Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post

venerdì 1 giugno 2012

Santitààààààààà!

Audio Consigliato: Elio e le Storie Tese "Spalhman"

Capita che le discussioni su Facebook, ti tirino dentro: è un gorgo, e poi il botta e risposta, il contatorino che cresce ci si mettono pure loro. E quando pensi che insomma gli ho detto tutto, glielo fatta vedere io, basta ho vinto invece basta un (1) che ricominci daccapo. E' il suo bello, direte, ma quando c'hai un sonno bestia, una situazione psicoattitudinomentale che ti consiglierebbe di andartene a dormire, è anche il suo brutto.
Partiamo dal kickoff
Senza polemica, qualcuno mi spiega perché il capo di uno stato straniero viaggia su un A320 di Stato della Repubblica?
Da lì in poi a valanga, siccome sono un simpatico ho provato a fare delle scenette con la Santità che parlava con Padre Georg (sapendo che il "tetesco" è abbastanza abusato come clichè satirico, ma sono un semplice, oltre che simpatico). Nel frattempo la conversazione si faceva seria nonostante tentassi di fare un minimo di satira.
Ad un certo punto, è spuntata fuori una frase del tipo: "in fin dei conti questo capo di stato straniero, usa i nostri soldi per i suoi viaggi". Il che è un po' vero ed un po' no.

La Chiesa in Italia viene finanziata in due modi, che io sappia, il primo sono le donazioni (vado in chiesa quando passa il tizio con il cappello/cestino/borsina, mi cerco in borsa degli spicci e li metto lì), il secondo è il fantomatico "8x1000".
Si tratta di una maniera di devolvere una parte delle nostre tasse ad una serie di religioni (le scelte sono 4: lo Stato, la Chiesa Cattolica, la Congregazione Valdese, la Chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno). Da un certo punto di vista sarebbe giusto. Voglio che una parte delle mie tasse aiuti una cosa in cui credo, firmo e morta là.
Ma siamo in Italia ed il diavolo si nasconde nei dettagli. 
Dice: e se non firmo? Se non firmi la scelta viene fatta lo stesso. 
Dice: prego? Le quote relative alle scelte che non sono state indicate vengono divise in proporzione alle scelte (il meccanismo non lo spiego, ma cercate sull'Internet trovate.... ).
Uno dei miei interlocutori, mi dice che, secondo lui, si tratta di un meccanismo democratico. Io no, ma mi metto a rimuginare un pochino su questo concetto.

Se facessimo un parallellismo con la manifestazione di democrazia chiamata referendum, c'avrebbe pure ragione. Il problema è che il parallelo non regge, visto che io posso andare a non votare (ho scelto referendum perché il voto in questo caso non è diritto/dovere) ma provate a non fare una dichiarazione dei redditi (ops, in realtà si può fare ma di solito non lo si dice in giro!)! Però vi invito a pensare alla dichiarazione dei redditi. Tasse. Da pagare. Allo Stato. Italiano.
Tutto chiaro?
Quindi ricapitoliamo: siamo in uno stato laico, che dall'alto della sua magnanimità decide di lasciare che i suoi sudditi (li chiamiamo contribuenti) decidano fra quattro scelte a chi devolvere una piccina parte delle tasse che dovremmo dare allo stato. Quelli che non scelgono, scelgono lo stesso!
Mmmmm....... curioso.
Cioè lo Stato Italiano quello che ha il deficit più grande dell'Europa, che sta per uscire dall'Euro, decide di prendere su di se i bisogni finanziari di un paese straniero, che per dirla tutta, nel corso degli anni si è opposto all'estradizione di suoi membri (Paul Marcinkus, anyone?), che non paga e non pagherà gli oneri di urbanizzazione di molto del suo capitale immobiliare (IMU, anyone?). Bene, molto bene.

Ora non ce l'ho con la Chiesa in se, se volete sono molto più incazzato con lo Stato Italiano in quanto tale, che permette che un capo di stato di un paese straniero (perché di questo si tratta, mica di tanto di più) di mettere un suo simbolo in tutti gli edifici pubblici, e di avere una posizione di preminenza rispetto alle altre religioni che non è sancita dalla Costituzione dello Stato Italiano, ma che è stata fatta in seguito ad accordi.
Sogno ogni tanto che la laicità dello stato sia qualcosa di più di quello che viene scritto sulla carta, ma non so quanto ci metteremmo di questo passo......

Alla prossima
Rampa

venerdì 23 marzo 2012

Le tecnologie rimaste....

Audio Consigliato: Annie Lennox "Revival"

Per lavoro mi sono dovuto occupare del sito dell'Inps. E' un bel cinema. giuro.

E' un sito bellissimo, quello dell'Inps, giuro. Ma come al solito in Italia ci manca la mezza misura. Per tutti coloro che non sono mai andati all'Inps (mi riferisco a quella della città dove abito, magari qualcuna è organizzata meglio!), spesso si tratta di una trafila lunga di code che fanno perdere del tempo.

Il piano, hanno detto è quello di portare tutto sull'Internet, quindi niente code, ma tutto raggiungibile a qualsiasi ora del giorno e della notte. E quelli che non sono su internet? Niente code, tutto disponibile ad ogni ora del giorno e della notte, su Internet, facile!

