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venerdì 18 novembre 2011

Libri. Post Coitum

Audio Consigliato: The Beatles "Norwegian Wood"

Dunque, alfine mi è arrivato attraverso le Poste del Regno e ne sono molto contento. Ma proprio tanto. Per tanti motivi, ché seppur è vero che le vigne del Makkox le avevo viste già tutte (e posso ancora farlo, sono online sul Post), ma averle per le mani, guardarle senza uno strumento di mezzo, è tutta un'altra cosa. Sul serio, ve lo consiglio..

Iniziamo dalle cose serie. Makkox, l'autore, è un "fottuto genio di merda" (per dirla con il poeta) nel senso che riesce a rappresentare la realtà con uno sguardo talmente laterale da riuscire in due contemporanee azioni:
  1. ridicolizzare la persona oggetto della vignetta, spesso nemmeno senza disegnarlo (ed in questo, diciamocelo, è aiutato dalla enormità delle stronzate che questa gente riesce a produrre apparentemente senza sforzo alcuno)
  2. riassumere un punto di vista in maniera tale da far ridere il lettore, ma anche da colpirlo con la crudezza della situazione.
In definitiva riesce a farci pensare con una risata (che è spesso molto di più di quello che riescono a farci fare molti editoriali di persone che ne sanno a pacchi ma non riescono a mandare un messaggio nemmeno con una tariffa sms flat). E questo di questi tempi è un bene, con il bisogno che c'è di neuroni in movimento! Da quando ho preso l'abitudine di leggermi le vignette di prima mattina l'ho fatto conoscere in giro, ai miei amici (ai miei contatti come si dice ora!), ai miei familiari, e sono d'accordo con mio padre quando mi dice che Makkox ricorda spesso le cose di Andrea Pazienza (anche a me che le ho lette dopo, quando uscirono non c'avevo l'età e mi è toccato fare le ripetizioni, ma non è questo il punto), certamente aggiornate e rilette, con un pizzico di "nerditudine" che mi fa sentire a casa.

Post Coitum, per tornare un po' a bomba, ha molto in comune con le raccolte di Forattini, non è una graphic novel, non è un fumetto, ma è un quotidiano sguardo laterale a tempi come quelli che stiamo vivendo ora. Quando le alternative sono scuotere la testa o impugnare un kalashnikov, da ora c'è n'è una un più, ridere fino alle lacrime alle battute fulminanti sui traumi infantili del Ministro Tremonti (con il borsellino) alle voglie lubriche di Mr. B (con delle sciccosissime scarpe a punta, con tacco), alle gite al Quirinale del Calderolo Legatorista (con Sgrunfy! che non c'è nella raccolta ma lasciate fare!). Oppure in alternativa pensare e far pensare come questa.

Il manufatto lo trovate nelle migliori librerie del legno (oppure qui), ha le dimensioni di un Nordaal di Ikea, ma si trova fra i libri, è denso di significati e pieno di risate. Merita. Andate. Ora.

Alla prossima
Rampa

lunedì 17 ottobre 2011

Libri: Morte ai cavalli di Bladder Town

Audio Consigliato: The Clash "London Calling"

Prima che a qualcuno venga in mente l'obiezione: non è un libro, è un fumetto, ma è fatto a forma di libro, ed è pieno di immagini e testi. Quindi, direte? Quindi va bene libro. E basta! (fine dello sfogo dittatoriale del gestore del blog!)

Per tornare alle cose serie. Il fumetto l'ha scritto un amico mio, è auto prodotto e già solo per quello di questi tempi.... Inoltre è veramente fatto benissimo e quindi sono punti in più.
La storia è presto detta: nella città di Bladder Town, popolata dalla famiglia di fratelli Jones, accade una serie di avvenimenti: una certa disfunzione ormonale, una complicata epidemia dei cavalli e l'arrivo di un ciarlatano rivenditore di rimedi.
Il tutto condito da case a forma di cactus, da divinità che si manifestano nel deserto e da atroci trasformazioni.
Beh, tutto chiaro! Vero?

Tutto chiaro un corno, evidentemente, anche perché nascosto sotto un segno (di Talami) che sembra elementare, ci sono dei personaggi che sembrano uguali e non lo sono, dei simboli che sembrano buttati a caso ma che in realtà hanno un ruolo importante nella storia. Ed a mettere la ciliegina sulla torta ci sono i testi (di Lise), che inseriscono in sequenze apparentemente lineari delle informazioni del tutto tangenziali ed incongrue.

