma non è il contenuto la cosa più importante è certamente il mezzo. Viene una notizia ("In 56 giorni di governo, il presidente della Francia ha abolito il 100% delle auto blu"), scritta da un blogger (come potrei essere io, mica uno particolare) senza citare fonti ne altro, e tutti la prendono come oro colato. E passi per gli utenti di Facebook, ma una sciocchezza del genere è pure finita sui siti dei giornali! Io non dico che bisogna passare il tempo a cercare le fonti, ma diciamocelo, leggere le cose e capirne il senso sono proprio il minimo sindacale!
La seconda è questa.Qui ho messo un articolo de "Il Post" che mette un minimo di ordine sulla situazione. Dunque ci sono un tot di persone che dicono che si stanno raccogliendo (contro tutto e contro tutti) le firme per abolire l'indennità ai parlamentari (una cosa tipo 3500 euro al mese per parlamentare che spetta a coloro che non vivono a Roma e che devono venire a Roma per partecipare ai lavori connessi al loro ruolo, questa indennità viene corrisposta anche a coloro che residenti a Roma non ne hanno diritto) e si invita tutti ad andare nel comune di residenza a firmare. Tutto vero, tutto giusto. Peccato che l'istituto del referendum (ne abbiamo già parlato per una raccolta di firme di Grillo, in tempi non sospetti) abbia delle regole precise, fra cui alcuni periodi in cui non si possono raccogliere firme (un anno prima delle elezioni politiche che si terranno nel primo semestre del 2013) e fra cui la validità delle firme raccolte (che valgono tre mesi, la raccolta dovrebbe finire il 26 luglio, più tre mesi diventa 26 ottobre, quindi il 27 le firme non sono più valide), che i promotori si sono messi bellamente ad ignorare.
E quindi via dritti con appelli, condivisioni gruppi, mail.
Il problema è che è tutto troppo semplice. Cliccare su "Mi Piace" o su una petizione online è facile, ma proprio tanto, tanto che non ci costa nulla farlo. Ma qual'è il senso? Pensiamo sul serio che cliccare un'immagine aiuterà la ricerca di una cura del cancro? Oppure i terremotati dell'Emilia? Oppure ancora servirà ad abbattere gli sprechi? Siamo in una società fantastica in un mondo fantastico, io (ma non solo io, chiunque) ho accesso ad informazioni che per qualità e per quantità sono infinitamente maggiori a quelle cui poteva arrivare mio nonno. Eppure ci fermiamo al primo clic, al "Mi Piace", e poi basta.
Eppure la nostra indignazione ha un potere, ha il potere di farci dire "sono incavolato nero e tutto questo non lo sopporto più!" (citazione da Quinto Potere), è inutile sprecarla in tanti piccoli coiti interrupti a suon di clic. Sarebbe il caso che fosse articolata e focalizzata su qualcosa che ne valga veramente la pena.
La politica di Facebook, forse, non è questa.
Alla prossima
Rampa
venerdì 6 luglio 2012
Problemi di giustizia/1
Audio Consigliato: Enrico Ruggeri "Contessa"
Adesso io non vorrei passare per spin doctor di Mr.B però mi sembra palese che l'ossessione dei giudici sia stata più controproducente che altro.
Seguite il ragionamento: Berlusconi è stato assolto dal processo per i diritti Mediatrade, giusto? Giusto. E quindi cosa sono serviti tutti i dilungamenti legislativi e non per trascinare la cosa? A nulla, se non a radicalizzare lo scontro, a militarizzare la magistratura, ad agire di accetta inimicandosi la parte giustizialista del paese.
Come spesso accade, trovo delle cose interessanti in dialoghi di personaggi di fantasia. Nella serie "The West Wing", ad un certo punto, si scopre che il presidente degli Stati Uniti è colpito da Sclerosi Multipla, e che non lo ha dichiarato anche se questo in alcuni momenti potrebbe averne influito sulla capacità di gestire l'incarico. In questo dialogo con l'assistente legale della Casa Bianca, Oliver Babish, ci sono degli spunti:
Questa è la lezione che spero che la destra libertaria e anti-giustizialista che abbiamo avuto in Italia abbia imparato. Ma solo il tempo ce lo potrà dire.
Alla prossima
Rampa
Adesso io non vorrei passare per spin doctor di Mr.B però mi sembra palese che l'ossessione dei giudici sia stata più controproducente che altro.
Seguite il ragionamento: Berlusconi è stato assolto dal processo per i diritti Mediatrade, giusto? Giusto. E quindi cosa sono serviti tutti i dilungamenti legislativi e non per trascinare la cosa? A nulla, se non a radicalizzare lo scontro, a militarizzare la magistratura, ad agire di accetta inimicandosi la parte giustizialista del paese.
Come spesso accade, trovo delle cose interessanti in dialoghi di personaggi di fantasia. Nella serie "The West Wing", ad un certo punto, si scopre che il presidente degli Stati Uniti è colpito da Sclerosi Multipla, e che non lo ha dichiarato anche se questo in alcuni momenti potrebbe averne influito sulla capacità di gestire l'incarico. In questo dialogo con l'assistente legale della Casa Bianca, Oliver Babish, ci sono degli spunti:
Oliver Babish: Se io rimango al suo fianco farà ciò che le dico?
President Josiah Bartlet: Dipende.
Oliver Babish: Mi spiace ma non può essere così, signore.
President Josiah Bartlet: [pausa] Quale dovrebbe essere la mia prima mossa?
Oliver Babish: Dirlo al suo staff.
President Josiah Bartlet: Si.
Oliver Babish: Poi, decidere come fare una dichiarazione pubblica.
President Josiah Bartlet: Si.
Oliver Babish: Poi, dire al procuratore generale di designare uno "special prosecutor" (penso sia una specie di pubblico ministero). Non uno "special prosecutor" qualsiasi, ma il più sanguinario Repubblicano che odia Bartlet che sia possibile trovare fra gli avvocati. Non avrà limite di budget e di staff. Il nuovo slogan qui sarà "Bring it on!" Avrà accesso a qualsiasi pezzo di carta che avete toccato. Se chiederete un privilegio una volta, io me ne vado. Un assistente procuratore in Ducksworth vuole una deposizione, sarete sul primo aereo. Un membro del congresso vuole la vostra testimonianza, sarete nella sua cucina. Vorranno trascinarvi a The Hague per giudicarvi per crimini di guerra, e cosa diremo?
President Josiah Bartlet: Bring it on.Il concetto è che tutte le tattiche dilatorie che vengono usate spesso dai politici italiani per dilazionare un giudizio per ostacolare un processo, non sono altro che delle cose controproducenti, il fumo che costruiscono contro il giudizio dei giudici, è lo stesso che costruiscono contro la possibilità degli elettori di vedere l'operato degli eletti.
Questa è la lezione che spero che la destra libertaria e anti-giustizialista che abbiamo avuto in Italia abbia imparato. Ma solo il tempo ce lo potrà dire.
Alla prossima
Rampa
venerdì 8 giugno 2012
Selling Italy by the pound....
Audio Consigliato: Genesis "No Son of mine"
Il finale della nomina del consiglio dell'AgCom e le seguenti polemiche si inseriscono in uno scenario che definire triste è poco. Se poi ci aggiungiamo la sceneggiata napoletana della fiducia a Formigoni in Regione Lombardia, la mancata conferma dei domiciliari a De Gregorio e Lusi (poi ci torno) mi sembra che stiamo raschiando un pochino il fondo del barile (leggo stamattina che Monti vorrebbe avocare a se le nomine dell'AgCom, l'avesse fatto qualcun altro avremmo detto dittatura, in questo caso è praticamente eutanasia!).
Il concetto, come ho avuto modo di discutere nei giorni scorsi, è ancora una volta la versione della stramaledetta politica del ribasso, che è una iattura di dimensioni incredibili e che sta distruggendo l'Italia da dentro.
Facciamo degli esempi: vi ricordate Brunetta? Lanciò il suo programma politico dicendo che tutti i dipendenti statali erano dei fannulloni, panzoni, mangiapane ad ufo e, con una serie di leggi, si mise ad inasprire i controlli, a negare diritti etc...
Ora, io non ho nessuna intenzione di difendere gli "statali", ma penso che la statistica mi dice che in un qualsiasi aggregato di persone ci sono gli scansafatiche, quelli che lavorano il giusto, e l'eccellenza. Se, in qualità di ministro affermo che sono tutti scansafatiche, quelli che ci mettono l'anima, quelli che lavorano e che si sbattono, che motivazione hanno? Nessuna.
La stessa cosa vale per i politici, ci sono quelli che non intervengono in parlamento (mi pare che l'onorevole Gaglione, del PDL faccia parte di questi), ma ci sono anche quelli che fanno il loro lavoro con dignità, con solerzia e con spirito di servitori dello stato (Openpolis, può aiutare in questo). Andare a dire che tutti sono dei ladri non solo non corrisponde al vero, ma inoltre costituisce una spinta all'inattività per quelli che invece il loro lavoro lo fanno.
Con lo stesso identico criterio, anche gli elettori sono tutti delle persone credulone raggirabili e senza cervello. Ed invece non è così. Ci sono quelli che si informano e quelli che no. Il fatto è che il pregiudizio è sempre una spinta al ribasso, e chissà dove questo ci sta portando, dopo tutto.
Alla prossima
Rampa
Il finale della nomina del consiglio dell'AgCom e le seguenti polemiche si inseriscono in uno scenario che definire triste è poco. Se poi ci aggiungiamo la sceneggiata napoletana della fiducia a Formigoni in Regione Lombardia, la mancata conferma dei domiciliari a De Gregorio e Lusi (poi ci torno) mi sembra che stiamo raschiando un pochino il fondo del barile (leggo stamattina che Monti vorrebbe avocare a se le nomine dell'AgCom, l'avesse fatto qualcun altro avremmo detto dittatura, in questo caso è praticamente eutanasia!).
Il concetto, come ho avuto modo di discutere nei giorni scorsi, è ancora una volta la versione della stramaledetta politica del ribasso, che è una iattura di dimensioni incredibili e che sta distruggendo l'Italia da dentro.
Facciamo degli esempi: vi ricordate Brunetta? Lanciò il suo programma politico dicendo che tutti i dipendenti statali erano dei fannulloni, panzoni, mangiapane ad ufo e, con una serie di leggi, si mise ad inasprire i controlli, a negare diritti etc...
Ora, io non ho nessuna intenzione di difendere gli "statali", ma penso che la statistica mi dice che in un qualsiasi aggregato di persone ci sono gli scansafatiche, quelli che lavorano il giusto, e l'eccellenza. Se, in qualità di ministro affermo che sono tutti scansafatiche, quelli che ci mettono l'anima, quelli che lavorano e che si sbattono, che motivazione hanno? Nessuna.
La stessa cosa vale per i politici, ci sono quelli che non intervengono in parlamento (mi pare che l'onorevole Gaglione, del PDL faccia parte di questi), ma ci sono anche quelli che fanno il loro lavoro con dignità, con solerzia e con spirito di servitori dello stato (Openpolis, può aiutare in questo). Andare a dire che tutti sono dei ladri non solo non corrisponde al vero, ma inoltre costituisce una spinta all'inattività per quelli che invece il loro lavoro lo fanno.
Con lo stesso identico criterio, anche gli elettori sono tutti delle persone credulone raggirabili e senza cervello. Ed invece non è così. Ci sono quelli che si informano e quelli che no. Il fatto è che il pregiudizio è sempre una spinta al ribasso, e chissà dove questo ci sta portando, dopo tutto.
Alla prossima
Rampa
martedì 5 giugno 2012
Fallimento!!!!
Audio Consigliato: Non voglio che Clara "Cary Grant"
La classe politica che si trova al posto di comando ora, da qualunque parte la si guardi, sta facendo una grande sonora, tremenda e roboante figura di merda. Una pila di materiale organico di origine animale di dimensioni veramente pazzesca.
Ed il segnale di questo è l'elezione dei vertici dell'Agcom. Che non è che sia un posto tanto ambito, anche perché c'è da lavorare, visto che l'ente (Autorità per la Gestione delle Comunicazioni) è quello che dovrebbe sovrintendere quello che è un campo nevralgico (vi dico solo che per una controversia con un provider di telefonia, siamo ad un anno di attesa, intervallata da una convocazione in cui mi hanno offerto una tabella risarcimenti del tutto risibile! Ma magari in futuro ci torno....), e che incidentalmente è un campo in costante evoluzione.