Quindi dal giorno alla notte, passiamo dal medioevo all'era dell'ipertesto. E, non fraintendetemi, penso che sia un bene, solo che forse un passaggio un po' più graduale avrebbe funzionato meglio, ma sono magari solo fisime mie.

Comunque, il meccanismo per avere l'accesso è questo: ci si iscrive attraverso il proprio codice fiscale, questo genera un pin di accesso.
Siccome il diavolo sta nel dettaglio, il pin non viene dato tutto e per intero dalla rete ma viene spedito a casa. Tutto? No solo metà. Una volta ottenuta la prima parte del codice, la seconda viene data attraverso una posta elettronica e poi si può accedere.

A parte la caratteristica di spedire le cose via posta (e vabbè!), quando ti arriva il pin sulla pagina c'è una specie di facsimile di una carta di credito in cui è già scritta la prima parte del codice, nell'idea dell'ideatore dovresti scrivere la seconda parte del codice, poi tagliare il tutto e conservarlo assieme alle cose più care fino al momento del bisogno.

E fino a questo punto funziona tutto.Appena però, dopo qualche giorno ricevo il codice, scrivo la mia parte sul foglietto e tutto contento me ne vado sul sito.

Al primo login mi riconoscono e mi danno un altro codice. Poi mi buttano fuori per farmi rientrare.
Vi ripeto la frase che magari vi è sfuggita.
Al primo login mi riconoscono e mi danno un altro codice. Poi mi buttano fuori per farmi rientrare.

Grande, vero? Allora qualcuno mi dice qual'è il senso di tutta questa procedura? Se mi dai un codice usalo, non cambiarlo alla prima occasione, non ha senso, ma proprio nessuno. Mi sembra veramente una cosa da terzo mondo.
Conosco siti porno che hanno meccanismi meno complicati (alcuni dei quali si riescono a portare a termine con una sola mano! Scherzo!), e ci girano soldi su quei siti! Cioè io capisco tutti, ma dico tutti i problemi di privacy di sicurezza ma non ha senso rendere l'intero processo un casino a motore!

Sembra quasi che la nostra pubblica amministrazione abbia scoperto le nuove tecnologie ma alla fine della fiera non sappia precisamente cosa farsene. E di nuovo mi ritorna in mente una filastrocca da bambini "un passo avanti, due indietro, una giravolta....".

Alla prossima
Rampa

martedì 31 gennaio 2012

Populismo for dummies

Audio consigliato : Antonello Venditti "Ricordati di me "

Non si parla che dei soldi di Celentano , sul serio. Sembrano diventati una delle cose più importanti del panorama economico del paese, macché economico, del paradigma sociale di ciò che giusto e di ciò che è diversamente giusto (siamo arrivati ad un punto in cui diversamente è presente perfino nel T9 del mio telefono!) .
Ricapitolando, il Molleggiato viene al Festival di Sanremo per una barcata di soldi. L'opinione pubblica dice che è immorale che gli si diano tutti quei soldi. Nel frattempo lui sigla l'accordo e dichiara che lui, di sua sponte,  i soldi li darà ad Emergency ed a delle famiglie bisognose che saranno indicate da dei sindaci.

Ho detto tutto? Abbastanza. C'è qualcosa di sbagliato? Quasi tutto.

Mi ricorda molto il casino che è venuto fuori quando Fiorello ha invitato Benigni al suo show. Anche in quel caso un casino che non vi dico.
Ed è sbagliato, perché se qualcuno ingaggia qualcun altro lo fa quasi sicuramente per un tornaconto (la produzione del Festival non ha chiamato Celentano per fare della beneficenza, ma perché hanno valutato che in termini di ascolto e pubblicità il tornaconto è molto probabile, e d'altra parte l'artista ha il dovere quasi morale di contrattare il proprio prezzo per non svendere il proprio lavoro, si chiama domanda ed offerta ed è quello che tutti fanno ogni giorno quando.scelgono un negozio piuttosto che un altro). Se non vogliamo questo meccanismo allora il 90 % del mondo in cui viviamo è sbagliato nel suo funzionamento ed è il caso di riaccomodarsi nella propria comoda caverna a lavorare di pietra e legnetto perché il fuoco, signori, non cresce mica sugli alberi.

L'impressione è che si stia un po' facendo il giro, che l'equazione "guadagno=male" stia pericolosamente diventando l'unica lente con cui interpretare la realtà. Il che è populismo vero e proprio.

Si stabilisce che chiunque guadagna è un furfante, un evasore, un profittatore, il che è una falsità fuor di misura.
Non solo nei confronti di quelli che si spaccano la schiena per tenere la propria azienda a galla, ma anche nei confronti di altri.

Parliamo di Benigni e di Celentano, per esempio, adesso possono chiedere quel tipo di soldi per esibirsi, ma quando hanno iniziato, quando hanno fatto la fame, facendo battute di dubbio gusto in teatrini di provincia, venendo pagati prima con un pranzo e poi con anche dei soldi. Man mano che la loro fama è cresciuta hanno potuto accedere a trattamenti migliori, hanno potuto realizzare dei sogni, adesso possono chiedere dei soldi  per fare i loro interventi.

Oggi leggevo di David Riondino, implicato come vittima in una truffa, quella che è stata chiamata "Il Madoff dei Parioli", e quello che mi ha colpito è che aveva investito 450mila euro, risparmi raccolti in 10 anni. Una sorta di pensione, abbastanza agiata, devo dire, ma una sorta di pensione.