Humor nero, bianco e beigiolino (quel beige che sta fra il perla ed il tinta panna) contribuiscono a renderlo un tuttuno di ottimo livello seppur con qualche incertezza in qualche passaggio narrativo. Devo dire che all'inizio il segno era molto lontano da cose che ho adorato e con cui sono cresciuto ma con il proseguire della storia sembra molto un pretesto per narrare di scene anche cruente (la morte dei cavalli per esempio) con una leggerezza ed allo stesso tempo lasciando assolutamente pochissimo spazio all'immaginazione.

Che dire, la lettura merita, è divertente ed appassionante (ha perfino superato la prova del lettore Inatteso, una persona, non appassionata di fumetti, a casa mia ha preso il fumetto in mano e se lo è letto tutto ridendo in alcune parti ma arrivando alla fine). Lascia solo un po' di amaro in bocca il finale. Infatti si promette un seguito, che a questo punto saremmo un po' ansiosetti........

PS: visto che trattasi si autoproduzione potreste, dico potreste (anzi forse addirittura dovreste), trovarlo nelle fumetterie del regno, ma nel caso così non fosse basta che mandiate una mail a blizzblog@gmail.com e verrete esauditi nel minor tempo possibile . C'è pure un blog che merita e si trova qui.

Alla prossima
Rampa

mercoledì 14 aprile 2010

Libri. Chuck Palaniuk - Pigmeo

Audio Consigliato: Radiohead "Creep"

Ok, ci sono certi libri che uno compra giusto per onor di firma ("Ce li ho tutti, vuoi che non prenda pure questo?"), ci sono certi autori un po' messianici che ti portano a questo livello, in maniera del tutto inconsapevole, naturale....

Palahniuk è uno di questi (un altro è Stephen King, ma state alla larga dalle mie ossessioni, grazie!). E, per dirla proprio tutta, non ha mai infastidito, anzi. Fight club, Ninna nanna, Soffocare, Survivor mi sono piaciuti, lo ammetto.

Però mi sa che con questo Pigmeo, il Nostro ha gettato un po' il neurone oltre l'ostacolo, senza curarsi però di andarlo a recuperare, dopo.

Il libro, in breve, è la storia di un ragazzino proveniente da un paese "terrorista" che viene mandato negli Stati Uniti per uno scambio culturale. La sua cultura aborre ed odia tutto quello che gli States rappresentano. E la storia viene raccontata attraverso i suoi rapporti in cui, in un linguaggio sgrammaticato e spesso difficile da comprendere, racconta la sua idea di quello che accade.

I risultati sono spesso abbastanza divertenti, ma dopo un po' il gioco va a noia. Il personaggio alla fine non risulta nemmeno molto incisivo, anzi diventa sempre più macchietta con il passare del tempo.
L'unica cosa che passa è una immagine dell'americano cristiano tipo (i membri della famiglia che ospita Pigmeo), convinto di essere sempre nel giusto nonostante la ristrettezza delle loro vedute e della loro idea del mondo.

Insomma, se era un tentativo di critica della realtà americana non so quanto abbia centrato il segno. Il problema, secondo me, sta nel fatto che l'autore si è innamorato del suo gimmick (trucco o strumento narrativo) talmente tanto da permettere, al gimmick stesso, di divenire l'aspetto fondamentale della storia.

Consigliato solo ai fan terminali di Palahniuk ..... ed anche a loro con qualche riserva..

Alla prossima
Rampa

venerdì 12 marzo 2010

Libri. David Forster Wallace - Infinite Jest

Audio Consigliato: Nirvana "Heart-shaped box"

Alla fine ce l'ho fatta a sconfiggerlo, quel mastodonte. Non è stato facile, ci sono stati momenti difficili, pause, ma alla fine ho vinto!

Allora di che tratta? Difficile dirlo, parla di molte cose, di esistenze di persone, di dipendenza, di capacità di reagire, della difficoltà di rispondere alle aspettative, di tutto eppure di niente.
Una cavalcata di mille e fischia pagine per dire: "E adesso?"
Sono due giorni che ci penso e ci rimugino (non solo su quello, ovvio, ma anche su quello!) e non riesco a farmi passare il pensiero che alla fine manchi qualcosa.
DFW (pace all'anima sua) racconta la storia di un film, ma non è nemmeno quella, quello è lo spunto per una allegoria sulla nostra società e di quello che potrebbe diventare se portassimo i nostri comportamenti alle estreme conseguenze (l'idea della sponsorizzazione dell'anno solare, solo quella, è già geniale). Ed dopo un po' il libro diventa un rompicapo, un gioco di società, e l'obiettivo non è più seguire la storia (eccessiva e parossistica) ma tentare di trarre un'immagine sempre più chiara del posto in cui questa si svolge.