Dunque ricapitolando: i vertici del suddetto ente, di designazione politica, sono in scadenza. L'opinione pubblica chiede che vista l'importanza del medesimo ente vengano designate delle personalità di spicco con un minimo di esperienza nel settore. Segue una specie di squallida pantomima (come spesso capita nelle cose di questi giorni) in cui il presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, arriva a chiedere che si presentino dei curriculum per decidere le personalità utilizzando dei criteri di merito.
Per quasi un mese una ridda di voci, nomi di candidati, prospettive. Oggi (visto che domani si vota) finalmente i nomi.
Cinque persone, una scelta dalla presidenza del consiglio (il presidente) e quattro consiglieri. I due del PDL (ma poi perché due?) sono stati scelti fra i più fedeli alla linea, poi si è raggiunto un accordo fra PD e UDC per eleggere un funzionario della Camera probabilmente bravo, ma senza ne arte ne parte (la storia la trovate qui). Ora. il prescelto sarà sicuramente l'uomo più onesto del mondo, ma in un settore nevralgico dobbiamo sempre ricorrere alla cencellizzazione? La nostra classe politica non è in grado di esprimere un briciolino di meglio?
Apparentemente no! E questa è un'altra occasione perduta che nessuno valuterà quando, alla prossima tornata elettorale, ogni (e dico ogni) analisi inizierà con la frase: "Rimane da capire la causa di questo crescente astensionismo!".
Alla prossima
Rampa
La classe politica che si trova al posto di comando ora, da qualunque parte la si guardi, sta facendo una grande sonora, tremenda e roboante figura di merda. Una pila di materiale organico di origine animale di dimensioni veramente pazzesca.
Ed il segnale di questo è l'elezione dei vertici dell'Agcom. Che non è che sia un posto tanto ambito, anche perché c'è da lavorare, visto che l'ente (Autorità per la Gestione delle Comunicazioni) è quello che dovrebbe sovrintendere quello che è un campo nevralgico (vi dico solo che per una controversia con un provider di telefonia, siamo ad un anno di attesa, intervallata da una convocazione in cui mi hanno offerto una tabella risarcimenti del tutto risibile! Ma magari in futuro ci torno....), e che incidentalmente è un campo in costante evoluzione.
Dunque ricapitolando: i vertici del suddetto ente, di designazione politica, sono in scadenza. L'opinione pubblica chiede che vista l'importanza del medesimo ente vengano designate delle personalità di spicco con un minimo di esperienza nel settore. Segue una specie di squallida pantomima (come spesso capita nelle cose di questi giorni) in cui il presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, arriva a chiedere che si presentino dei curriculum per decidere le personalità utilizzando dei criteri di merito.
Per quasi un mese una ridda di voci, nomi di candidati, prospettive. Oggi (visto che domani si vota) finalmente i nomi.
Cinque persone, una scelta dalla presidenza del consiglio (il presidente) e quattro consiglieri. I due del PDL (ma poi perché due?) sono stati scelti fra i più fedeli alla linea, poi si è raggiunto un accordo fra PD e UDC per eleggere un funzionario della Camera probabilmente bravo, ma senza ne arte ne parte (la storia la trovate qui). Ora. il prescelto sarà sicuramente l'uomo più onesto del mondo, ma in un settore nevralgico dobbiamo sempre ricorrere alla cencellizzazione? La nostra classe politica non è in grado di esprimere un briciolino di meglio?
Apparentemente no! E questa è un'altra occasione perduta che nessuno valuterà quando, alla prossima tornata elettorale, ogni (e dico ogni) analisi inizierà con la frase: "Rimane da capire la causa di questo crescente astensionismo!".
Alla prossima
Rampa
venerdì 1 giugno 2012
Santitààààààààà!
Audio Consigliato: Elio e le Storie Tese "Spalhman"
Capita che le discussioni su Facebook, ti tirino dentro: è un gorgo, e poi il botta e risposta, il contatorino che cresce ci si mettono pure loro. E quando pensi che insomma gli ho detto tutto, glielo fatta vedere io, basta ho vinto invece basta un (1) che ricominci daccapo. E' il suo bello, direte, ma quando c'hai un sonno bestia, una situazione psicoattitudinomentale che ti consiglierebbe di andartene a dormire, è anche il suo brutto.
Partiamo dal kickoff
Capita che le discussioni su Facebook, ti tirino dentro: è un gorgo, e poi il botta e risposta, il contatorino che cresce ci si mettono pure loro. E quando pensi che insomma gli ho detto tutto, glielo fatta vedere io, basta ho vinto invece basta un (1) che ricominci daccapo. E' il suo bello, direte, ma quando c'hai un sonno bestia, una situazione psicoattitudinomentale che ti consiglierebbe di andartene a dormire, è anche il suo brutto.
Partiamo dal kickoff
Senza polemica, qualcuno mi spiega perché il capo di uno stato straniero viaggia su un A320 di Stato della Repubblica?Da lì in poi a valanga, siccome sono un simpatico ho provato a fare delle scenette con la Santità che parlava con Padre Georg (sapendo che il "tetesco" è abbastanza abusato come clichè satirico, ma sono un semplice, oltre che simpatico). Nel frattempo la conversazione si faceva seria nonostante tentassi di fare un minimo di satira.
Ad un certo punto, è spuntata fuori una frase del tipo: "in fin dei conti questo capo di stato straniero, usa i nostri soldi per i suoi viaggi". Il che è un po' vero ed un po' no.
La Chiesa in Italia viene finanziata in due modi, che io sappia, il primo sono le donazioni (vado in chiesa quando passa il tizio con il cappello/cestino/borsina, mi cerco in borsa degli spicci e li metto lì), il secondo è il fantomatico "8x1000".
Si tratta di una maniera di devolvere una parte delle nostre tasse ad una serie di religioni (le scelte sono 4: lo Stato, la Chiesa Cattolica, la Congregazione Valdese, la Chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno). Da un certo punto di vista sarebbe giusto. Voglio che una parte delle mie tasse aiuti una cosa in cui credo, firmo e morta là.
Ma siamo in Italia ed il diavolo si nasconde nei dettagli.
Dice: e se non firmo? Se non firmi la scelta viene fatta lo stesso.
Dice: prego? Le quote relative alle scelte che non sono state indicate vengono divise in proporzione alle scelte (il meccanismo non lo spiego, ma cercate sull'Internet trovate.... ).
Uno dei miei interlocutori, mi dice che, secondo lui, si tratta di un meccanismo democratico. Io no, ma mi metto a rimuginare un pochino su questo concetto.
Se facessimo un parallellismo con la manifestazione di democrazia chiamata referendum, c'avrebbe pure ragione. Il problema è che il parallelo non regge, visto che io posso andare a non votare (ho scelto referendum perché il voto in questo caso non è diritto/dovere) ma provate a non fare una dichiarazione dei redditi (ops, in realtà si può fare ma di solito non lo si dice in giro!)! Però vi invito a pensare alla dichiarazione dei redditi. Tasse. Da pagare. Allo Stato. Italiano.
Tutto chiaro?
Quindi ricapitoliamo: siamo in uno stato laico, che dall'alto della sua magnanimità decide di lasciare che i suoi sudditi (li chiamiamo contribuenti) decidano fra quattro scelte a chi devolvere una piccina parte delle tasse che dovremmo dare allo stato. Quelli che non scelgono, scelgono lo stesso!
Mmmmm....... curioso.
Cioè lo Stato Italiano quello che ha il deficit più grande dell'Europa, che sta per uscire dall'Euro, decide di prendere su di se i bisogni finanziari di un paese straniero, che per dirla tutta, nel corso degli anni si è opposto all'estradizione di suoi membri (Paul Marcinkus, anyone?), che non paga e non pagherà gli oneri di urbanizzazione di molto del suo capitale immobiliare (IMU, anyone?). Bene, molto bene.
Ora non ce l'ho con la Chiesa in se, se volete sono molto più incazzato con lo Stato Italiano in quanto tale, che permette che un capo di stato di un paese straniero (perché di questo si tratta, mica di tanto di più) di mettere un suo simbolo in tutti gli edifici pubblici, e di avere una posizione di preminenza rispetto alle altre religioni che non è sancita dalla Costituzione dello Stato Italiano, ma che è stata fatta in seguito ad accordi.
Sogno ogni tanto che la laicità dello stato sia qualcosa di più di quello che viene scritto sulla carta, ma non so quanto ci metteremmo di questo passo......
Alla prossima
Rampa
Alla prossima
Rampa
martedì 29 maggio 2012
Incongruenze
Audio Consigliato: Simple Minds "Sanctify Yourself"
Siamo ancora a parlare di morte e di ineluttabilità della vita, di ciò che capita e che è talmente aldifuori del nostro controllo che parlare di colpe e di responsabilità serve solo a saziare un nostro senso di rivalsa. Oggi, in una giornata densa di avvenimenti, ci sono state varie prove di questo. Le vado a citare:
1) le parate del 2 Giugno: a seguito del terremoto che è successo in Emilia Romagna, sta in queste ore montando la richiesta di sospendere tutto. In buona sostanza, siccome sono tutti sprechi, allora bisognerebbe sospendere la parata militare in occasione della Festa della Repubblica, i viaggi all'estero dell'esecutivo, le paghette del Trota e gli sprechi in generale.
Ora se posso essere d'accordo con le paghette del Trota, il resto mi sembra veramente pretestuoso, demagogico e sostanzialmente inutile. Cioè, spiegatemi, facciamo che io sono il fornitore delle transenne per permettere il passaggio del corteo in via dei Fori Imperiali (oppure facciamo che io sia un prestatore d'opera di qualche genere e tipo, che fa fatture e paga i dipendenti e fa tutte le cose in regola, ci sono ed esistono gente del genere, giuro!), facciamo che siccome io non ho tutte queste transenne, allora quando ho preso la commessa, mi sono attivato per averle tutte (fabbricandole, oppure noleggiandole, oppure ancora comprandole), inoltre per l'occasione ho fatto il contratto a delle persone che devono metterle in opera, ste cazzo di transenne.
Per risparmiare non facciamo più la parata! Ed io? Beh io vengo pagato lo stesso! (ed allora il risparmio dove sta?) Oppure non vengo pagato, visto che io il lavoro non l'ho fatto! (operazione risparmio riuscita!). Ed adesso chi mi tira fuori dalla merda? Visto che le transenne che ho bloccato devo pagarle, visto che i lavoratori che ho assunto devo pagarli, visto che le tasse per le fatture emesse devo pagarle. Attendo spiegazioni, perchè sul serio, non ho capito.
2) in seguito a tutto quello che sta succedendo in questi giorni ad una domanda (anche un po' insensata, ma non tutte le domande riescono con il buco) su "sarebbe il caso di sospendere il campionato di calcio", il PresDelCons Monti, ha detto:
3) Parliamo di un capo di stato straniero, che riceve una parte rilevante di finanziamento da parte dello Stato Italiano, che è al centro di un giro di interessi è di miliardi, con banche che hanno prestato soldi a chiunque, con sequestri di cui non si è saputo più niente. Il suo Stato è talmente intriso al nostro che ha ottenuto di mettere il proprio simbolo dovunque perfino al posto del simbolo dello Stato Italiano (provate a togliere il crocifisso da un aula di scuola e poi provate a trovare una bandiera italiana nella stessa aula!). Ed anche a questo preferisco una parata militare.
4) parliamo di un comico che ispira un movimento politico che dice una frase del tipo: "siete tutti stronzi perché il terremoto si può prevedere grazie agli studi di questo tizio che, però non ha ancora confermato nessuno, ma che siccome è simpatico allora deve aver per forza ragione!" Ed non abbiamo la forza di dirgli: "Cazzo, ci sono dei morti, ci sono delle persone che stanno male, che bisogno hai di farle stare più male?"
5) parliamo del fatto che la Terra, per come la conosciamo, è esistita per milioni di anni prima del nostro arrivo, ed esisterà per milioni di anni dopo la nostra estinzione, di questo sono discretamente sicuro. Se ci rendiamo conto che a paragone di una qualsiasi pietra che ci circonda abbiamo l'importanza di una formica, allora possiamo anche capire che un terremoto è un fenomeno del tutto naturale, che può sfuggire al nostro controllo, e che come tale va accettato. Possiamo fare in modo di essere più sicuri, possiamo mettere in atto delle strategie di sopravvivenza, dei sistemi per sopravvivere, ma almeno che non decidiamo subito di trasferirci in un prato, senza alberi e di vivere in una tenda, se siamo in casa può capitare che succeda qualcosa. Il meglio che possiamo fare è quello di continuare a vivere nonostante, e di stare attenti a chi ci sta intorno, perché da loro potrebbe dipendere la nostra sopravvivenza e viceversa, tutto il resto, mi spiace dirlo, sta a zero!