Per tornare a bomba, quello che dovrebbe indignare non è il fatto che qualcuno guadagni tanto, ma che guadagni tanto ingiustamente. Celentano in fin dei conti ha fatto "Pleasincolinenscionalciusol", la Gelmini ha fatto il tunnel dei neutrini. Di che stiamo a parlare qui?

Alla prossima
Rampa

martedì 10 gennaio 2012

Dire le cose con chiarezza...

Audio Consigliato: The Police "Bring on the night"

Ho dedicato un'ora del mio tempo a questo video, e penso che dovreste farlo pure voi. Poi potremmo parlare. (Grazie all'amico Pietro ed a qualche altro che me l'ha segnalato!)....
....
Su dai, ci sono anche i sottotitoli....
....
Sto aspettando....
.....
Ok? Bene, Sir Terry Pratchett per quei quattro/cinque che non lo sanno, è un genio (tutto il resto lo trovate su Wikipedia e non mi dilungo), cui è stato diagnosticato il morbo di Alzhaimer. Il dramma di una malattia come questa (penso), è che colpisce le persone nelle facoltà intellettuali e non particolarmente nel fisico, togliendo le capacità una via l'altra.
E ci dice che sta decidendo cosa fare, se andarsene secondo i suoi desideri, o se aspettare la fine naturale della sua esistenza.

Deve essere straziante per coloro che assistono al decorso di questa malattia, come deve essere straziante per coloro che vivono questo continuo e lento peggioramento.
Pratchett pone due problemi: il primo è se sia necessario che una persona abbia il controllo sul suo fine vita (in termini tali da non permetterne un uso indiscriminato), il secondo è il perchè la demonizzazione della scelta della pratica del suicidio assistito. Per chiarire (e, suppongo, anche chiarirsi) le idee, va a fare la conoscenza di tre persone.

Il primo è un signore di un settantina d'anni affetto da SLA, che con l'appoggio della moglie ha deciso di affidarsi ad una onlus svizzera che lo aiuterà a compiere un suicidio assistito.
Il secondo è un ragazzo di 40 anni che è affetto da Sclerosi Multipla, e che ha già deciso la data della sua morte.
Il terzo è un tassista che ha deciso di convivere con la SLA in un hospice, circondato da assistenti sanitari in grado di aiutarlo al meglio.

Il taglio che viene dato all'intera pellicola è molto discreto, molto intelligente, senza tesi ma come se riflettessero le domande di Pratchett sulla sua situazione. Questi messo a confronto con l'associazione svizzera, si chiede come sia possibile condurre la fine della propria vita in maniera onorevole e decente.
Se avete visto il filmato, sapete già come finisce (giuro che mi ha colpito tantissimo il giudizio finale di Pratchett stesso), a me sembra una spiegazione eloquente di quello che dovrebbe essere un diritto inalienabile delle persone.
Dovrebbe esser chiaro che la richiesta è la possibilità di scegliere, non l'obbligatorietà della scelta stessa. Mi fa molto ridere che di questi argomenti si possa parlare in Gran Bretagna con tranquillità e non, per esempio, in Italia.

Alla prossima
Rampa

domenica 13 novembre 2011

La politica del ribasso

Audio Consigliato: Edoardo Bennato "Non farti cadere le braccia"

Premessa: non ce l'ho con i postini, come classe. Credo che statisticamente fra i postini ci siano esattamente tanti fannulloni quanti ce ne stanno da tutte le altre parti. Credo che la maggior parte di loro sia vittima di un sistema organizzativo che prescinde dal servizio che la Posta (in quanto tale) deve dare, e che siano stati piegati a fare altro (e male, per giunta!). Però l'esempio ce l'ho con le Poste, quindi.....

Sto aspettando due spedizione, personali, dei libri e delle cose, che ho preso su Internet e che ho pagato. E' passata una modica quantità di tempo ed i ciuffi di polvere che ho trovato nella mia casella postale mi inducono a pensare che qualcosa sia andato storto. Poiché le due spedizioni arrivano da posti diversi, mi viene da pensare che il problema sia dalla mia parte. Fra l'altro due giorni fa, come un novello Sherlock Holmes, ho sbirciato dentro le cassette della posta del resto del condominio notando che a parte le raccomandate (che fanno capo ad un servizio diverso, appaltato a privati), gli avvisi di giacenza (sempre privati) e le pubblicità (portate a mano da ragazzi di colore) non c'è niente altro. Ora, il postino passa nel mio palazzo quando io non ci sono, e non sono in grado di sapere se il povero cristo è stato rapito dagli alieni o ha subito altre disgrazie che gli impediscono di portare a termine il suo dovere.

Quindi mi sono diretto al più vicino ufficio postale. Dove ho trovato un impiegato, cortese, che mentre era fuori a fumarsi una sigaretta ha accettato di rispondere alla mia domanda (che per inciso era qualcosa del tipo: "'ndo cazzo stanno le mie cose?").
La sua prima risposta è stata:
"Che c'hai il tracking?"
"Ehm... no... so solo che una era un piego di libri e l'altra era un pacchetto!"
"Beh, te poteveno fare raccomandata che costa un po' ma così c'hai il tracking altrimenti non sappiamo mica 'ndo sta!"
"Prego?"
"Le poste normali non vengono tracciate, perché costano poco!"
"Ma....."
"Costano poco!"
"Ah..."
"Niente traccia!"
"Grazie, buona cicca!"