E tutto viene scritto e descritto nello stile di DFW, elegante eppure sconclusionato, eccessivo eppure divertente, complesso eppure semplice.

La trama non ve la racconto, anche perchè riassumerla ha dell'impossibile, per la vastità delle informazioni che vengono strizzate dentro il libro (le note, accidenti, le note sono delle cose pazzesche che vanno dall'essere interi capitoli importanti del libro a dotte disquisizione degne di un farmacista della composizione delle droghe, a spazio dedicato a giochi di parole, e collegamenti), che richiedono un certo lavorio intellettuale per smontarle e rileggerle e capirle.....

Ne è valsa la pena? Certo, ne vale sempre la pena! E' bello? Molto. Che ti è piaciuto? Mi è piaciuta una cosa piccola, che si intravede, la trama della guerra e della ascesa al potere del presidente Gentle. Cosa non ti è piaciuto? Un po' l'insistenza sulle droghe e sulle dipendenze ed il fatto che di libri di questo autore non se ne potranno leggere altri.

Alla prossima
Rampa

venerdì 29 gennaio 2010

Dove vanno le papere?

Audio Consigliato: Vanessa Carlton "A Thousand Miles"

Ieri è morto J.D. Salinger, una meteora nel panorama della cultura mondiale, un gigante assente nel "culto della presenza" di oggi.
All'uomo avevo già fatto degli auguri, qui. Lo scrittore lo festeggerò qui, invece.
Il Giovane Holden , lo do per letto da tutti. E' uno di quei romanzi che ti fanno crescere, che ti (almeno a me) fanno capire che c'è tutto un modo di raccontare le cose, il vissuto, che è diverso dai "Ragazzi della Via Pal" (ho ritrovato la mia copia, ormai sfranta dalle molteplici letture) e che è diverso dai pirati di Salgari.
TUTTA UN'ALTRA COSA.
C'è una sottile linea che parte da lì e ti porta a Carver, a Kerouac, a Burroughs, avanti avanti fino a De Lillo, fino a Forster Wallace, fino ad oggi.
Io me lo ricordo come uno spartiacque fra la letteratura di prima (libri per bambini, solo perchè in Italia non c'è la categoria "Young Adults") e quella di dopo.
Il dolore per Salinger che non c'è più è parzialmente quietato dal fatto che forse ora verranno stampate le cose che ha scritto lontano da noi, dai suoi lettori. Ma non sarà più lo stesso, certo.

Alla prossima
Rampa

venerdì 18 settembre 2009

Libri. David Foster Wallace - Considera l'aragosta

Audio Consigliato: Soundgarden "Black Hole Sun"