Alla prossima
Rampa
Siamo ancora a parlare di morte e di ineluttabilità della vita, di ciò che capita e che è talmente aldifuori del nostro controllo che parlare di colpe e di responsabilità serve solo a saziare un nostro senso di rivalsa. Oggi, in una giornata densa di avvenimenti, ci sono state varie prove di questo. Le vado a citare:
1) le parate del 2 Giugno: a seguito del terremoto che è successo in Emilia Romagna, sta in queste ore montando la richiesta di sospendere tutto. In buona sostanza, siccome sono tutti sprechi, allora bisognerebbe sospendere la parata militare in occasione della Festa della Repubblica, i viaggi all'estero dell'esecutivo, le paghette del Trota e gli sprechi in generale.
Ora se posso essere d'accordo con le paghette del Trota, il resto mi sembra veramente pretestuoso, demagogico e sostanzialmente inutile. Cioè, spiegatemi, facciamo che io sono il fornitore delle transenne per permettere il passaggio del corteo in via dei Fori Imperiali (oppure facciamo che io sia un prestatore d'opera di qualche genere e tipo, che fa fatture e paga i dipendenti e fa tutte le cose in regola, ci sono ed esistono gente del genere, giuro!), facciamo che siccome io non ho tutte queste transenne, allora quando ho preso la commessa, mi sono attivato per averle tutte (fabbricandole, oppure noleggiandole, oppure ancora comprandole), inoltre per l'occasione ho fatto il contratto a delle persone che devono metterle in opera, ste cazzo di transenne.
Per risparmiare non facciamo più la parata! Ed io? Beh io vengo pagato lo stesso! (ed allora il risparmio dove sta?) Oppure non vengo pagato, visto che io il lavoro non l'ho fatto! (operazione risparmio riuscita!). Ed adesso chi mi tira fuori dalla merda? Visto che le transenne che ho bloccato devo pagarle, visto che i lavoratori che ho assunto devo pagarli, visto che le tasse per le fatture emesse devo pagarle. Attendo spiegazioni, perchè sul serio, non ho capito.
2) in seguito a tutto quello che sta succedendo in questi giorni ad una domanda (anche un po' insensata, ma non tutte le domande riescono con il buco) su "sarebbe il caso di sospendere il campionato di calcio", il PresDelCons Monti, ha detto:
"Bisogna riflettere e valutare se non gioverebbe per due-tre anni una totale sospensione di questo gioco. È particolarmente triste e fa rabbrividire quando il mondo dello sport, che dovrebbe esprimere i valori più alti, si rivela un concentrato di fattori deprecabili - ha proseguito -. In questi anni abbiamo assistito a fenomeni indegni".Apriti cielo, all'italiano medio gli puoi imporre lo ius primae noctis (quell'allegra usanza medievale che imponeva che la prima notte la popolana doveva passarla obtorto collo con il sovrano), a se gli tocchi il calcio, veramente è troppo. Abbiamo pagato i debiti di gestione contabile delle squadre di serie A (con la famosa legge Salvacalcio),attraverso le nostre tasse vengono gestiti stadi sempre più grandi ed elefantiaci, attraverso la rete di Stato continuiamo anno dopo anno a versare milioni di euro in diritti. Questi si permettono di guadagnare quello che guadagnano, ed inoltre di truccare le partite, o di scommettere soldi, nell'assenza di controllo più completa da parte degli organi sportivi. Piuttosto del campionato di calcio, preferisco mille parate militari, ma proprio mille.
3) Parliamo di un capo di stato straniero, che riceve una parte rilevante di finanziamento da parte dello Stato Italiano, che è al centro di un giro di interessi è di miliardi, con banche che hanno prestato soldi a chiunque, con sequestri di cui non si è saputo più niente. Il suo Stato è talmente intriso al nostro che ha ottenuto di mettere il proprio simbolo dovunque perfino al posto del simbolo dello Stato Italiano (provate a togliere il crocifisso da un aula di scuola e poi provate a trovare una bandiera italiana nella stessa aula!). Ed anche a questo preferisco una parata militare.
4) parliamo di un comico che ispira un movimento politico che dice una frase del tipo: "siete tutti stronzi perché il terremoto si può prevedere grazie agli studi di questo tizio che, però non ha ancora confermato nessuno, ma che siccome è simpatico allora deve aver per forza ragione!" Ed non abbiamo la forza di dirgli: "Cazzo, ci sono dei morti, ci sono delle persone che stanno male, che bisogno hai di farle stare più male?"
5) parliamo del fatto che la Terra, per come la conosciamo, è esistita per milioni di anni prima del nostro arrivo, ed esisterà per milioni di anni dopo la nostra estinzione, di questo sono discretamente sicuro. Se ci rendiamo conto che a paragone di una qualsiasi pietra che ci circonda abbiamo l'importanza di una formica, allora possiamo anche capire che un terremoto è un fenomeno del tutto naturale, che può sfuggire al nostro controllo, e che come tale va accettato. Possiamo fare in modo di essere più sicuri, possiamo mettere in atto delle strategie di sopravvivenza, dei sistemi per sopravvivere, ma almeno che non decidiamo subito di trasferirci in un prato, senza alberi e di vivere in una tenda, se siamo in casa può capitare che succeda qualcosa. Il meglio che possiamo fare è quello di continuare a vivere nonostante, e di stare attenti a chi ci sta intorno, perché da loro potrebbe dipendere la nostra sopravvivenza e viceversa, tutto il resto, mi spiace dirlo, sta a zero!
Alla prossima
Rampa
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venerdì 25 maggio 2012
Aventino 2012
Audio Consigliato: Melissa Auf Der Maur "Real Lie"
Leggo questo, e mi vien da ridere. Poi ci penso un po' ed in effetti questa è una delle cose più sensate che ho sentito dire ad un leghista da un po' di tempo. Mi sono sempre chiesto con che coraggio questi volessero dire che la Padania voleva staccarsi usando a piene mani i soldi dello stesso stato a cui fanno guerra.
Ho sempre pensato che fosse l'emblema dell'Italia, che la battaglia politica va bene, che bisogna essere duri e puri, ma se c'è qualcuno che paga allora è tutta un'altra musica!
Plaudo quindi al nuovo corso, e plauderei di più se con l'uscita da Senato e Camera corrispondesse anche la rinuncia a bonus e vitalizi. Sarebbe sensato. Poi sarebbe sensato che ci contassimo e scoprissimo una buona volta quanti sono quelli che vogliono secedere e quelli che invece no. Sarebbe una fotografia onesta della situazione, qualcosa di un pochino diverso dalla solita botta di pancia che da sempre ha contraddistinto la proposta politica di questo movimento. E che la botta di pancia mi fa sempre pensare a quando dopo mangiato si piglia freddo....
Alla prossima
Rampa
Leggo questo, e mi vien da ridere. Poi ci penso un po' ed in effetti questa è una delle cose più sensate che ho sentito dire ad un leghista da un po' di tempo. Mi sono sempre chiesto con che coraggio questi volessero dire che la Padania voleva staccarsi usando a piene mani i soldi dello stesso stato a cui fanno guerra.
Ho sempre pensato che fosse l'emblema dell'Italia, che la battaglia politica va bene, che bisogna essere duri e puri, ma se c'è qualcuno che paga allora è tutta un'altra musica!
Plaudo quindi al nuovo corso, e plauderei di più se con l'uscita da Senato e Camera corrispondesse anche la rinuncia a bonus e vitalizi. Sarebbe sensato. Poi sarebbe sensato che ci contassimo e scoprissimo una buona volta quanti sono quelli che vogliono secedere e quelli che invece no. Sarebbe una fotografia onesta della situazione, qualcosa di un pochino diverso dalla solita botta di pancia che da sempre ha contraddistinto la proposta politica di questo movimento. E che la botta di pancia mi fa sempre pensare a quando dopo mangiato si piglia freddo....
Alla prossima
Rampa
giovedì 17 maggio 2012
J'accuse...
Audio Consigliato: Simply Red "Money's too tight to mention"
In tutto il casino del finanziamento (anzi del rimborso) ai partiti ci sono delle cose che non quadrano e che non capisco.
Beh, la prima, la più semplice ma anche la più macroscopica è come sia possibile che la volontà popolare espressa chiaramente in un referendum sia stata pervertita in maniera tale da generare un turbinio di euro che ha dimensioni onestamente imbarazzanti. Qualcuno mi dica cosa non era chiaro nel voto: "Non vogliamo il finanziamento pubblico ai partiti!" che io onestamente non l'ho capito.
Un'altra cosa che non ho capito è perché non debbano pagare gli organi di controllo dei partiti nonchè i segretari di partito. Nel senso che i vari Lusi o Belsito non sono delle persone con in mano un libretto degli assegni che decidono di testa loro, ma bensì sono degli organi associativi nominati e quando qualcuno riceve una nomina ne riceve anche le responsabilità. Così come nominati sono pure i revisori (qui per esempio sono citati quelli della Margherita) che hanno delle responsabilità.
Se in una società quando avviene un ammanco, quando qualcuno spende dei soldi senza pezze giustificative, oppure senza giustificazione, prima scattano i danni civili e poi, se del caso, scattano quelli penali. Perché non dovrebbe essere lo stesso? Non entro nel discorso che sono soldi nostri questi non li hanno guadagnati etc.... perché il fatto che un politico pagato in maniera tale da essere benestante dovrebbe essere pure indipendente, ma quando interi patrimoni vengono gestiti in questa maniera allegra mi sembra che sia un segnale bastante che evidentemente nel sistema stanno girando troppi soldi, decisamente troppi.
E forse questo ci da anche un'idea di come la politica si sia allontanata dal corpo elettorale. Quando puoi ricevere paghette da 1000 euro a botta, come riesci a capire quali sono i problemi che deve affrontare un operaio con la busta paga di 1000 euro però al mese?
E non si tratta di stabilire che i partiti non devono avere dei soldi, il fatto che le strutture partitiche debbano ricevere qualcosa dallo Stato dovrebbe essere garanzia di pluralità dovrebbe impedire che la politica venga presa in mano dal miliardario di turno (ops, forse questa l'ho detta grossa), ma allora dovremmo fare in modo che queste risorse vengano controllate da una terza parte ( i politici ci hanno dimostrato di non saperlo/volerlo fare). Le maniere ci sono tutte, facciamo che le donazioni ai partiti siano scaricabili dalle tasse ma che debbano essere pubbliche? Facciamo che sia un altro "8permille" da dare a qualcuno? Facciamo che siano delle quote fisse in base ai voti? Forse questo potrebbe far venire voglia ai politici di lavorare per noi, piuttosto che solo per la loro sedia.
Quando questo verrà affrontato, sarà un altro tassello importante per l'Italia del futuro!
Alla prossima
Rampa
In tutto il casino del finanziamento (anzi del rimborso) ai partiti ci sono delle cose che non quadrano e che non capisco.
Beh, la prima, la più semplice ma anche la più macroscopica è come sia possibile che la volontà popolare espressa chiaramente in un referendum sia stata pervertita in maniera tale da generare un turbinio di euro che ha dimensioni onestamente imbarazzanti. Qualcuno mi dica cosa non era chiaro nel voto: "Non vogliamo il finanziamento pubblico ai partiti!" che io onestamente non l'ho capito.
Un'altra cosa che non ho capito è perché non debbano pagare gli organi di controllo dei partiti nonchè i segretari di partito. Nel senso che i vari Lusi o Belsito non sono delle persone con in mano un libretto degli assegni che decidono di testa loro, ma bensì sono degli organi associativi nominati e quando qualcuno riceve una nomina ne riceve anche le responsabilità. Così come nominati sono pure i revisori (qui per esempio sono citati quelli della Margherita) che hanno delle responsabilità.
Se in una società quando avviene un ammanco, quando qualcuno spende dei soldi senza pezze giustificative, oppure senza giustificazione, prima scattano i danni civili e poi, se del caso, scattano quelli penali. Perché non dovrebbe essere lo stesso? Non entro nel discorso che sono soldi nostri questi non li hanno guadagnati etc.... perché il fatto che un politico pagato in maniera tale da essere benestante dovrebbe essere pure indipendente, ma quando interi patrimoni vengono gestiti in questa maniera allegra mi sembra che sia un segnale bastante che evidentemente nel sistema stanno girando troppi soldi, decisamente troppi.