A parte che il postino non aveva l'accento romanesco (e vabbè) però mi vien da dire che qualcuno ha pagato delle monete sonanti anche per le spedizioni che sono finite in un mescolone. E che nel momento in cui infili una lettera (un pacco, un animaletto che squittisce, qualsiasi cosa) dentro alla buca delle lettere con l'affrancatura corretta (no, non so quale sia per l'animaletto che squittisce!) la tua parte l'hai fatta ed è un pochino immorale che la Posta si permetta di fare la sua a tiramento di culo perché tanto costa poco.

Ecco, se vi guardate in giro, ci sono letteralmente mille cose che si adattano a questo tipo di ragionamento. C'è un servizio, fornito, che non funziona granchè bene. Ed invece di migliorarlo ed ottenere degli standard di qualità, te ne offro un altro che costa di più su cui posso tenere degli standard. Capita dovunque, nelle spedizioni, così come nelle telecomunicazioni, così come nella sanità. Fateci caso.

E quindi? E quindi mi sembra che sia un sintomo della mentalità del cavolo che abbiamo in questo paese e che bisognerebbe cambiare. Ne parlavo ieri con Marco, io son disposto a pagare il 60% dei miei guadagni in tasse, sul serio, ma se vengo colpito da un malore mi aspetto che mi venga paracadutato un medico nel giro di 7 minuti. Proprio. Sopra. Di me.

Altrimenti non vale, altrimenti significa che c'è qualcosa di sbagliato nel sistema. Ed allora è questa la battaglia che sarà interessante combattere prossimamente, la battaglia sui servizi. E sulla pretesa che questi funzionino sempre meglio. Sennò non vale.

Alla prossima
Rampa

venerdì 28 ottobre 2011

Di morte ed altre facezie

Audio Consigliato: Billy Ocean "When the going gets tough, the tough gets going"

Ci sono delle considerazioni che valgono sempre quando si parla della morte. La frase tipica è "se ne è andato troppo presto" (anche se si parla di un anziano 110enne, fateci caso è sempre quella che si dice!) oppure un'altra che mi fa impazzire è "non ce lo stavamo aspettando" (eppure, razionalizzando, dovrebbe essere l'esito di tutte le esistenze).

Ma è non proprio di questo che voglio parlare, ma di Internet, del buon gusto e di tutto il resto. Andiamo con ordine, Vasco Rossi, il cantante, che di questi tempi non sembra aver molto altro da fare, all'indomani della morte di Marco Simoncelli, ha messo su Facebook il suo sdegno perché su Nonciclopedia (sempre lei) erano uscite delle battute di cattivo gusto nei confronti del pilota.

Posto che il buon gusto è una dote acquisita e non ci si nasce (e pure non è una qualità richiesta per proseguire nella vita, c'è gente con cattivo gusto che vive serena), e che è veramente difficile scherzare sulle persone morte, non mi sento di dare ragione a Vasco.
Spiego: che cosa c'è di diverso da Marco Simoncelli, da Steve Jobs e da Amy Winehouse? A parte il fatto che sono tutti morti, ben inteso!

Amy Winehouse, una cantante con una voce meravigliosa, è stata trovata morta nella sua casa. Per mesi si è parlato anche su giornali seri di come la sua vita si è praticamente bruciata nell'alcool e nelle droghe, si è intervistato il pusher che si diceva avesse portato la dose letale. E bla bla bla....
Nessuno ha intervistato i fotografi che le andavano a comprare l'alcool e glielo passavano dalla finestra di casa per poi vendere le sue immagini da sbronza? Quanti hanno dedicato più di mezza colonna al fatto che quando è morta non era drogata, aveva semplicemente bevuto troppo? Eppure i titoli che ne sono usciti sono stati ben peggio di una battuta di dubbio gusto (poi ci sono state anche le battute di dubbio gusto, ma non è esattamente questo il punto). Fateci caso.

Steve Jobs, il Leonardo da Vinci del nostro tempo (già, vero, anche se "Be hungry. Be foolish." era probabilmente la cosa meno importante del discorso di Stanford, eppure lo hanno citato tutti), alla sua morte "prematura" è stato un florilegio di barzellette e di immagini alcune carine altre veramente brutte altre ancora di dubbio gusto. La "i" aggiunta di fronte a qualsiasi cosa è una maledizione che ci accompagnerà in saecula saeculorum per molto tempo. Eppure nessuno ha parlato del fatto che, pur essendo una persona molto intelligente, il suo approccio ad una malattia come il tumore al fegato è stato un po', per così dire, infantile (almeno a leggere la biografia).

Marco Simoncelli, bravo ragazzo, uno con cui si potrebbe passare una serata divertendosi senza dubbio. Ma è anche uno che veniva pagato per andare su una moto a 280 km l'ora ed a quella velocità ci è morto. Eroe, forse non è la frase più giusta. E ci sta che la gente ci faccia dello spirito sopra.