A me capita così, di solito ho un libro "lungo" (diconsi 500/600 pagine) che staziona sul comodino ed un libro più snello che invece sta nello zaino e che mi porto in giro. L'attuale libro grosso titolare è "Infinite Jest" di DFW e lo snello è (adesso che l'ho finito diventa "era") "Considera L'aragosta" dello stesso autore.
Innanzitutto non è un libro ma bensì la raccolta di articoli scritti da DFW per svariate riviste (si va da Rolling Stone a Vanity Fair) sugli argomenti più disparati (si va dalla Premazione dell'Oscar per il Porno, alla Campagna per le Primarie di John McCain, ancora alla festa dell'Aragosta che si tiene ogni anno in Maine).
Lo stile è bello, fluido, interessante, in tutti i testi, la cosa caratteristica sono le note (ce ne sono dovunque, in un pezzo anche all'interno del testo, come una specie di ipertesto su carta). Parte delle storie e parte delle spiegazioni sono nelle note che sono corpose e che spesso e volentieri sono scritte con un tono diverso dall'articolo, come se David Foster Wallace fossi lì al vostro fianco e vi raccontasse tutto quello che nell'articolo non c'è ma che invece lui ha vissuto/visto/pensato mentre raccoglieva le informazioni che fanno parte dell'articolo stesso. Il tono è ironico e discretamente iconoclasta, con delle punte di comicità grottesca che raggiunge dei livelli inarrivabili (per esempio la descrizione dei produttori di film porno è da morire). Ma nel testo ci sono anche dei pezzi meravigliosi tipo (pag. 231):
(stiamo parlando della campagna di McCain e di come il fatto che la gente non voti di fatto favorisca i politici vecchi) Ma fermiamoci un secondo per un rapido annuncio di pubblica utilità a nome di "Rolling Stone". Dando per scontato che siate giovani elettori, vale di nuovo la pena di spendere qualche istante del vostro tempo prezioso per valutare le implicazioni delle due ultime affermazioni dei tecnici (che l'astensionismo favorisca lo status quo). Se siete annoiati e disgustati dalla politica e non vi disturbate a votare, di fatto votate per gli arroccati estabilishment dei due principali partiti, i quali, potete starne certi, stupidi non sono, ma anzi hanno una consapevolezza profonda di quanto gli convenga mantenervi in una condizione di disgusto e noia e cinismo, fornendovi ogni possibile motivazione psicologica perchè il giorno delle primarie ve ne stiate a casa a farvi i cilum guardando Mtv. Sia chiaro: avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile.
Bello vero? Ed ancora a pag 253:
Ora vi chiedo di prestare assoluta attenzione a una cosa che lì per lì può sembrare ovvia. Tra un grande leader ed un grande piazzista esiste una differenza. Ci sono anche delle somiglianze, certo. Un grande piazzista di solito è carismatico e accativate, e spesso riesce a farci fare cose (comprare cose, approvare cose) che forse da soli non faremmo, e sentendoci nel giusto. Inoltre, molti piazzisti sono fondamentalmente persone rispettabili e sotto tanti aspetti ammirevoli. Ma un piazzista, anche un grandissimo piazzista, non è un leader. Questo perchè per un piazzista il movente ultimoe predominante è l'interesse personale: se compriamo quello che lui vende, il piazzista ci guadagna. Perciò, anche se il piazzista ha una personalità molto potente, carismatica e in grado di suscitare ammirazione, e magari riesce addirittura a convincerci che comprare è nel nostro interesse, tuttavia una piccola parte di noi sa sempre che in ultima sede ciò che il piazzista vuole è qualcosa per se stesso. E questa consapevolezza è dolorosa... anche se, certo, è un dolore piccolino, più simile ad una fitta, spesso inconscia. Ma se si è soggetti ai grandi piazzisti e alle strategie di vendita e alle teorie di marketing per lunghi periodi è solo questione di tempo prima che in noi si radichi la convinzione profonda che tutto sia questione di vendite e di marketing, e che ogni volta che qualcuno da l'impressione di interessarsi a noi o a qualche idea o a qualche causa nobile, quella persona sia un piazzista, a cui in fin dei conti di noi o delle cause non frega un accidente, ma che in realtà vuole qualcosa per se stesso.
Questo brano è non solo illuminante ma anche terribile perchè ci racconta che in realtà noi non votiamo più un'idea o una causa, la compriamo. Se ne possono trovare un sacco di queste perle in "Considera l'Aragosta". Basta leggere.

Alla prossima
Rampa

I brani riportati vengono da "Considera l'Aragosta" di David Foster Wallace, Edizioni Einaudi.

giovedì 28 maggio 2009

Libri. Adriano Sofri - La notte che Pinelli

Audio Consigliato: Francesco De Gregori "Viva l'Italia"

Avevo letto quest'inverno il libro di Calabresi (ne ho parlato qui) e leggere la versione di Sofri, mi sembrava quantomeno doveroso per farmi un'idea un po' più chiara del periodo.
Come il libro di Calabresi toccava solo marginalmente la vicenda giudiziaria della morte di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico precipitato dalla finestra dell'ufficio del Commissario Calabresi alla Questura di Milano, così il libro di Sofri entra nella trattazione punto per punto di come si arrivò alla morte di un testimone, alla ridda di voci che girarono attorno, sopra e sotto, quella vicenda.

Sofri non tocca nemmeno la sua vicenda processuale, anche se dice in più parti che si sente comunque responsabile della campagna stampa condotta nei confronti di Calabresi.

Parla di Piazza Fontana, della pista dell'estremismo di destra, della pista anarchica del caos che, con il senno di poi sembra creato ad arte per tirar dentro prima Valpreda (dichiarato poi innocente) poi Pinelli.
Il racconto procede con l'interpolazione della storia processuale, del libro di Camilla Cederna sulla morte di Pinelli, degli articoli dell'epoca.
L'impressione che se ne ricava è che come pretestuosa sia stata la pista anarchica, ugualmente pretestuosa è stata la figura del capro espiatorio di cui sembra essere stato investito Calabresi, esposto ad una campagna stampa violenta ma che comunque, con mezzi sbagliati, cercava la verità.

In appendice, l'appello del 1971 in cui si chiedeva la condanna del responsabile della morte di Pinelli, il Commissario Calabresi appunto, e la lista di tutti coloro che hanno firmato questo appello. Interessante vedere nomi che anche oggi conosciamo: Nello Ajello, Alberto Bevilacqua, Lino Jannuzzi, Marco Pannella, Carlo Rossella.

Alla prossima
Rampa

venerdì 6 marzo 2009

Letture: Stephen King - Cell

Audio Consigliato: The Offspring "Why don't you get a job?"