E forse questo ci da anche un'idea di come la politica si sia allontanata dal corpo elettorale. Quando puoi ricevere paghette da 1000 euro a botta, come riesci a capire quali sono i problemi che deve affrontare un operaio con la busta paga di 1000 euro però al mese?
E non si tratta di stabilire che i partiti non devono avere dei soldi, il fatto che le strutture partitiche debbano ricevere qualcosa dallo Stato dovrebbe essere garanzia di pluralità dovrebbe impedire che la politica venga presa in mano dal miliardario di turno (ops, forse questa l'ho detta grossa), ma allora dovremmo fare in modo che queste risorse vengano controllate da una terza parte ( i politici ci hanno dimostrato di non saperlo/volerlo fare). Le maniere ci sono tutte, facciamo che le donazioni ai partiti siano scaricabili dalle tasse ma che debbano essere pubbliche? Facciamo che sia un altro "8permille" da dare a qualcuno? Facciamo che siano delle quote fisse in base ai voti? Forse questo potrebbe far venire voglia ai politici di lavorare per noi, piuttosto che solo per la loro sedia.
Quando questo verrà affrontato, sarà un altro tassello importante per l'Italia del futuro!
Alla prossima
Rampa
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lunedì 7 maggio 2012
Decisioni!!!!
Audio Consigliato: Tazenda "No potho reposar"
Ieri si sono svolti i referendum in Sardegna, nel vuoto dei media, nel disinteresse della nazione.
Che volevano i referendum? Volevano l'abrogazione di una serie di articoli volti ad un taglio delle spese e principalmente si interessavano a tre aree: l'abrogazione delle province, tutte; l'elezione del presidente dell'assemblea regionale, la redazione dello statuto regionale.
Per quello che riguarda l'abolizione delle Province, prevista per altro dal famoso decreto "Salva Italia" del Presidente Monti, hanno tutto il mio appoggio e voglio vedere come l'attuale governo della Sardegna vorrà dar seguito alla loro richiesta.
Per il resto è una delle più belle dimostrazioni di federalismo che si siano avute in Italia. Cioè, una regione con le sue caratteristiche che la rendono diversa da tutte le altre, decide, rimanendo nell'alveo del diritto italiano, di cambiare la velocità del proprio progresso.
Secondo me una cosa che è sempre sfuggita del federalismo è proprio questa: non si tratta di indipendenza, non si tratta di noi e loro, si tratta di capire quali sono le peculiarità di determinate regioni, zone e paesi e reagire il meglio possibile al presente ed a quello che accade. Consci che questo farà diventare più forte tutto il paese, mica solo una parte.
Mi piacerebbe che qualcuno pensasse e parlasse anche di questo.
Alla prossima
Rampa
Ieri si sono svolti i referendum in Sardegna, nel vuoto dei media, nel disinteresse della nazione.
Che volevano i referendum? Volevano l'abrogazione di una serie di articoli volti ad un taglio delle spese e principalmente si interessavano a tre aree: l'abrogazione delle province, tutte; l'elezione del presidente dell'assemblea regionale, la redazione dello statuto regionale.
Per quello che riguarda l'abolizione delle Province, prevista per altro dal famoso decreto "Salva Italia" del Presidente Monti, hanno tutto il mio appoggio e voglio vedere come l'attuale governo della Sardegna vorrà dar seguito alla loro richiesta.
Per il resto è una delle più belle dimostrazioni di federalismo che si siano avute in Italia. Cioè, una regione con le sue caratteristiche che la rendono diversa da tutte le altre, decide, rimanendo nell'alveo del diritto italiano, di cambiare la velocità del proprio progresso.
Secondo me una cosa che è sempre sfuggita del federalismo è proprio questa: non si tratta di indipendenza, non si tratta di noi e loro, si tratta di capire quali sono le peculiarità di determinate regioni, zone e paesi e reagire il meglio possibile al presente ed a quello che accade. Consci che questo farà diventare più forte tutto il paese, mica solo una parte.
Mi piacerebbe che qualcuno pensasse e parlasse anche di questo.
Alla prossima
Rampa
Domande sensate....
Audio Consigliato: Luca Barbarossa "Yuppies"
Hanno fatto fuori Sarkò, ed anche quel greco di cui non ho capito mai bene il nome. A che prezzo?
Quello della Francia sembra accettabile: una gauche con un programma da gauche che bisognerebbe leggere capire. Mi sembra un pochino più pesante il prezzo che pagheranno i greci (stamattina girava la conferenza stampa sull'Internet e, sinceramente una Forza Nuova al 19% non mi sembra questa gran spinta verso il futuro, ma magari sono io quello strano).
In tutto questo, l'Italia? Il finale di battuta sarebbe "Non pervenuta", il problema è che non è una battuta e non fa nemmeno ridere tanto.
Mi sembra che la classe politica tutta non abbia capito un beneamato cazzo della funzione di un "governo tecnico". Quindi facciamo un ripassino ad uso e consumo dei nostri politici.
Perché c'è bisogno di un governo tecnico?
Semplice, un governo tecnico è un governo non legato ai partiti chiamato a servire le funzioni dello stato quando: a) il livello della merda è arrivato poco sotto il mento, b) quando il governo in carica non è in grado di mettere in campo una qualsiasi iniziativa politica per governare il paese, c) quando a e b avvengono contemporaneamente. Nel caso dell'Italia eravamo in caso c, ma non è molto rilevante.
Cosa dovrebbe fare un governo tecnico?
Un governo tecnico, svincolato dalla necessità di "spompinare l'elettorato" (scusate è un termine tecnico!) alla caccia di una rielezione dovrebbe lavorare per il bene del Paese (attenzione, in teoria, per il Bene del Paese dovrebbero lavorare i governi eletti, ma pare che la cosa non si usi più), mettendo in campo delle riforme anche strutturali che dovrebbero portare il paese nel futuro.
Cosa dovrebbe fare la classe politica nel frattempo?
Beh, ammettendo la propria incompetenza, dovrebbero tutti, in maniera indistinta, "sciacquarsi dalle palle" (altro termine tecnico!) ed almeno non mettere i bastoni fra le ruote, che danni ne hanno fatti pure troppi!
Cosa fa la classe politica nel frattempo, invece?
In una strategia lungimirante e innovativa, tenta di accattivarsi i futuri voti degli Italiani, costruendo barricate e difese sul proprio stipendio e sulla rete di privilegi che in questi anni hanno costruito intorno a se. Dovrebbero decidere di rifare la legge elettorale (che non piace nemmeno a quelli che l'hanno fatta!), ma pare che siano tutti bloccati in grandi tornei di scopa, briscola e "seghe a due mani" (antico gioco Masai!).
E quindi?
E quindi parliamo dell'antipolitica, cioè del fatto che al prossimo giro bisognerebbe non votarli oppure votare un comico populista a caso, che invece dei politici di professione sarebbe il caso di mandare a Roma un insegnante dell'asilo che lui si che ne sa, e che sicuramente lavorerà per il bene della sua città.
In definitiva?
In definitiva, un qualsiasi politico (perché, mi spiace dirlo a tutti quelli che non ci credono, questo è il lavoro di un politico) con un pezzo di testa sul collo, dovrebbe cominciare a proporre delle cose e portarle avanti perché sono quasi convinto che i partiti più rappresentativi (sia di destra che di sinistra) si piglieranno una musata di dimensioni apocalittiche. Quindi un passo indietro e cominciare dalle basi. Piano e con calmina che qui si hanno le mani che prudono.
E dei finanziamenti?
Ecco questa è la cosa peggiore/migliore che poteva capitare a questi politici. Peggiore perché è stato un chiaro segnale della nudità del re. Quando un tizio riesce ad intascarsi decine di milioni di euro senza che nessuno ne senta la mancanza, vuol dire che il livello per cui "il finanziamento serve per garantire la democrazia" è proprio stato sorpassato alla grande. Mi riprometto di tornarci.
E della laurea del Trota?
Quella non è politica, è avanspettacolo.
Alla prossima
Rampa
Hanno fatto fuori Sarkò, ed anche quel greco di cui non ho capito mai bene il nome. A che prezzo?
Quello della Francia sembra accettabile: una gauche con un programma da gauche che bisognerebbe leggere capire. Mi sembra un pochino più pesante il prezzo che pagheranno i greci (stamattina girava la conferenza stampa sull'Internet e, sinceramente una Forza Nuova al 19% non mi sembra questa gran spinta verso il futuro, ma magari sono io quello strano).
In tutto questo, l'Italia? Il finale di battuta sarebbe "Non pervenuta", il problema è che non è una battuta e non fa nemmeno ridere tanto.
Mi sembra che la classe politica tutta non abbia capito un beneamato cazzo della funzione di un "governo tecnico". Quindi facciamo un ripassino ad uso e consumo dei nostri politici.
Perché c'è bisogno di un governo tecnico?
Semplice, un governo tecnico è un governo non legato ai partiti chiamato a servire le funzioni dello stato quando: a) il livello della merda è arrivato poco sotto il mento, b) quando il governo in carica non è in grado di mettere in campo una qualsiasi iniziativa politica per governare il paese, c) quando a e b avvengono contemporaneamente. Nel caso dell'Italia eravamo in caso c, ma non è molto rilevante.
Cosa dovrebbe fare un governo tecnico?
Un governo tecnico, svincolato dalla necessità di "spompinare l'elettorato" (scusate è un termine tecnico!) alla caccia di una rielezione dovrebbe lavorare per il bene del Paese (attenzione, in teoria, per il Bene del Paese dovrebbero lavorare i governi eletti, ma pare che la cosa non si usi più), mettendo in campo delle riforme anche strutturali che dovrebbero portare il paese nel futuro.
Cosa dovrebbe fare la classe politica nel frattempo?
Beh, ammettendo la propria incompetenza, dovrebbero tutti, in maniera indistinta, "sciacquarsi dalle palle" (altro termine tecnico!) ed almeno non mettere i bastoni fra le ruote, che danni ne hanno fatti pure troppi!
Cosa fa la classe politica nel frattempo, invece?
In una strategia lungimirante e innovativa, tenta di accattivarsi i futuri voti degli Italiani, costruendo barricate e difese sul proprio stipendio e sulla rete di privilegi che in questi anni hanno costruito intorno a se. Dovrebbero decidere di rifare la legge elettorale (che non piace nemmeno a quelli che l'hanno fatta!), ma pare che siano tutti bloccati in grandi tornei di scopa, briscola e "seghe a due mani" (antico gioco Masai!).
E quindi?
E quindi parliamo dell'antipolitica, cioè del fatto che al prossimo giro bisognerebbe non votarli oppure votare un comico populista a caso, che invece dei politici di professione sarebbe il caso di mandare a Roma un insegnante dell'asilo che lui si che ne sa, e che sicuramente lavorerà per il bene della sua città.
In definitiva?
In definitiva, un qualsiasi politico (perché, mi spiace dirlo a tutti quelli che non ci credono, questo è il lavoro di un politico) con un pezzo di testa sul collo, dovrebbe cominciare a proporre delle cose e portarle avanti perché sono quasi convinto che i partiti più rappresentativi (sia di destra che di sinistra) si piglieranno una musata di dimensioni apocalittiche. Quindi un passo indietro e cominciare dalle basi. Piano e con calmina che qui si hanno le mani che prudono.
E dei finanziamenti?
Ecco questa è la cosa peggiore/migliore che poteva capitare a questi politici. Peggiore perché è stato un chiaro segnale della nudità del re. Quando un tizio riesce ad intascarsi decine di milioni di euro senza che nessuno ne senta la mancanza, vuol dire che il livello per cui "il finanziamento serve per garantire la democrazia" è proprio stato sorpassato alla grande. Mi riprometto di tornarci.
E della laurea del Trota?
Quella non è politica, è avanspettacolo.
Alla prossima
Rampa
martedì 24 aprile 2012
Il futuro che ci aspetta
Audio Consigliato: The Who "I can see for miles"
L'altro giorno pensavo all'informazione, a come è cambiata nel corso degli anni, da quando io ero un bambino. Sono sempre stato in una famiglia al di sopra della media, nel senso che si prendeva un quotidiano ogni giorno. Sempre, non si andava a leggerlo al bar di fronte ad un caffè, no. Da mattina a sera un giornale girava per casa e veniva letto.
Poi ad un certo punto, non ricordo nemmeno il perché, i quotidiani sono diventati due, uno locale ed uno nazionale. Quando poi sono cresciuto (almeno in età se non in testa) ho mantenuto l'abitudine di leggere "i giornali di casa" e di leggere qualcosa d'altro se capito in un caffè, in un bar. Qualsiasi cosa trovi.