Tutto questo per dire che se tutti siamo simili di fronte alla morte non tutti siamo simili di fronte ad un pubblico. Se sei un operaio che muore sotto un'impalcatura difficilmente ti faranno barzellette e battute, se sei uno famoso ne avrai di belle, che avrebbero fatto ridere le avessi lette, e di brutte, che ti avrebbero fatto incazzare. Quindi uscite come quelle di Vasco sono, secondo me, più censoree che altro. Per due motivi: il primo è che se hai lasciato un buon ricordo sicuramente le voci della gente che ti vuole bene saranno più forti, il secondo è che se sei una persona pubblica questo ti rende automaticamente esposto al cattivo gusto degli altri ed in fin dei conti sei tu che decidi come vuoi essere ricordato.
L'ho già detto altre volte: Internet è una creatura nuova e strana, ma ha tante similitudini con cose che già conosciamo. Se vedi un programma in televisione che non ti piace, puoi cambiare canale, pensando che a qualcuno piacerà, oppure puoi lottare perché nessuno lo veda, nel primo caso si chiama libero arbitrio, nel secondo?

Alla prossima
Rampa

lunedì 7 febbraio 2011

Un altro libro, il prossimo....

Audio Consigliato: Blue Swede "Hooked on a feeling"

Mentre da questa parte dell'oceano si fanno tagli alla spesa per la cultura ed il resto (tagli a teatri, cinema musei ed altro), e si iniziano, anche se ancora un po' sottotono, campagne per togliere autori scomodi dalle librerie (vero, assessore Donazzan?), nel resto del mondo, dove questo problema è sentito in maniera uguale ma affrontato in maniera diversa. Prendo il seguente testo dal blog di Wil Wheaton, cui era stato richiesto un intervento in difesa delle istituzioni bibliotecarie. Lo traduco con il permesso dell'autore.
Vorrei prendere un attimo per dire grazie a tutti voi bibliotecari, poichè è stato uno di voi che mi ha fatto innamorare della lettura. In terza o quarta elementare, parte delle nostre attività comprendeva una visita mensile ad una biblioteca pubblica di Tujunga, California. Uno dei bibliotecari ci avrebbe letto una storia breve, ci avrebbe fatto un piccolo discorso su un argomento correlate alla letteratura, e poi ci avrebbe fatto scegliere uno libro da un tavolo di libri che avremmo potuto tenerci. Ci era permesso - anzi, eravamo incoraggiati -a vedere fino a tre libri, che avremmo dovuto leggere entro un mese.
Ero un ragazzo secchione, timido, a disagio che aveva paura di tutto ed la libreria mi intimidiva; non avevo idea di da dove iniziare, avevo paura di scegliere un libro per cui i Ragazzi Fighi della scuola mi avrebbero preso in giro, e mi sentivo perduto fra gli scaffali. Questa bibliotecaria, comunque, mi dette una mano. Mi chiese quali erano le cose che mi piacevano in televisione o al cinema, e mi consigliò un paio di libri basandosi sulle mie risposte, e fra questi il primo libro di Fantascienza che mi ricordi di aver letto, Z for Zachariah di Robert C. O’Brien. Mi piacque così tanto, che quando tornai il mese successivo, mi insegnò ad utilizzare il sistema di catalogazione per trovare libri del genere, tutto da solo. In quel giorno, la biblioteca si trasformò da una collezione di libri confusa ed impaurente in un migliaio di diversi portali attraverso lo spazio ed il tempo che mi portavano a fantastici mondi da esplorare.
Non mi ricordo il suo nome, mi ricordo che aveva una cinquantina d'anni, indossava dei pantaloni di poliestere degli epici anni 70, grandi occhiali che pendevano da una catenella dorata che teneva al collo e che aveva una pettinatura che sembrava essere alta dieci miglia. E' stata amichevole e piena di consigli, e quando è venuta a dare una mano a quel piccolo secchione, gli ha cambiato la vita. Se siete un bibliotecario, oggi, probabilmente non vi capita di sentirlo spesso, ma vi ringrazio. Vi ringrazio di fare la differenza nella vita delle persone.
Wil Wheaton
In un paese come quello italiano in cui si legge sempre meno, e ci si informa sempre meno, il ruolo delle biblioteche dovrebbe essere una maniera per formare le generazioni di domani, ma invece, grazie anche ad un buon apporto di ignoranza, sembra essere una continua fonte di tagli, quando non un campo di battaglia politica. E questo è un male.

Alla prossima
Rampa

domenica 28 novembre 2010

Concetti chiari.......

Audio Consigliato: Sheryl Crow "All I wanna do"