Leggere Stephen King è sempre stato un piacere proibito..... Nel senso che tutti leggono Stephen King ma pochi lo ammettono con sincerità.
Ecco, io ho letto quasi tutto quello che ha scritto il simpatico turbato, ed alcune cose mi sono piaciute da impazzire (cose tipo "Carrie", "It", "The Shining"), altre mi hanno lasciato piuttosto indifferente.

Che dire? "Cell" fa parte della seconda categoria, e non perchè sia stato mal eseguito ma perchè manca della "polpa" tipica del pazzo di Bangor.

Vado a spiegare perchè altrimenti sembra che il pazzo sia io (e non è detto che la cosa non sia così!). Storicamente il filone di fantascienza si dipana dal ribaltamento di un assunto (una specie di "cosa sarebbe se....?"), l'assunto in questo caso è che un bel giorno qualcuno o qualcosa (non viene detto) mandi un impulso attraverso i cellulari in grado di "programmare" chiunque lo senta.
Da qui in poi la storia segue le peripezie dei sopravvissuti fra varie scene orrorifiche oppure no.....

Non dico altro per non rovinare oltre la storia, però, una cosa la devo dire, tutta la storia è di una vaghezza assoluta, tanto da sembrare una puntata di "Lost".
Una delle cose stupefacenti di SK è sempre stato il momento in cui svela la storia, il fatto che questa parte in "Cell" manchi del tutto me lo rende una specie di storia monca, cui proprio si avverte che manca una parte.
Per il resto l'esecuzione è come sempre ad ottimi livelli, molto immaginifica e molto chiara, come se volesse portare per mano il lettore nella storia, purtroppo però manca l'ultimo miglio. Accidenti.

Alla prossima
Rampa

venerdì 2 gennaio 2009

Auguri, ma non quelli che pensate voi......

Audio Consigliato: Spin Doctors "Cleopatra's Favourite Cat"

Ho scoperto con colpevole ritardo due cose:
siamo alfine arrivati al 2009 (la qual cosa mi ricorda che quando a scuola, penso fossimo alle elementari, passavo i primi mesi dell'anno a sbagliare tutte le date) e comunque auguri di un 2009 di tutto rispetto (che vuol dire tutto e niente ma di questi mesi di crisi non è che si può pretendere....)

la seconda cosa è che J.D. Salinger ha compiuto ieri 90 anni. Diciamo innanzitutto che mi sento di annoverarmi fra la folla di persone cui "Il Giovane Holden" (in originale "The Catcher in the Rye") non dico abbia cambiato la vita ma sicuramente ha dato spessore alle fantasie, ha dato dei riferimenti e delle immagini che ancora adesso popolano la nostra fantasia (quella storia delle papere del Laghetto di Central Park, è spuntata fuori l'altro ieri in una conversazione, anche se a me piace più la considerazione di Phoebe che ha appena imparato a fare i rutti, ma io sono un po' anarchico nelle mie cose!).
In un mondo come il nostro dove ci sono autori che scrivono benissimo ma si lasciano andare a scene quantomeno discutibili (Chuck Palaniuk che bersaglia la folla di fettine di fegato, oppure ancora tutto il casino mediatico di JT Leroy), uno scrittoche che decide di sparire e di difendere la sua assenza con tutta la forza necessaria la sua privacy, anche contro biografie non autorizzate e non volute.
Non discuto su quello che lo ha spinto a non essere famoso, non mi metto nemmeno a giudicare la sua vita i suoi amori l'uomo.
Faccio gli auguri allo scrittore. E forse stanotte mi rileggo la sua opera.

Alla prossima
Rampa

domenica 21 dicembre 2008

Letture: Stephen King - Duma Key

Audio Consigliato: The Ramones "Pet Sementary"

Ho finito da poco uno degli ultimi libri del Re. Penso di averli letti quasi tutti nel corso degli anni, almeno tutti quelli che vale la pena di leggere. E ci mancherebbe! Uno che scrive quella mole di roba qualche cialtroneria deve pure averla scritta, e pace!