Ricordo degli esilaranti articoli (almeno per me) sulla raccolta delle noci in un giornale trovato in montagna.
Poi venne l'internet.
La venuta delle tecnologie avanzate, si dice, ha cambiato le abitudini dei lettori. Questo è vero in maniera assoluta, ma quello che non viene spesso detto è che la stessa ha cambiato le abitudini degli operatori dell'informazione.
I giornali e le televisioni continuano a vedere la rete come una bestia strana che è un connubio fra una concorrente ed una amante.
La cosa mi è venuta in mente quando ho letto l'articolo di un incidente. Era morto un ragazzo della mia età (forse sarebbe più appropriato dire uomo, ma vabbè), in macchina. Ne vedo il resoconto sul giornale, rimango colpito e rimango ancora più colpito dal vedere nell'articolo citata la mia amica Francesca, che conosceva il ragazzo deceduto.
Ho chiesto a Francesca cosa fosse successo, chi avesse chiamato chi, e lei mi ha detto che parte dell'articolo era stato estrapolato da Facebook, collegandosi alla bacheca del deceduto e cercando le amicizie. Poi aveva effettivamente ricevuto una telefonata, ma quella costituiva solo una parte del virgolettato citato.
Al che mi vien da dire: ma come? I giornali italiani scrivono "Riproduzione riservata" su qualsiasi cosa pubblichino (non solo sul web ma anche sui giornali veri e propri), chiedono che tutti colori (siti e news aggregator) non riproducano i loro testi o ne vietino la circolazione limitandone l'accesso, ma invece non si fanno scrupolo a riprodurre i nostri scritti.
E lo stesso capita nella televisione, quando su tutto ciò che si trova su youtube viene considerato dai media tradizionali una specie di "tanaliberatutti" mentre la guerra vera avviene sui contenuti prodotti da loro.
D'altro canto sono cambiati anche i lettori, o gli spettatori, che quando cercano informazioni sulle cose che li interessano, non ricorrono certamente ai canali di informazioni tradizionali, ma anzi si buttano sui vari siti di informazioni, anche amatoriali, che sono snelli al punto tale da essere veramente "online".
Ed il futuro dell'informazione quale sarà? Sarà un futuro di libertà oppure qualcosa di diverso (un mondo di megaplex informativi in grado di guidare gli interessi delle masse)? Sarà il mondo dei blogger (o dei twitter, dei tumbler, o di quel diavolo che verrà)?
E la moltitudine di fonti garantisce la pluralità o aumenta il rumore di fondo? Sicuramente necessita di lettori critici che leggano con il cervello acceso e che siano in grado di interpolare e di confrontare le fonti più diverse.
E' forse una delle caratteristiche che stanno sviluppando quelli che vengono definiti i "nativi digitali", che sanno cercare e processare velocemente molte informazioni, ma la stampa saprà stare al passo? Non so precisamente da che parte punterei i miei soldi, ma non sono sicuro che li punterei sui media tradizionali.
Alla prossima
Rampa
L'altro giorno pensavo all'informazione, a come è cambiata nel corso degli anni, da quando io ero un bambino. Sono sempre stato in una famiglia al di sopra della media, nel senso che si prendeva un quotidiano ogni giorno. Sempre, non si andava a leggerlo al bar di fronte ad un caffè, no. Da mattina a sera un giornale girava per casa e veniva letto.
Poi ad un certo punto, non ricordo nemmeno il perché, i quotidiani sono diventati due, uno locale ed uno nazionale. Quando poi sono cresciuto (almeno in età se non in testa) ho mantenuto l'abitudine di leggere "i giornali di casa" e di leggere qualcosa d'altro se capito in un caffè, in un bar. Qualsiasi cosa trovi.
Ricordo degli esilaranti articoli (almeno per me) sulla raccolta delle noci in un giornale trovato in montagna.
Poi venne l'internet.
La venuta delle tecnologie avanzate, si dice, ha cambiato le abitudini dei lettori. Questo è vero in maniera assoluta, ma quello che non viene spesso detto è che la stessa ha cambiato le abitudini degli operatori dell'informazione.
I giornali e le televisioni continuano a vedere la rete come una bestia strana che è un connubio fra una concorrente ed una amante.
La cosa mi è venuta in mente quando ho letto l'articolo di un incidente. Era morto un ragazzo della mia età (forse sarebbe più appropriato dire uomo, ma vabbè), in macchina. Ne vedo il resoconto sul giornale, rimango colpito e rimango ancora più colpito dal vedere nell'articolo citata la mia amica Francesca, che conosceva il ragazzo deceduto.
Ho chiesto a Francesca cosa fosse successo, chi avesse chiamato chi, e lei mi ha detto che parte dell'articolo era stato estrapolato da Facebook, collegandosi alla bacheca del deceduto e cercando le amicizie. Poi aveva effettivamente ricevuto una telefonata, ma quella costituiva solo una parte del virgolettato citato.
Al che mi vien da dire: ma come? I giornali italiani scrivono "Riproduzione riservata" su qualsiasi cosa pubblichino (non solo sul web ma anche sui giornali veri e propri), chiedono che tutti colori (siti e news aggregator) non riproducano i loro testi o ne vietino la circolazione limitandone l'accesso, ma invece non si fanno scrupolo a riprodurre i nostri scritti.
E lo stesso capita nella televisione, quando su tutto ciò che si trova su youtube viene considerato dai media tradizionali una specie di "tanaliberatutti" mentre la guerra vera avviene sui contenuti prodotti da loro.
D'altro canto sono cambiati anche i lettori, o gli spettatori, che quando cercano informazioni sulle cose che li interessano, non ricorrono certamente ai canali di informazioni tradizionali, ma anzi si buttano sui vari siti di informazioni, anche amatoriali, che sono snelli al punto tale da essere veramente "online".
Ed il futuro dell'informazione quale sarà? Sarà un futuro di libertà oppure qualcosa di diverso (un mondo di megaplex informativi in grado di guidare gli interessi delle masse)? Sarà il mondo dei blogger (o dei twitter, dei tumbler, o di quel diavolo che verrà)?
E la moltitudine di fonti garantisce la pluralità o aumenta il rumore di fondo? Sicuramente necessita di lettori critici che leggano con il cervello acceso e che siano in grado di interpolare e di confrontare le fonti più diverse.
E' forse una delle caratteristiche che stanno sviluppando quelli che vengono definiti i "nativi digitali", che sanno cercare e processare velocemente molte informazioni, ma la stampa saprà stare al passo? Non so precisamente da che parte punterei i miei soldi, ma non sono sicuro che li punterei sui media tradizionali.
Alla prossima
Rampa
venerdì 23 marzo 2012
Le tecnologie rimaste....
Audio Consigliato: Annie Lennox "Revival"
Per lavoro mi sono dovuto occupare del sito dell'Inps. E' un bel cinema. giuro.
E' un sito bellissimo, quello dell'Inps, giuro. Ma come al solito in Italia ci manca la mezza misura. Per tutti coloro che non sono mai andati all'Inps (mi riferisco a quella della città dove abito, magari qualcuna è organizzata meglio!), spesso si tratta di una trafila lunga di code che fanno perdere del tempo.
Il piano, hanno detto è quello di portare tutto sull'Internet, quindi niente code, ma tutto raggiungibile a qualsiasi ora del giorno e della notte. E quelli che non sono su internet? Niente code, tutto disponibile ad ogni ora del giorno e della notte, su Internet, facile!
Quindi dal giorno alla notte, passiamo dal medioevo all'era dell'ipertesto. E, non fraintendetemi, penso che sia un bene, solo che forse un passaggio un po' più graduale avrebbe funzionato meglio, ma sono magari solo fisime mie.
Comunque, il meccanismo per avere l'accesso è questo: ci si iscrive attraverso il proprio codice fiscale, questo genera un pin di accesso.
Siccome il diavolo sta nel dettaglio, il pin non viene dato tutto e per intero dalla rete ma viene spedito a casa. Tutto? No solo metà. Una volta ottenuta la prima parte del codice, la seconda viene data attraverso una posta elettronica e poi si può accedere.
A parte la caratteristica di spedire le cose via posta (e vabbè!), quando ti arriva il pin sulla pagina c'è una specie di facsimile di una carta di credito in cui è già scritta la prima parte del codice, nell'idea dell'ideatore dovresti scrivere la seconda parte del codice, poi tagliare il tutto e conservarlo assieme alle cose più care fino al momento del bisogno.
E fino a questo punto funziona tutto.Appena però, dopo qualche giorno ricevo il codice, scrivo la mia parte sul foglietto e tutto contento me ne vado sul sito.
Al primo login mi riconoscono e mi danno un altro codice. Poi mi buttano fuori per farmi rientrare.
Vi ripeto la frase che magari vi è sfuggita.
Al primo login mi riconoscono e mi danno un altro codice. Poi mi buttano fuori per farmi rientrare.
Grande, vero? Allora qualcuno mi dice qual'è il senso di tutta questa procedura? Se mi dai un codice usalo, non cambiarlo alla prima occasione, non ha senso, ma proprio nessuno. Mi sembra veramente una cosa da terzo mondo.
Conosco siti porno che hanno meccanismi meno complicati (alcuni dei quali si riescono a portare a termine con una sola mano! Scherzo!), e ci girano soldi su quei siti! Cioè io capisco tutti, ma dico tutti i problemi di privacy di sicurezza ma non ha senso rendere l'intero processo un casino a motore!
Sembra quasi che la nostra pubblica amministrazione abbia scoperto le nuove tecnologie ma alla fine della fiera non sappia precisamente cosa farsene. E di nuovo mi ritorna in mente una filastrocca da bambini "un passo avanti, due indietro, una giravolta....".
Alla prossima
Rampa
Per lavoro mi sono dovuto occupare del sito dell'Inps. E' un bel cinema. giuro.
E' un sito bellissimo, quello dell'Inps, giuro. Ma come al solito in Italia ci manca la mezza misura. Per tutti coloro che non sono mai andati all'Inps (mi riferisco a quella della città dove abito, magari qualcuna è organizzata meglio!), spesso si tratta di una trafila lunga di code che fanno perdere del tempo.
Il piano, hanno detto è quello di portare tutto sull'Internet, quindi niente code, ma tutto raggiungibile a qualsiasi ora del giorno e della notte. E quelli che non sono su internet? Niente code, tutto disponibile ad ogni ora del giorno e della notte, su Internet, facile!
Quindi dal giorno alla notte, passiamo dal medioevo all'era dell'ipertesto. E, non fraintendetemi, penso che sia un bene, solo che forse un passaggio un po' più graduale avrebbe funzionato meglio, ma sono magari solo fisime mie.
Comunque, il meccanismo per avere l'accesso è questo: ci si iscrive attraverso il proprio codice fiscale, questo genera un pin di accesso.
Siccome il diavolo sta nel dettaglio, il pin non viene dato tutto e per intero dalla rete ma viene spedito a casa. Tutto? No solo metà. Una volta ottenuta la prima parte del codice, la seconda viene data attraverso una posta elettronica e poi si può accedere.
A parte la caratteristica di spedire le cose via posta (e vabbè!), quando ti arriva il pin sulla pagina c'è una specie di facsimile di una carta di credito in cui è già scritta la prima parte del codice, nell'idea dell'ideatore dovresti scrivere la seconda parte del codice, poi tagliare il tutto e conservarlo assieme alle cose più care fino al momento del bisogno.
E fino a questo punto funziona tutto.Appena però, dopo qualche giorno ricevo il codice, scrivo la mia parte sul foglietto e tutto contento me ne vado sul sito.
Al primo login mi riconoscono e mi danno un altro codice. Poi mi buttano fuori per farmi rientrare.
Vi ripeto la frase che magari vi è sfuggita.
Al primo login mi riconoscono e mi danno un altro codice. Poi mi buttano fuori per farmi rientrare.
Grande, vero? Allora qualcuno mi dice qual'è il senso di tutta questa procedura? Se mi dai un codice usalo, non cambiarlo alla prima occasione, non ha senso, ma proprio nessuno. Mi sembra veramente una cosa da terzo mondo.
Conosco siti porno che hanno meccanismi meno complicati (alcuni dei quali si riescono a portare a termine con una sola mano! Scherzo!), e ci girano soldi su quei siti! Cioè io capisco tutti, ma dico tutti i problemi di privacy di sicurezza ma non ha senso rendere l'intero processo un casino a motore!