Le idee si accavallano di questi tempi, e spesso è importante fissarle. In seguito alle puntate di "Vieni via con me" è tornato alla ribalta il problema del fine vita. Come è d'uso in Italia (ve l'ho già detto che siamo uno strano paese che talvolta è molto difficile da capire?) è più comodo mettere tutto in un calderone, piuttosto che chiarire le cose e fare in modo che chiunque possa fare una scelta o possa raggiungere una decisione non dico chiara, ma quantomeno informata.
Una bella definizione dell'intera questione mi sembra questa di Luca Sofri. Ma magari ce ne sono altre, intanto queste sono le cose che so.
  1. Se adesso, che sono nel pieno delle mie facoltà mentali, di fronte ad un ufficiale (ad un notaio, avvocato, giudice di pace), oppure scrivendolo di mio pugno, dico che desidero, in determinati casi (certo non se mi sono sbucciato un ginocchio), non essere tenuto in vita forzatamente, non è eutanasia. Ed ogni legge che impedisca il compimento delle mie disposizioni agirà in spregio alle mie volontà. Eppure apparentemente non è abbastanza.
  2. Se, dopo che mi è successo un incidente invalidante, che mi porti ad un livello di disperazione (ma potrebbe essere anche dolore, infermità) tale da, pur rimanendo cosciente, chiedere che mi vengano sospese le cure, anche in questo caso non è eutanasia, è una espressione del proprio volere, della determinazione della cura, e non c'è obiezione che tenga. Eppure questo non mi è permesso.
  3. Secondo me se qualcuno, anche un mio caro, si trova nella situazione di cui sopra, nessuno (e nemmeno io) ha il diritto di staccare la spina se non in presenza di precise esposizione di questa volontà.
  4. Come Luca Sofri, sono convinto che il problema non sia la scelta, se continuare a vivere o lasciarsi morire, ma che sia la possibilità di farla. Nel senso che, nel momento in cui ho elaborato delle disposizioni per la mia vita (e per esteso per la fine di essa), non si tratta di eutanasia, si tratta di dignità e rispetto. Due cose di fronte al quale un qualsiasi medico che "obietti" dovrebbe trovarsi di fronte ad un reato di abuso d'ufficio (o qualcosa del genere). Su questo non riesco a capire le associazioni pro-life, sul serio. La vita è una cosa sacra, certo e sacrosanto, ma è anche sacro il nostro libero arbitrio, la nostra capacità di elaborare scelte, dalle più semplici (allaccio prima la scarpa destra e poi la sinistra? Oppure il contrario?) alle più complicate (decido di rimanere in vita attaccato a delle macchine oppure decido di lasciare che la natura faccia il suo corso?). Impedire l'applicazione di questa scelta (personale, privata ed intoccabile) è contrario alle basi del vivere civile.
  5. Definizioni come "morte di stato", "omicidio di stato", "eutanasia di stato" sono quanto di più fuorviante in natura dopo i pomodori quadrati! E sarebbe ora che qualcuno lo dicesse!
Mi sembra di aver detto tutto, poi magari ci saranno altre cose che mi verranno in mente. Ma mi sembra che tutto quello che è importante ci sia.


Alla prossima
Rampa

martedì 26 ottobre 2010

Pesi e misure

Audio Consigliato: The Clash "Should I stay or should I go?"

Ci sono delle imprescindibili battaglie morali che si scontrano spesso con una scarsa lucidità di pensiero.

La notizia è questa. Il tribunale di Torino, posto di fronte alla richiesta di risarcimento per la morte di un operaio albanese, ha dichiarato che debba essere riconosciuta ai familiari di quest'ultimo una cifra molto modesta (si parla di 32 mila euro).

Uno, due, tre, partiti.... subito è partito il trenino dell'indignazione ("Tutte le vite sono uguali", "Dovrebbero essere pagati alla stessa maniera", "Qui si fanno dei morti di serie B", bla bla bla).
Come spesso capita, questo tipo di polemiche diventano velocemente strumentali, e tanto per attaccare questo e l'altro, si gonfiano per poi sgonfiarsi con ugual fragore e velocità ed alla fine chi si è visto si è visto e gli altri boh! (Chiaro, no?)

Di tutta la storia mi sono venuti in mente alcuni punti, che ci tengo ad appuntarmi.
1) un lavoratore è morto, sul lavoro, non dovrebbe accadere, qualche volta accade. Le volte in cui accade sono troppe, ed in molte di queste volte c'è la responsabilità di qualcuno (le misure di sicurezza che mancano, le cautele che non vengono prese, le attenzioni che non si fanno). Ma comunque, un lavoratore è morto. Punto.
2) la legge è generale ed astratta, se mia moglie divorzia da me e mi chiede gli stessi alimenti che Veronica Lario sta chiedendo a Silvio Berlusconi (si parla di cinque milioni di euro al mese) vado in bancarotta nel giro di qualche minuto, quindi ci sono delle formule eque ( che dicono di valutare alimenti e risarcimenti rispetto all'ambiente in cui si trovano le interessate). Altrimenti si potrebbe tranquillamente sostituire il tutto con un listino prezzi e via andare.
3) il giudice che emana una sentenza non si chiude in una stanza con delle grandi canne e dei bonghi, dove attende che arrivi l'illuminazione, ma fanno riferimento a testi giuridici e formule decise per tutelare le parti di un processo. Diciamo che la loro libertà di interpretazione è piuttosto limitata.
4) viviamo in un mondo di squilibrio, all'interno della stessa comunità europea un litro di latte cambia il prezzo talvolta nello stesso paese. E qualcuno tenta di stupirsi se un giudice tiene conto di questo squilibrio.
5)adesso un giudice stabilisce che le vite non sono tutte uguali. Bella forza, viviamo considerando diversamente le vite delle persone, siamo sommersi dai nostri stessi pregiudizi ed un giudice mi mette nero su bianco, su di una sentenza che le vite non sono tutte uguali? Mi stai dando del razzista, a me che lo sono? Come diavolo ti permetti? Vergogna!

Queste sono le prime cinque considerazioni che mi vengono, probabilmente me ne verranno altre, eventualmente vi faccio sapere.

Alla prossima
Rampa

domenica 3 ottobre 2010

Porco qui e porco lì!!!!