Allora, Duma Key, dicevamo, una delle ultime opere "lunghe", scritta dopo l'incidente che l'aveva quasi ucciso. Lo stesso incidente era stato raccontato nei minimi dettagli nell'ultimo capitolo di "On Writing", quindi il parallelo fra quello che è accaduto a Stephen King ed ad Edgar Freemantle (il protagonista) è molto identificabile, e non so se la cosa fosse proprio voluta....
Detto questo, la storia, dopo un inizio lento, si svolge in maniera appropriata, con un ritmo sempre crescente ed una narrazione molto ma molto lineare.
Come gli capita spesso però è il finale che pecca.
Intediamoci (attenzione: Spoiler Warning, in questa frase sto per scrivere elementi del finale di libri che potreste non aver letto, non voglio sentire lamentele dopo, se non volete sapere, saltate!) in "It" il male è un ragnone, in "Pet Sementary" è un non meglio precisato essere......
Sinceramente mi piace molto di più un antagonista meno fisico ma più filosofico (la realtà e la posizione di una donna abusata in "Rose Madder" o in "Dolores Clayborne") piuttosto che la follia della natura ("The Mist", "L'acchiappasogni", "Cujo" per fare degli esempi).

Per tornare al libro di cui al soggetto, fila (ma questo si diceva anche delle sottilette!), scorre senza sussulti fino alla fine.....
E per una mia amica che forse legge questo blog, non ho intenzione di scrivere cosa c'è in quella cesta! (Ciao, mamma Cinzia!)

Alla prossima.
Rampa

sabato 1 novembre 2008

Letture. Raymond Queneau - I fiori blu

Audio Consigliato: Franco Battiato "L'era del Cinghiale Bianco"

Libro molto interessante, piccolo ma denso. Denso di significati, denso di chiavi di lettura (nei giorni scorsi in rete ho trovato delle interpretazioni filosofiche sorprendenti!), denso di giochi di parole (nella traduzione italiana di Italo Calvino si cela una lingua a metà fra l'italiano ed il francese con neologismi, arcaismi a volte un po' forzati ma molte più volte sbellichevoli).
Non voglio rovinare il libro a nessuno ma qualcosa della trama ve la dico tanto per....

La storia procede fra il presente (Cidrolin con la sua insana passione per l'essenza di anice) ed il passato (il duca D'Auge con i suoi cavalli parlanti Sten e Stef). Il dramma ma anche il bello è che questa è una scoperta che fa il lettore di suo a circa metà libro.
Quando il protagonista del presente sogna e si addormenta il passato vive nelle diverse ere che lo porteranno fino al presente, con varie avventure ("Andiamo a Parigi a vedere a che punto è Notre Dame?").
La bellezza della storia sta nel fatto dei due registri quello comico, riservato per la maggior parte al Duca ed alla sua combriccola (che continua ad infilarsi nei peggio casini per colpa dei due cavalli parlanti, che vengono tacciati di stregoneria, abominio) ed il malinconico (Cidrolin, che rimane solo per il matrimonio delle sue figlie e cerca la donna che si curi di lui) si mescolano assieme con una omogeneità invidiabile. Assolutamente una grande opera di un cultore, studioso del linguaggio come Queneau (ho ribeccato gli "Esercizi di Stile" che avevo letto mille anni fa e mi sono convinto di quanto grande sia il suo genio!).

Attenzione non è una lettura semplice, ci vuole un po' per entrare nei meccanismi, per farsi spazio nella storia, ma dopo è molto ma molto intrigante.

Alla prossima
Rampa

mercoledì 8 ottobre 2008

Letture: Mario Calabresi - Spingendo la notte più in là

Audio Consigliato: The Cure "Lullaby"

Ho letto questo libro tutto di un fiato, due sole sessioni, fila bene, è scritto bene. Devo anche ammettere che l'ho letto con dei preconcetti, in passato avevo letto "In morte di un anarchico" di Dario Fo, nei giorni scorsi avevo seguito lo scambio di articoli fra Calabresi ed Adriano Sofri, condannato come mandante per l'omicidio Calabresi. La morte di Pinelli è stata un fatto di cui mi ero creato un'idea e questa coincideva con la lettura "storica" dell'evento. L'anarchico era stato ammazzato in seguito ad interrogatorio ed il commissario, membro fra i più "morbidi" della questura di Milano era stato oggetto di una violenta campagna diffamatoria in cui si incitava addirittura la sua esecuzione.
In tutta onestà, non avevo un'idea precisa dei fatti, di come la cosa si è svolta. Mi ricordavo solo la grossa discussione che si era verificata quando era stata richiesta la grazia a Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Quello che all'epoca mi aveva colpito era stata l'incertezza pressochè unanime sulla sentenza definitiva e su come questa era maturata (principalmente in base alla testimonianza di Marino).

Dal libro, mi aspettavo una lettura politica dell'accaduto, una analisi storica circostanziata della catena degli eventi. Invece quello che Calabresi scrive è un resoconto emotivo delle vite dei famigliari delle vittime. Una memoria della mancanza di persone care, da qualche punto di vista dell'invidia per le famiglie che questa sottrazione non l'hanno subita.