Sembra quasi che la nostra pubblica amministrazione abbia scoperto le nuove tecnologie ma alla fine della fiera non sappia precisamente cosa farsene. E di nuovo mi ritorna in mente una filastrocca da bambini "un passo avanti, due indietro, una giravolta....".
Alla prossima
Rampa
mercoledì 21 marzo 2012
Come con i mattoncini Lego/2
Audio Consigliato: Oasis "Some might say"
Per continuare il discorso delle cose che sono storte e dire storte non è così difficile, vi racconto una storia che mi ha raccontato Marco un artigiano amico mio.
Ha fatto un lavoro per una famiglia, anzi due, che un paio di anni fa hanno acquistato un terreno comprensivo di progetto per costruire una bifamiliare. Hanno pagato il giusto, hanno controllato che il Comune avesse sul serio approvato il progetto e sono partiti con la costruzione della casa della loro vita.
Sembra una storia bella fino ad adesso, ma (mi immagino io) dopo la festa per il raggiungimento del tetto, queste famiglie ricevono una lettera dai vicini che dice che la loro costruzione non rispetta le servitù di vicinanza nei confronti del caseggiato della proprietà adiacente.
Mi immagino che loro strabuzzino gli occhi, scuotano la testa, in fin dei conti hanno costruito secondo il progetto del Comune, rispettando tutte le cose che quel progetto contiene. Vanno chiedere ad un avvocato, sono certi delle loro ragioni, e questi dice che probabilmente la causa non la vinceranno.
Perché, spiega il principe del foro, nella concessione edilizia l'ufficio tecnico del Comune ha aggiunto una piccola frase, che cambia tutto.
"fatti salvi i diritti di terzi".
Cioè, il Comune h mandato fuori i periti, ha fatto le sue misurazioni, ha controllato con il catasto, ha consultato gli astri, ha fatto tutte le sue cose, ma non si prende la responsabilità! Fico, vero?
Quindi questa famiglia, queste famiglie, affronteranno delle altre spese, una demolizione, una variante del progetto, delle altre costruzioni, perché chi ha il ruolo di sovrintendere e controllare, non ha sovrintenduto e non ha controllato.
E questo è solo uno degli esempi che mi vengono in mente. Una volta, tanto tempo fa, c'è stata la riforma Bassanini della Pubblica Amministrazione. Sulla carta un provvedimento fantastico, inserisce l'istituto della autocertificazione, inserisce il responsabile della pratica, fa tutta una serie di passi per evitare le lungaggini burocratiche che ci rubano ore della nostra vita, a tutti.
Però, come al solito, visto che siamo nell'Italia che tutti conosciamo, gli strumenti utili sono stati portati alle estreme conseguenze, fino a perdere il loro significato ed a pervertire la ragione che ne aveva causato la creazione.
L'autocertificazione che ci piace tantissimo è l'equivalente cartaceo del "Se lo dice lei, allora sarà giusto!" , ed assolve le mancanze di persone che un certo tipo di controllo dovrebbero pur applicarlo. Ed allora se non stanno a fare il loro lavoro, che ci stanno a fare? Se devo controllare da solo quello che affermo allora è inutile stare a lamentarsi del fatto che le persone evadono oppure che le autocertificazioni non corrispondono al vero.
L'impressione è che il sistema sia fatto apposta per cogliere in fallo, e nessuno ha ancora puntato il dito su questa evidente stortura.
Una nota: nonostante l'esempio io non sono convinto che tutti i dipendenti comunali o statali siano degli scalda-sedie che non fanno il loro lavoro, anzi, sono convinto che nelle nostre amministrazioni, nella nostra sanità si celino delle eccellenze, che nonostante tutto fanno il loro lavoro al meglio dei loro mezzi e con tutta l'onestà intellettuale di cui sono capaci. Dovremmo fare in modo che questi non si sentano soli, mi sembra l'unico sistema perché le cose cambino.
Alla prossima
Rampa
Per continuare il discorso delle cose che sono storte e dire storte non è così difficile, vi racconto una storia che mi ha raccontato Marco un artigiano amico mio.
Ha fatto un lavoro per una famiglia, anzi due, che un paio di anni fa hanno acquistato un terreno comprensivo di progetto per costruire una bifamiliare. Hanno pagato il giusto, hanno controllato che il Comune avesse sul serio approvato il progetto e sono partiti con la costruzione della casa della loro vita.
Sembra una storia bella fino ad adesso, ma (mi immagino io) dopo la festa per il raggiungimento del tetto, queste famiglie ricevono una lettera dai vicini che dice che la loro costruzione non rispetta le servitù di vicinanza nei confronti del caseggiato della proprietà adiacente.
Mi immagino che loro strabuzzino gli occhi, scuotano la testa, in fin dei conti hanno costruito secondo il progetto del Comune, rispettando tutte le cose che quel progetto contiene. Vanno chiedere ad un avvocato, sono certi delle loro ragioni, e questi dice che probabilmente la causa non la vinceranno.
Perché, spiega il principe del foro, nella concessione edilizia l'ufficio tecnico del Comune ha aggiunto una piccola frase, che cambia tutto.
"fatti salvi i diritti di terzi".
Cioè, il Comune h mandato fuori i periti, ha fatto le sue misurazioni, ha controllato con il catasto, ha consultato gli astri, ha fatto tutte le sue cose, ma non si prende la responsabilità! Fico, vero?
Quindi questa famiglia, queste famiglie, affronteranno delle altre spese, una demolizione, una variante del progetto, delle altre costruzioni, perché chi ha il ruolo di sovrintendere e controllare, non ha sovrintenduto e non ha controllato.
E questo è solo uno degli esempi che mi vengono in mente. Una volta, tanto tempo fa, c'è stata la riforma Bassanini della Pubblica Amministrazione. Sulla carta un provvedimento fantastico, inserisce l'istituto della autocertificazione, inserisce il responsabile della pratica, fa tutta una serie di passi per evitare le lungaggini burocratiche che ci rubano ore della nostra vita, a tutti.
Però, come al solito, visto che siamo nell'Italia che tutti conosciamo, gli strumenti utili sono stati portati alle estreme conseguenze, fino a perdere il loro significato ed a pervertire la ragione che ne aveva causato la creazione.
L'autocertificazione che ci piace tantissimo è l'equivalente cartaceo del "Se lo dice lei, allora sarà giusto!" , ed assolve le mancanze di persone che un certo tipo di controllo dovrebbero pur applicarlo. Ed allora se non stanno a fare il loro lavoro, che ci stanno a fare? Se devo controllare da solo quello che affermo allora è inutile stare a lamentarsi del fatto che le persone evadono oppure che le autocertificazioni non corrispondono al vero.
L'impressione è che il sistema sia fatto apposta per cogliere in fallo, e nessuno ha ancora puntato il dito su questa evidente stortura.
Una nota: nonostante l'esempio io non sono convinto che tutti i dipendenti comunali o statali siano degli scalda-sedie che non fanno il loro lavoro, anzi, sono convinto che nelle nostre amministrazioni, nella nostra sanità si celino delle eccellenze, che nonostante tutto fanno il loro lavoro al meglio dei loro mezzi e con tutta l'onestà intellettuale di cui sono capaci. Dovremmo fare in modo che questi non si sentano soli, mi sembra l'unico sistema perché le cose cambino.
Alla prossima
Rampa
venerdì 16 marzo 2012
Come con i mattoncini Lego/1
Audio Consigliato: David Bowie "Jump they say"
Ad un certo punto è una questione di punti fermi. Non ci sono dipende, non ci stanno se e non ci stanno ma. Punti fermi, da piantare e da usare come pietre angolari di una nuova costruzione. Cose di cui non si discute, più. Tanto non è che di cose di cui discutere non se ne trovino, dite?
In questo periodo sento molto parlare di libertà dell'informazione e del fatto che l'informazione (i giornali di carta stampata, in questo caso) sia seriamente minacciati dal taglio dei finanziamenti statali.
Dicono "il finanziamento è quello che consente la pluralità dell'informazione, il fatto che chi vuole ha una voce, togliere loro quei soldi equivale a togliere loro la voce."
Tutto vero, molto vero, anche molto giusto ma a me viene in mente il discorso di Baricco sul finanziamento alla musica ed agli eventi culturali.
La risposta dello scrittore era quella di affidare il futuro dell'industria culturale al libero mercato (trovate l'articolo sul sito di Repubblica, nella sezione archivio). Ero e sono d'accordo e penso che così dovrebbe essere anche per l'editoria.
Nel senso che se c'è la qualità, la ricerca e l'innovazione (che nel giornalismo come lo intendiamo dovrebbe essere assimilabile all'inchiesta, al commento alla ricerca ed alla riproposizione) allora arriva anche il successo ed, a seguire, il guadagno. Se, come invece sembra che accada nel mondo dell'editoria, il finanziamento pubblico viene messo in conto fin dalla fondazione della testata stessa, allora siamo di fronte a qualcosa di diverso.
Sembra quasi il premio per una rendita di posizione ("hai stampato delle copie, tieni il premio"), più che un premio di qualità, ed allora viene spontanea una domanda: se quando vado dall'edicolante a comprare un giornale, spendo un euro, perché poi devo spenderne almeno un altro attraverso il finanziamento pubblico? E se al limite proprio bisogna finanziare, vorrei che finanziassero quello che ho comprato, non tutti a pioggia, anche quelli (ci sono fior di inchieste giornalistiche) che si preoccupano di stampare le copie e non di venderle.
Se il problema sono i costi, allora sono delle aziende che devono chiudere, e non perché lo dico io, ma perché glielo dice il mercato. Altrimenti in una economia di scala non solo vivono ma anche prosperano.
Negare questo significa dire che i giornali sono una cosa a parte, una specie di servizio pubblico in mano ai privati, un po' un controsenso, non trovate?
Parlo dei giornali perché questo è quello che capita in questi giorni ma questo tipo di buon senso a quante altre cose si può applicare? Ed una volta che diamo alle cose il proprio nome, possiamo anche dare loro il proprio significato e poi non parlarne più?
Alla prossima
Rampa
Ad un certo punto è una questione di punti fermi. Non ci sono dipende, non ci stanno se e non ci stanno ma. Punti fermi, da piantare e da usare come pietre angolari di una nuova costruzione. Cose di cui non si discute, più. Tanto non è che di cose di cui discutere non se ne trovino, dite?
In questo periodo sento molto parlare di libertà dell'informazione e del fatto che l'informazione (i giornali di carta stampata, in questo caso) sia seriamente minacciati dal taglio dei finanziamenti statali.
Dicono "il finanziamento è quello che consente la pluralità dell'informazione, il fatto che chi vuole ha una voce, togliere loro quei soldi equivale a togliere loro la voce."
Tutto vero, molto vero, anche molto giusto ma a me viene in mente il discorso di Baricco sul finanziamento alla musica ed agli eventi culturali.
La risposta dello scrittore era quella di affidare il futuro dell'industria culturale al libero mercato (trovate l'articolo sul sito di Repubblica, nella sezione archivio). Ero e sono d'accordo e penso che così dovrebbe essere anche per l'editoria.
Nel senso che se c'è la qualità, la ricerca e l'innovazione (che nel giornalismo come lo intendiamo dovrebbe essere assimilabile all'inchiesta, al commento alla ricerca ed alla riproposizione) allora arriva anche il successo ed, a seguire, il guadagno. Se, come invece sembra che accada nel mondo dell'editoria, il finanziamento pubblico viene messo in conto fin dalla fondazione della testata stessa, allora siamo di fronte a qualcosa di diverso.
Sembra quasi il premio per una rendita di posizione ("hai stampato delle copie, tieni il premio"), più che un premio di qualità, ed allora viene spontanea una domanda: se quando vado dall'edicolante a comprare un giornale, spendo un euro, perché poi devo spenderne almeno un altro attraverso il finanziamento pubblico? E se al limite proprio bisogna finanziare, vorrei che finanziassero quello che ho comprato, non tutti a pioggia, anche quelli (ci sono fior di inchieste giornalistiche) che si preoccupano di stampare le copie e non di venderle.
Se il problema sono i costi, allora sono delle aziende che devono chiudere, e non perché lo dico io, ma perché glielo dice il mercato. Altrimenti in una economia di scala non solo vivono ma anche prosperano.
Negare questo significa dire che i giornali sono una cosa a parte, una specie di servizio pubblico in mano ai privati, un po' un controsenso, non trovate?