Audio Consigliato: Bruce Springsteen "Badlands"

Ho seguito di molto sfuggita il polverone della bestemmia del "Signor B.". La solita animosità ed il solito gioco delle parti un po' mi disgusta. Sono sempre le solite cose. Ci sono i cattolici che fanno finta di arrabbiarsi (deve chiedere scusa"), i pdini che rilanciano la solita litania ("non è degno, dovrebbe dimettersi"), Capezzone che blatera ("e' tutto un complotto, una bestemmia è una cosa talmente cristiana che non è un'offesa al divino, anzi è da considerarsi alla stregua di una lode"), insomma proprio le solite cose.
Manca una considerazione un minimo più profonda.... ma manca proprio, del tutto.
La considerazione sta nel fatto che in fin dei conti, Mr. B è più italiano di quanto vogliamo e ci interessi ammettere. E' un traffichino (anzi, è il Super Sayan dei traffichini!), è quello che quando il vigile è girato piglia la strada in senso vietato, è quello che quando dicono che una cosa va pagata, si lambicca per trovare il gabolone.
E' quello di noi che il sabato sera, va in macchina con gli amici a fare il Puttantour (non so come si chiami in giro, ma dalle mie parti si chiama proprio così), e fa gli ingorghi sulle tangenziali alle tre del mattino. Una volta ognitanto, se gli avanza del coraggio e dei soldi, si ferma addirittura a parlare con la passeggiatrice, se ha bevuto un po' la fa pure salire e "paga la consumazione". La domenica però, è sempre seduto sui primi banchi in chiesa, un po' insonnolito, ad annuire all'omelia del parroco (ed a chiedersi di chi parla questo quando nomina le "meretrici").
E' quello che deduce dalle tasse le donazioni alle associazioni più impegnate, ma che si mette la mano sul portafoglio quando un extracomunitario sale sull'autobus.
E' quello che passa compunto di fronte al monumento alle vittime delle foibe, alle vittime dell'Olocausto, salvo poi, dopo il primo bicchierino, passare alle barzellette più grevi sull'argomento.
E' il fascista che il 28 Aprile del 1945 si ritrova a sputare sul cadavere del Duce a Piazzale Loreto.
E' proprio il paradigma dell'italiano medio, non c'è niente da fare. Se non che è qualcosa d'altro. In questi tempi irreali viene percepito come un vincente, perchè, in un modo o nell'altro gli riesce di metterlo sempre in quel posto al prossimo.
E' uno strano masochismo quello che spiega il suo successo, come è strano del tutto questa nuova Italia che si sta plasmando di fronte ai nostri occhi......
Ed una bestemmia, nel disegno più ampio delle cose, alla fine è quella conta meno.

Alla prossima
Rampa

sabato 3 luglio 2010

Curiosità mondiali.....

Audio Consigliato: Bruce Springsteen "Born to Run"

Quando meno te lo aspetti, trovi delle reazioni interessanti.
Ci sono ancora i Mondiali (che sto seguendo piuttosto marginalmente devo dire) e ci sono le considerazioni che si fanno su chi è passato agli ottavi e poi ai quarti e così via.
Sul Post vedo questo articolo, che parte dal comportamento della nazionale degli Stati Uniti, per allargare il discorso al comportamento della nazione.
E giusto o sbagliato, il nostro approccio alle cose è fondamentalmente diverso.
Il vittimismo, la finzione e la protesta per il torto subito che fanno parte integrante del gioco del calcio come lo vediamo noi – e che arriviamo a incentivare e apprezzare – non sono nel DNA degli americani. Quello è un paese, lo sappiamo, che nel bene e nel male si è sempre considerato superiore agli altri e che è abituato a reagire alle avversità e alle sconfitte sul campo e battendosi.
Dopo l’11 settembre la parola d’ordine fu “non dargliela vinta”. L’America non indugiò sulla terribile disgrazia che le era capitata, né accusò il resto del mondo di non averla aiutata e difesa, né chiese l’intervento di qualcun altro. Sarebbe stato meglio che lo facesse – avesse avuto qualcuno in grado di aiutarla – ma che sia giusto o sbagliato, un paese è fatto come è fatto. E lo sappiamo noi che ci siamo incartati in questo autoindulgente ritratto sfigato e vittimista di noi stessi.
E' vero. Mi ricordo di aver visto su Facebook, subito dopo la partita della nostra Nazionale, almeno due messaggi in cui si diceva che era colpa dell'arbitro.
Non dei giocatori, non delle scelte dell'allenatore, ma dell'arbitro.
Ed è lo stesso nella vita di tutti i giorni. E' tutto un non assumersi le responsabilità ("Hai rubato!" "Lo fanno tutti!").
Non sono filo-americano, mai stato. Ci sono delle cose che mi piacciono della loro cultura, ed alcune che non mi piacciono, ma sono sempre più convinto che lo scopo di conoscere le altre culture non sia quello di adottarle supinamente, ma di depredarle delle cose migliori per farle proprie. Altrimenti non si cresce. Mai.

Alla prossima
Rampa

venerdì 25 giugno 2010

Cambiamenti di opinione

Audio Consigliato: Simple Minds "Don't you (forget about me)"

Una vecchia battuta di un altrettanto vecchio film dice che ci sono due tipi di persone che non cambiano mai opinione: i deficienti ed i morti. Mettiamola così: sono ancora caldo!