Un racconto molto intimo sui sentimenti, sulle reazioni (molto bella l'intervista alla figlia di Antonio Custra, un poliziotto ammazzato durante gli scontri a Milano all'inizio degli anni 70, lo stesso scontro in cui è stata scattata la famosa foto del dimostrante con la rivoltella in mano), sulla solitudine che i familiari provano nel momento in cui lo Stato, di qualsiasi colore esso sia, si dimentica delle vittime, servitori dello Stato.

Purtroppo i morti non hanno mai ragione, il loro ricordo è sempre basato sulla tenacia dei loro familiari, che si sforzano di controbattere ad ogni distorsione della memoria, purtroppo la nostra memoria collettiva è corta (arriva più o meno ai Jalisse) e piuttosto di contestualizzare ci si accontenta di raccogliere i ricordi a casaccio (il manuale Cencelli delle targhe in memoria dell'anarchico Pinelli e del Commissario Calabresi, mi ha fatto sorridere amaramente).
Il racconto della campagna stampa contro Calabresi ad opera della sinistra di allora è agghiacciante, la persistenza di certa sinistra a non chiedere scusa ( e se non scusa, almeno comprensione) è imbarazzante. In qualche maniera aiutano la decisione del Presidente Ciampi di dare delle medaglie alla memoria, per tentare di pacificare uno scontro che molto, ma non troppo, tempo fa ha lacerato l'Italia.

Poi mi ha impressionato nel racconto, la totale assenza di odio nei confronti dei colpevoli, ma d'altronde l'odio consuma e la gente come la famiglia Calabresi, o la famiglia Biagi, che decide di andare avanti a vivere non ha bisogno di cose che consumano, sono dei pesi che impediscono loro di crescere e prosperare.

Poi ieri parlavo con Elena della parte dei colpevoli, del fatto che comunque iter processuali che si sono protratti nel tempo (in alcuni casi oltre trent'anni) corrono il rischio di portare in galera persone diverse da quelle che hanno effettivamente commesso il fatto. La domanda che mi veniva era: che tipo di giustizia soddisfa l'incarcerazione di persone "diverse" a tanta distanza dal fatto? E poi: il passare del tempo mette in prospettiva o in secondo piano tutto quello che sta intorno ad un fatto, seppur crudele e definitivo come un omicidio? Ci sono delle attenuanti?

Non ho trovato molte risposte nel libro di Calabresi, ho trovato però molta umanità, il sentimento di vedere l'esecutore materiale dell'omicidio di un membro della propria famiglia a riciclarsi in televisione come maitre a penser o a riprendere il proprio percorso di docente universitario deve fare male, un male pazzesco che non riesco nemmeno ad immaginare. Ma non c'è vendetta, come dicevo, non c'è odio. C'è solo un enorme desiderio di giustizia e voglia di continuare, nonostante tutto. Mi sento di consigliarlo come lettura, specie per quelli della mia generazione che quando tutto questo è successo erano troppo piccoli per capire.

Alla prossima
Rampa

mercoledì 18 giugno 2008

Basso e alto

Audio consigliato: Fabrizio De Andre' "Creuza de Ma"

Oggi, poco prima della partita, ho sentito che è mancato Mario Rigoni Stern, uno scrittore italiano.
Non ho avuto nella mia famiglia racconti della ritirata di Russia (mio nonno, durante la seconda guerra mondiale si è fatto il corno d'Africa e la prigionia degli Inglesi in India, un'altra brutta storia ma non quella brutta storia) e la mia memoria storica si è formata sulle pagine di Bedeschi e di Rigoni Stern.
La memoria di una tragedia prolungatasi per migliaia di chilometri a suon di morti ed di ragazzi sepolti a Nikolaevka hanno perso un testimone importante.

L'anno scorso l'hanno fatto in televisione, ma avevo già avuto la fortuna di vederlo a teatro, lo spettacolo di Marco Paolini "Il Sergente" tratto dal romanzo di Rigoni Stern. Dicono che sia stato un successo di ascolti.
Penso che sia importante che queste storie, questi racconti vengano tramandati, che ci sia la voglia di ripercorrere pagine della nostra storia che adesso sono ancora fuori da quello che ci insegnano a scuola.
Il dono più grande di uno scrittore è quello di perpetuare parte della sua creatività anche dopo la sua vita, Mario Rigoni Stern con quel dono ci ha lasciato anche un pezzo della sua storia.

Grazie
Alla prossima
Rampa

martedì 17 giugno 2008

La lunga estate calda........