Parlo dei giornali perché questo è quello che capita in questi giorni ma questo tipo di buon senso a quante altre cose si può applicare? Ed una volta che diamo alle cose il proprio nome, possiamo anche dare loro il proprio significato e poi non parlarne più?
Alla prossima
Rampa
martedì 31 gennaio 2012
Populismo for dummies
Audio consigliato : Antonello Venditti "Ricordati di me "
Non si parla che dei soldi di Celentano , sul serio. Sembrano diventati una delle cose più importanti del panorama economico del paese, macché economico, del paradigma sociale di ciò che giusto e di ciò che è diversamente giusto (siamo arrivati ad un punto in cui diversamente è presente perfino nel T9 del mio telefono!) .
Ricapitolando, il Molleggiato viene al Festival di Sanremo per una barcata di soldi. L'opinione pubblica dice che è immorale che gli si diano tutti quei soldi. Nel frattempo lui sigla l'accordo e dichiara che lui, di sua sponte, i soldi li darà ad Emergency ed a delle famiglie bisognose che saranno indicate da dei sindaci.
Ho detto tutto? Abbastanza. C'è qualcosa di sbagliato? Quasi tutto.
Mi ricorda molto il casino che è venuto fuori quando Fiorello ha invitato Benigni al suo show. Anche in quel caso un casino che non vi dico.
Ed è sbagliato, perché se qualcuno ingaggia qualcun altro lo fa quasi sicuramente per un tornaconto (la produzione del Festival non ha chiamato Celentano per fare della beneficenza, ma perché hanno valutato che in termini di ascolto e pubblicità il tornaconto è molto probabile, e d'altra parte l'artista ha il dovere quasi morale di contrattare il proprio prezzo per non svendere il proprio lavoro, si chiama domanda ed offerta ed è quello che tutti fanno ogni giorno quando.scelgono un negozio piuttosto che un altro). Se non vogliamo questo meccanismo allora il 90 % del mondo in cui viviamo è sbagliato nel suo funzionamento ed è il caso di riaccomodarsi nella propria comoda caverna a lavorare di pietra e legnetto perché il fuoco, signori, non cresce mica sugli alberi.
L'impressione è che si stia un po' facendo il giro, che l'equazione "guadagno=male" stia pericolosamente diventando l'unica lente con cui interpretare la realtà. Il che è populismo vero e proprio.
Si stabilisce che chiunque guadagna è un furfante, un evasore, un profittatore, il che è una falsità fuor di misura.
Non solo nei confronti di quelli che si spaccano la schiena per tenere la propria azienda a galla, ma anche nei confronti di altri.
Parliamo di Benigni e di Celentano, per esempio, adesso possono chiedere quel tipo di soldi per esibirsi, ma quando hanno iniziato, quando hanno fatto la fame, facendo battute di dubbio gusto in teatrini di provincia, venendo pagati prima con un pranzo e poi con anche dei soldi. Man mano che la loro fama è cresciuta hanno potuto accedere a trattamenti migliori, hanno potuto realizzare dei sogni, adesso possono chiedere dei soldi per fare i loro interventi.
Oggi leggevo di David Riondino, implicato come vittima in una truffa, quella che è stata chiamata "Il Madoff dei Parioli", e quello che mi ha colpito è che aveva investito 450mila euro, risparmi raccolti in 10 anni. Una sorta di pensione, abbastanza agiata, devo dire, ma una sorta di pensione.
Per tornare a bomba, quello che dovrebbe indignare non è il fatto che qualcuno guadagni tanto, ma che guadagni tanto ingiustamente. Celentano in fin dei conti ha fatto "Pleasincolinenscionalciusol", la Gelmini ha fatto il tunnel dei neutrini. Di che stiamo a parlare qui?
Alla prossima
Rampa
Non si parla che dei soldi di Celentano , sul serio. Sembrano diventati una delle cose più importanti del panorama economico del paese, macché economico, del paradigma sociale di ciò che giusto e di ciò che è diversamente giusto (siamo arrivati ad un punto in cui diversamente è presente perfino nel T9 del mio telefono!) .
Ricapitolando, il Molleggiato viene al Festival di Sanremo per una barcata di soldi. L'opinione pubblica dice che è immorale che gli si diano tutti quei soldi. Nel frattempo lui sigla l'accordo e dichiara che lui, di sua sponte, i soldi li darà ad Emergency ed a delle famiglie bisognose che saranno indicate da dei sindaci.
Ho detto tutto? Abbastanza. C'è qualcosa di sbagliato? Quasi tutto.
Mi ricorda molto il casino che è venuto fuori quando Fiorello ha invitato Benigni al suo show. Anche in quel caso un casino che non vi dico.
Ed è sbagliato, perché se qualcuno ingaggia qualcun altro lo fa quasi sicuramente per un tornaconto (la produzione del Festival non ha chiamato Celentano per fare della beneficenza, ma perché hanno valutato che in termini di ascolto e pubblicità il tornaconto è molto probabile, e d'altra parte l'artista ha il dovere quasi morale di contrattare il proprio prezzo per non svendere il proprio lavoro, si chiama domanda ed offerta ed è quello che tutti fanno ogni giorno quando.scelgono un negozio piuttosto che un altro). Se non vogliamo questo meccanismo allora il 90 % del mondo in cui viviamo è sbagliato nel suo funzionamento ed è il caso di riaccomodarsi nella propria comoda caverna a lavorare di pietra e legnetto perché il fuoco, signori, non cresce mica sugli alberi.
L'impressione è che si stia un po' facendo il giro, che l'equazione "guadagno=male" stia pericolosamente diventando l'unica lente con cui interpretare la realtà. Il che è populismo vero e proprio.
Si stabilisce che chiunque guadagna è un furfante, un evasore, un profittatore, il che è una falsità fuor di misura.
Non solo nei confronti di quelli che si spaccano la schiena per tenere la propria azienda a galla, ma anche nei confronti di altri.
Parliamo di Benigni e di Celentano, per esempio, adesso possono chiedere quel tipo di soldi per esibirsi, ma quando hanno iniziato, quando hanno fatto la fame, facendo battute di dubbio gusto in teatrini di provincia, venendo pagati prima con un pranzo e poi con anche dei soldi. Man mano che la loro fama è cresciuta hanno potuto accedere a trattamenti migliori, hanno potuto realizzare dei sogni, adesso possono chiedere dei soldi per fare i loro interventi.
Oggi leggevo di David Riondino, implicato come vittima in una truffa, quella che è stata chiamata "Il Madoff dei Parioli", e quello che mi ha colpito è che aveva investito 450mila euro, risparmi raccolti in 10 anni. Una sorta di pensione, abbastanza agiata, devo dire, ma una sorta di pensione.
Per tornare a bomba, quello che dovrebbe indignare non è il fatto che qualcuno guadagni tanto, ma che guadagni tanto ingiustamente. Celentano in fin dei conti ha fatto "Pleasincolinenscionalciusol", la Gelmini ha fatto il tunnel dei neutrini. Di che stiamo a parlare qui?
Alla prossima
Rampa
sabato 21 gennaio 2012
L'idiota del villaggio globale...
Audio Consigliato: Amy Winehouse "Love is a losing game"
La metafora della settimana è la telefonata fra il comandante della Costa Concordia ed il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno (non ci metto nemmeno il link, se non la sapete fate una ricerchina su google, ma a meno che non siate stati nella giungla della Papuasia, non lo vedo possibile). Qui in Italia come al solito si va diretti agli estremi. Si va da quelli che fanno a gara a prendere in giro uno dei due comandanti, che gli mette gli striscioni di fronte case, oppure ad incensare l'altro a fare il paragone.
Non so quale sia la verità, forse nemmeno mi interessa (diciamo che sul naufragio della Costa Concordia ho un interesse del tutto particolare, non vedo l'ora, cioè, che facciano il recupero. Vi rendete conto? Gru! Palloni pieni di aria per tirarla su! Il geek che vive comodo dentro di me già freme!), la mia attenzione va sicuramente alle famiglie delle vittime e dei dispersi, che meritano una verità documentale accertata e non la ridda di ipotesi a cui li stanno sottoponendo i media.
Ma tornando al protagonista del titolo, la metafora, penso di averlo già scritto, del capitano della nave è quella dell'italiano medio.Sul blog di amici (questo) ho scritto:
Alla prossima
Rampa
La metafora della settimana è la telefonata fra il comandante della Costa Concordia ed il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno (non ci metto nemmeno il link, se non la sapete fate una ricerchina su google, ma a meno che non siate stati nella giungla della Papuasia, non lo vedo possibile). Qui in Italia come al solito si va diretti agli estremi. Si va da quelli che fanno a gara a prendere in giro uno dei due comandanti, che gli mette gli striscioni di fronte case, oppure ad incensare l'altro a fare il paragone.
Non so quale sia la verità, forse nemmeno mi interessa (diciamo che sul naufragio della Costa Concordia ho un interesse del tutto particolare, non vedo l'ora, cioè, che facciano il recupero. Vi rendete conto? Gru! Palloni pieni di aria per tirarla su! Il geek che vive comodo dentro di me già freme!), la mia attenzione va sicuramente alle famiglie delle vittime e dei dispersi, che meritano una verità documentale accertata e non la ridda di ipotesi a cui li stanno sottoponendo i media.
Ma tornando al protagonista del titolo, la metafora, penso di averlo già scritto, del capitano della nave è quella dell'italiano medio.Sul blog di amici (questo) ho scritto:
Non che il comandante non sia un codardo inadatto al ruolo che ricopre, ma penso che la colpa di Schettino sia più dal punto di vista legale che umano. Nel senso che esiste una serie di responsabilità legate al ruolo che spesso qui, in , non viene nemmeno contemplata. Schettino è fuggito fischiettando perché ci si è purtroppo abituati che questo è quello che si fa, quando tutto va a puttane. E non è solo questione di guidare delle navi, è tutto. Bisognerebbe iniziare da qui, per raddrizzare non solo la Concordia ma anche il mondo in cui viviamo.....Ed ancora lo sottoscrivo. E di nuovo mi sembra che stiamo ricadendo in un sistema di cultura che è andato del tutto a gambe all'aria. Il cambiamento sarà anche questo.....
Alla prossima
Rampa
lunedì 16 gennaio 2012
Più lealisti del re!
Audio Consigliato: The Who "Pinball Wizard"
C'è la crisi, è assolutamente impossibile che non ve ne siate resi conto. I media fanno a gara per dirlo in metodi ortodossi oppure no (c'è Giannino, su Radio24 che inizia la sua trasmissione con "The End" dei Doors tanto per aumentare la cupezza ed il senso di fastidio). Poi c'è l'Internet.
Su Facebook è un florilegio di cavolate come lo "Scontrino Day" ("facciamo che oggi tutti insieme chiediamo lo scontrino per qualsiasi cosa, poi domani tutto normale, eh!"), le denunce sulle presunte evasioni di Ikea ed Auchan ("perché quello che vi consegnano non è lo scontrino fiscale, c'è scritto che non ha valore fiscale, e quindi in realtà aziende come Ikea Italia Retail con Partita Iva Italiana, hanno la sede in qualche paradiso fiscale e non dichiarano niente. A proposito l'offerta sui Normsk, finisce domani!").
A rincarare la dose ci sono le proteste delle categorie (mi ha fatto letteralmente morire il Povero Martire Tassista, evidentemente costretto dagli eventi che al telegiornale dichiarava fiero di dover evadere il 40% delle sue entrate altrimenti non riusciva a lavorare. Vien da chiedersi cosa gli impedisca di trovare un altro lavoro che non lo costringa a sforzi del genere!), oppure il genio di Stracquadanio che intervistato a proposito della liberalizzazione delle parafarmacie ed all'effetto che questo avrebbe sui prezzi delle medicine (che a detta di tutti si abbasserebbero) ha prodotto questo scambio:
Mi vien da pensare che siamo diventati un popolo di fiscali forcaioli, attenti a quello che evadono gli altri ma sempre indulgenti con le cazzate che facciamo noi. E' giusto che la gente paghi e tutta, come è giusto che gli aumenti delle entrate dello Stato si traducano in benefici per tutti. E' giusto che il rigore e la correttezza entrino finalmente nel nostro patrimonio genetico, ma non è forse giusta questa velocità ed aggressività.
Stavo pensando al dopoguerra, al secondo dopo guerra, quando dopo che erano state pubblicate le immagini di Piazza Loreto, nessuno era più fascista. Par proprio una cosa del genere. Ma se invece di dedicarci a delle quotidiane ricerche del capro espiatore, cominciassimo a guardare i nostri comportamenti, senza accanirsi, senza fare penitenze ma se imparassimo a semplicemente comportarci meglio, ci sarebbe molto da guadagnare, non solo in termini di denaro.
Alla prossima
Rampa
C'è la crisi, è assolutamente impossibile che non ve ne siate resi conto. I media fanno a gara per dirlo in metodi ortodossi oppure no (c'è Giannino, su Radio24 che inizia la sua trasmissione con "The End" dei Doors tanto per aumentare la cupezza ed il senso di fastidio). Poi c'è l'Internet.
Su Facebook è un florilegio di cavolate come lo "Scontrino Day" ("facciamo che oggi tutti insieme chiediamo lo scontrino per qualsiasi cosa, poi domani tutto normale, eh!"), le denunce sulle presunte evasioni di Ikea ed Auchan ("perché quello che vi consegnano non è lo scontrino fiscale, c'è scritto che non ha valore fiscale, e quindi in realtà aziende come Ikea Italia Retail con Partita Iva Italiana, hanno la sede in qualche paradiso fiscale e non dichiarano niente. A proposito l'offerta sui Normsk, finisce domani!").
A rincarare la dose ci sono le proteste delle categorie (mi ha fatto letteralmente morire il Povero Martire Tassista, evidentemente costretto dagli eventi che al telegiornale dichiarava fiero di dover evadere il 40% delle sue entrate altrimenti non riusciva a lavorare. Vien da chiedersi cosa gli impedisca di trovare un altro lavoro che non lo costringa a sforzi del genere!), oppure il genio di Stracquadanio che intervistato a proposito della liberalizzazione delle parafarmacie ed all'effetto che questo avrebbe sui prezzi delle medicine (che a detta di tutti si abbasserebbero) ha prodotto questo scambio:
Intervistatore: "Come si pone il suo partito su questa liberalizzazione, appoggerete il governo oppure no?"Mi vien da dire che deve essere pieno di elettori di centrodestra interessati al fatto che le medicine rimangano a quel prezzo oppure meglio ancora che aumentino in nome di un non meglio precisato bene comune.
Stracquadanio: "Beh, dobbiamo analizzare prima di tutto l'interesse dei cittadini in base al quale faremo le nostre scelte."
Mi vien da pensare che siamo diventati un popolo di fiscali forcaioli, attenti a quello che evadono gli altri ma sempre indulgenti con le cazzate che facciamo noi. E' giusto che la gente paghi e tutta, come è giusto che gli aumenti delle entrate dello Stato si traducano in benefici per tutti. E' giusto che il rigore e la correttezza entrino finalmente nel nostro patrimonio genetico, ma non è forse giusta questa velocità ed aggressività.
Stavo pensando al dopoguerra, al secondo dopo guerra, quando dopo che erano state pubblicate le immagini di Piazza Loreto, nessuno era più fascista. Par proprio una cosa del genere. Ma se invece di dedicarci a delle quotidiane ricerche del capro espiatore, cominciassimo a guardare i nostri comportamenti, senza accanirsi, senza fare penitenze ma se imparassimo a semplicemente comportarci meglio, ci sarebbe molto da guadagnare, non solo in termini di denaro.
Alla prossima
Rampa
venerdì 6 gennaio 2012
Sopravvivenza Umana 6-1-2012
Audio Consigliato: Carmen Consoli "Confusa e felice"
Come mi sono trovato a scrivere e dire più volte, io sto con Padoa Schioppa. La buonanima, quand'era ministro con il governo Prodi, se ne uscì con la frase "pagare le tasse è bellissimo". La storia dice che nell'Italia dei Furbetti, venne mediaticamente macellato.
Pago le tasse, tutte, anche quando non me le chiedono e sto bene così. Però voglio dei servizi. Voglio esigo e pretendo che le persone che lavorano negli uffici (chessò il Comune, la Provincia, la Motorizzazione, l'Ospedale) che pago con le mie tasse non mi trattino come se io fossi uno stronzo questuante.
Perché le mie ore (come le loro, del resto, ci mancherebbe) costano. E quindi, quando mi trovo a dover aspettare più di quanto è comprensibile (cioè tipo, alle soglie del Terzo Millennio, passare più di un'ora di fronte ad uno sportello è un sintomo di un disservizio, non ci sono molti cazzi), quando mi tocca tornare più di una volta perchè le richieste sono assurde (tipo presentare ad un ufficio del Comune un documento che deve essere richiesto ad un altro ufficio dello stesso Comune, che ha un giorno di apertura diverso, in un posto diverso in un universo diverso), mi viene voglia di chiedere dei soldi.
Ed io vado in giro con una fattura in bianco, in duplice copia.
Ci ho messo la mia intestazione, il mio codice fiscale, e la voce "Consulenza, tariffa oraria 6,00 Euro" (e sono pure a buon mercato!). Non occorre molto di più. Ed è legale.
Quando succede una delle evenienze che vi ho detto, la compilo e chiedo al tipo dello sportello di firmare la mia copia e gliene lascio una io. La conversazione che segue dopo prende un giro decisamente surreale.
"Non posso firmare questo foglio." "Beh, mi porti qualcuno che può farlo, io aspetto."
"Ma cosa mi sta chiedendo?" "Beh, lei ha chiesto almeno tre ore del mio tempo. Direi che dopo siamo pari!"
"Ma non si fa così!" "Avete un modulo apposta? Bene me ne porterebbe uno, per cortesia?"
Beh, ragazzi non arriva quasi mai il pagamento, però, secondo me se siamo in tanti......
Alla prossima
Rampa
Come mi sono trovato a scrivere e dire più volte, io sto con Padoa Schioppa. La buonanima, quand'era ministro con il governo Prodi, se ne uscì con la frase "pagare le tasse è bellissimo". La storia dice che nell'Italia dei Furbetti, venne mediaticamente macellato.
Pago le tasse, tutte, anche quando non me le chiedono e sto bene così. Però voglio dei servizi. Voglio esigo e pretendo che le persone che lavorano negli uffici (chessò il Comune, la Provincia, la Motorizzazione, l'Ospedale) che pago con le mie tasse non mi trattino come se io fossi uno stronzo questuante.
Perché le mie ore (come le loro, del resto, ci mancherebbe) costano. E quindi, quando mi trovo a dover aspettare più di quanto è comprensibile (cioè tipo, alle soglie del Terzo Millennio, passare più di un'ora di fronte ad uno sportello è un sintomo di un disservizio, non ci sono molti cazzi), quando mi tocca tornare più di una volta perchè le richieste sono assurde (tipo presentare ad un ufficio del Comune un documento che deve essere richiesto ad un altro ufficio dello stesso Comune, che ha un giorno di apertura diverso, in un posto diverso in un universo diverso), mi viene voglia di chiedere dei soldi.
Ed io vado in giro con una fattura in bianco, in duplice copia.
Ci ho messo la mia intestazione, il mio codice fiscale, e la voce "Consulenza, tariffa oraria 6,00 Euro" (e sono pure a buon mercato!). Non occorre molto di più. Ed è legale.
Quando succede una delle evenienze che vi ho detto, la compilo e chiedo al tipo dello sportello di firmare la mia copia e gliene lascio una io. La conversazione che segue dopo prende un giro decisamente surreale.
"Non posso firmare questo foglio." "Beh, mi porti qualcuno che può farlo, io aspetto."
"Ma cosa mi sta chiedendo?" "Beh, lei ha chiesto almeno tre ore del mio tempo. Direi che dopo siamo pari!"
"Ma non si fa così!" "Avete un modulo apposta? Bene me ne porterebbe uno, per cortesia?"
Beh, ragazzi non arriva quasi mai il pagamento, però, secondo me se siamo in tanti......
Alla prossima
Rampa
martedì 3 gennaio 2012
Punti di vista.....
Audio Consigliato: Rihanna "Umbrella"
Stavo pensando a tutto il casino nato su Equitalia. Ora, siccome siamo in Italia, il delirio si impadronisce di tutto mescolando ciò che è effettivamente vero con un simpatico sugo di melassa.
Ora che cos'è Equitalia? Un covo di stronzi? Forse. Una struttura dello Stato? Si. Uno strumento per fare in modo che la gente paghi? Certo. Partiamo da qui. Se ci mandano delle cartelle di Equitalia, i casi sono esattamente due: non abbiamo pagato qualcosa oppure si sono sbagliati.
Nel secondo caso, potrebbe capitarvi come a Gilioli (che ne ha scritto qui) e questo vi condannerà ad una serie di raccomandate (perché come già detto ci troviamo in un paese storto, ma ne parleremo). Nel primo caso ritorniamo sul testo: non avete pagato qualcosa.
Non-avete-pagato-qualcosa. Devo farvi l'analisi grammaticale?
Possiamo stare qui a discutere che i mezzi siano giusti, ingiusti, proporzionati, sproporzionati, legali, illegali, alieni, terrestri e tutto quello che vi viene in mente. Ma comunque rimane la frase di cui sopra.
Dice: "Con la pressione fiscale al 70% non si riesce a pagare?"
E bravo, e come ci siamo arrivati alla pressione fiscale del 70%? A forza di dire che le tasse sono troppe, che non si devono pagare NOI, che gli altri invece si....
Dice: "Però questi riducono sul lastrico delle aziende....."
Vero, sono delle tragedie umane, che hanno tutta la mia comprensione e compassione (giuro), ma mi vien da dire che se i contributi e le tasse fanno parte dei costi che entrano dentro un bilancio aziendale di qualsiasi genere e tipo, allora o l'azienda regge o non regge ed allora è improduttiva. Cominciamo da qui e poi partiamo dal resto.
Dice: "Ma in Italia le tasse sono troppe troppissime..."
Comiciamo con il pagarle tutti (NOI mica gli altri!) e poi vedremo che si abbasseranno, poi potremmo pretendere che ce le abbassino (a quel punto se non le abbassano si va a cercar la gente con un tratto di corda!). Prima mettersi in pari e poi protestare.
Poi parliamo del fatto che la pratica del fermo, istituita da quel genio della lampada di Tremonti, è una stronzata di dimensioni pazzesche, ma d'altronde da un contabile di Sondrio non è che si possa pretendere......
Alla prossima
Rampa
Stavo pensando a tutto il casino nato su Equitalia. Ora, siccome siamo in Italia, il delirio si impadronisce di tutto mescolando ciò che è effettivamente vero con un simpatico sugo di melassa.
Ora che cos'è Equitalia? Un covo di stronzi? Forse. Una struttura dello Stato? Si. Uno strumento per fare in modo che la gente paghi? Certo. Partiamo da qui. Se ci mandano delle cartelle di Equitalia, i casi sono esattamente due: non abbiamo pagato qualcosa oppure si sono sbagliati.
Nel secondo caso, potrebbe capitarvi come a Gilioli (che ne ha scritto qui) e questo vi condannerà ad una serie di raccomandate (perché come già detto ci troviamo in un paese storto, ma ne parleremo). Nel primo caso ritorniamo sul testo: non avete pagato qualcosa.
Non-avete-pagato-qualcosa. Devo farvi l'analisi grammaticale?
Possiamo stare qui a discutere che i mezzi siano giusti, ingiusti, proporzionati, sproporzionati, legali, illegali, alieni, terrestri e tutto quello che vi viene in mente. Ma comunque rimane la frase di cui sopra.
Dice: "Con la pressione fiscale al 70% non si riesce a pagare?"
E bravo, e come ci siamo arrivati alla pressione fiscale del 70%? A forza di dire che le tasse sono troppe, che non si devono pagare NOI, che gli altri invece si....
Dice: "Però questi riducono sul lastrico delle aziende....."
Vero, sono delle tragedie umane, che hanno tutta la mia comprensione e compassione (giuro), ma mi vien da dire che se i contributi e le tasse fanno parte dei costi che entrano dentro un bilancio aziendale di qualsiasi genere e tipo, allora o l'azienda regge o non regge ed allora è improduttiva. Cominciamo da qui e poi partiamo dal resto.
Dice: "Ma in Italia le tasse sono troppe troppissime..."
Comiciamo con il pagarle tutti (NOI mica gli altri!) e poi vedremo che si abbasseranno, poi potremmo pretendere che ce le abbassino (a quel punto se non le abbassano si va a cercar la gente con un tratto di corda!). Prima mettersi in pari e poi protestare.
Poi parliamo del fatto che la pratica del fermo, istituita da quel genio della lampada di Tremonti, è una stronzata di dimensioni pazzesche, ma d'altronde da un contabile di Sondrio non è che si possa pretendere......
Alla prossima
Rampa
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