Audio Consigliato: Joe Cocker "Summer in the city"

L'estate è ufficialmente iniziata, la voglia di svacco completo raggiunge livelli di guardia, le trasmissioni in radio che valeva la pena di ascoltare sono finite, in televisione stanno comiciando a tirare fuori la salva dei film estivi.
Fra l'altro penso che in ogni magazzino delle televisioni ci siano almeno due scaffali, i film dell'estate, cose giovanili in cui ogni tanto si trovano i big di Hollywood al loro primo ruolo in una qualche commedia o i qualche horror di serie Z, ed i film di Natale (per esempio, ricordo che da bambino non era Natale se non passavano "Sette Spose per Sette Fratelli", la filmografia completa di Bud Spencer e Terence Hill, e "Frankestein Jr.").

Invece di dedicarsi alla sperimentazione (che evidentemente costa un botto), ci propinano il solito decotto di serie vecchie, programmi fatti di collage di programmi di successo (domenica c'era una cosa tipo il Meglio di Panariello, che non mi dispiace il comico, per carità, ma due ore di frattaglie mi sembra un po' troppo per chiunque!).
Poi si lamentano che la gente non guarda la televisione.

Per l'estate (non mi sento ancora di chiamarla calda, visto il tempo) ho deciso di lanciarmi nella lettura matta e forsennata, sferrando l'attacco alla pila di libri che mi attende da molto, troppo, tempo.
Ci sono dei King, c'è un Fritz Leiber, c'è una collana completa di Katherine Kerr, ci sono dei Stephenson, poi dei Camilleri e dei Lucarelli.
Forse prima di Settembre ci infilo dentro qualcosa d'altro ma per il momento la strada è questa e mi basta.

Suggerimenti?
Idee?

Alla prossima
Rampa

lunedì 16 giugno 2008

Letture: Roberto Saviano - Gomorra

Audio Consigliato: 99 Posse "Curre Curre Quagliò!"

Ebbene si di solito sono piuttosto refrattario alle letture di massa (il libro che tutti stanno leggendo, la sensazione che tutti pubblicizzano etc.....) preferisco girellare allegramente prendere il primo della pila dei libri da leggere e seguire il senso delle cose (se ce n'è uno!).
Ho preso in mano Gomorra dopo il Festival del Cinema di Cannes, incuriosito dalle buone recensioni del film, mi sono ricordato che lo avevo comprato l'anno scorso e di getto l'ho infilato in valigia prima di andare via.

Ho cominciato a leggerlo mentre ero in viaggio. Il libro in viaggio ha una vita grama, rimane schiacciato nella tasca esterna dello zaino, si segna, corre il rischio di essere lasciato in giro, comunque Gomorra è tornato con me fino a casa.

Lo spaccato di vita che racconta è a dir poco angosciante. Non tanto le scene ad effetto (i bambini che guidano i camion carichi di scorie etc), ma la filosofia che spinge e motiva l'imprenditorialità della camorra, i reinvestimenti dei capitali della droga all'estero (il capitolo su Aberdeen è veramente incredibile), la realtà in cui si muovono i boss ma anche le persone normali.

Racconta di paesi (Italia, mica Birmania o Tanzania) in cui la vita criminale è l'alternativa più accessibile alla disoccupazione, in cui una donna da fuoco a se stessa per impedire ai carabinieri di sequestrarle ciò che ha costruito con i proventi della droga.
Ma raccontano anche della piaga dei rifiuti, degli stakeholder e di come la percezione dell'etica sia variabile a seconda di quanto costa seguirla.
Il libro pur essendo divertente quanto un pugno alla bocca dello stomaco, è godibile, ed è un atto di denuncia di uno che sembra aver vissuto da vicino le cose di cui si parla.
Non è un'opera di fantasia (altrimenti non si spiegherebbe che Saviano adesso è sotto scorta), ma un racconto circostanziato dalle citazioni delle sentenze passate in giudicato nei confronti di questi boss con soprannomi da operetta o da film d'azione americano.

Alla luce di quanto detto negli ultimi giorni sui rifiuti:
"Lo smaltimento è un costo che nessun imprenditore italiano sente necessario. Gli stake ripetono sempre la stessa medesima metafora: "Per loro è più utile la merda che cacano piuttosto che i rifiuti, per smaltire i quali devono sborsare valigie di soldi".
......
Esistono due tipi di produttori di rifiuti: quelli che non hanno altro obiettivo se non risparmiare sul prezzo del servizio, non curandosi dell'affidabilità delle ditte cui hanno affidato lo smaltimento. .....
E quelli direttamente implicati nelle operazioni illegali, che smaltiscono loro stessi illegalmente i rifiuti.
......"
E' a pagina 238, se qualcuno vuole approfondire.

Alla prossima
Rampa
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