Diciamo che ho sempre stimato Marcello Lippi, e nonostante la nazionale messa in campo per i mondiali, stimo molto questo suo prendersi la responsabilità, prima di tutto. Non stimo altre cose, tipo aver bruciato i ponti con i potenziali critici (che di solito è un atteggiamento un po' saccente, che funziona finchè dai risultati, ma quando toppi, lo paghi il doppio), oppure tipo aver guardato più alle persone che ai giocatori (altrimenti alcune scelte non si spiegano, per niente). Poi valgono i soliti discorsi: la palla è rotonda, rigore è quando arbitro fischia, e tutte quelle stronzate lì. Morale della storia: se questo è il meglio che il calcio italiano riesce a dimostrare è giusto e doveroso che si esca prima degli ottavi e chissà che questo non serva a ripensare all'intero movimento (cosa che onestamente dubito, ma sono solo pessimista io.....).

Il mio feeling con Antonio di Pietro, ha avuto nel corso degli anni, fasi alterne. Diciamo che ai tempi di Mani Pulite lo stimavo parecchio. L'ho stimato un po' meno quando si è messo in politica ed in testa di fare il politico di razza. Alcune sue ondivaghezze (il termine è quanto di più appropriato mi venga in mente!) non mi hanno sconfinferato. Poi ho letto anche articoli su quello che c'è attorno a lui (Filippo Facci, per dirne uno, c'ha il dente piuttosto avvelenato, poi qualche ideuzza interessante la tira fuori anche Gilioli, qui), e diciamo che il personaggio acquista delle ombre. Il fatto che gestisca un partito sempre più come un'azienda mi da un che di già visto.
Però (in questi post, ad un certo punto, c'è sempre un però, non so come mai.....) alcune delle battaglie che fa sono giuste, condivisibili, corrette e partono dall'inizio, un po' fottendosene delle regole della politica o di quella specie di "cortesia istituzionale" che qualche volta è un po' un bavaglio, ma che comunque dovrebbe far parte dello stile.
E' stato l'unico politico in Italia che ha fatto a Silvio Berlusconi delle domande su come è stato creato il suo patrimonio (questo è successo ben prima delle 10 domande di Repubblica, ed in quel caso Mr. B non ha risposto nemmeno attraverso un libro di Bruno Vespa), cosi come, all'indomani dell'investitura di Aldo Brancher a Ministro all'Attuazione del Federalismo, il nostro ha messo questo articolo sul suo blog.
L’ho detto all’alba, quando ancora la richiesta di appellarsi al legittimo impedimento da parte di Brancher non era stata avanzata. Ai cittadini vogliamo ricordare che il legittimo impedimento non è altro che un provvedimento ad personam che ha voluto Berlusconi per garantire l’improcessabilità a lui e ai suoi ministri. Un provvedimento che serve, è servito e sta servendo soltanto per assicurare a delle persone la propria impunità, spendendo per la costituzione di un nuovo ministero quei soldi che, invece, dovrebbero essere destinati alla parte più povera del Paese, ai lavoratori precari, a quelli del mondo della cultura, dello spettacolo, della scuola, ai giovani in cerca d’occupazione, al comparto sicurezza. 
E pur continuando a non stimarlo moltissimo non mi riesce proprio di dargli torto.

Alla prossima
Rampa

mercoledì 21 aprile 2010

Bastardi elitisti.....

Audio Consigliato: Subsonica "Il cielo su Torino"

Il mondo dovrebbe essere più facile. Giuro, mi viene il mal di testa. Invece, scopro di giorno in giorno che ci sono cose, pensieri ed opinioni che condivido con le persone che, dall'alto dei miei pregiudizi, giudico lontane dal mio sentire.
Prendiamo questo articolo, tratto dal Secolo d'Italia. Ecco, nelle frasi di Flavia Perina, ci trovo moltissime cose condivisibili: nell'idea di giustizia, di buoni e di cattivi.
Eppure è di destra, eppure lei non la pensa come me, eppure....
Eppure un corno.
Oggi discutendo (anzi meglio, digitando) su FB si parlava di voto. Un amico, un altro che non la pensa come me (ed in questo non c'è niente di male) mi diceva che era costretto a votare l'attuale maggioranza perchè mancava una alternativa.
Ecco l'alternativa adesso c'è. Basta leggere.
Ecco, se è naturale che a un ex Forza Italia venga in mente, ad esempio, di dichiarare che si deve fare «la riforma istituzionale che ci conviene di più», non è normale che un’idea così sia sostenuta da uno “di destra”. Se non sorprende il controcanto di Silvio Berlusconi su Roberto Saviano (peraltro pubblicato da Mondadori), eroe civile della lotta ai clan, stupisce che le uniche osservazioni critiche siano arrivate dai “finiani”: chi aspira a interpretare la destra-destra dovrebbe ancora avere nelle orecchie, per dirne una, la relazione di Beppe Niccolai all’antimafia, le assemblee del FdG con Paolo Borsellino, gli stessi comizi di Almirante in Sicilia. Come fa a stare zitto? Come fa a far finta di niente?
Parole sante.....

Alla prossima
Rampa

giovedì 7 gennaio 2010

Il terrore prossimo venturo....

Audio Consigliato: Genesis "I Can't Dance"

Non c'è niente che riesca a togliermelo dalla mente, proprio no. Io sono convinto, al netto di tutte le analisi, che ogni volta che cediamo un pezzo della nostra libertà, anche in nome della sicurezza, i terroristi vincano.

Non è pruderia, ma l'escalation dei controlli cui vengono sottoposti i passeggeri di un qualsiasi aereo, dall'11 Settembre ad oggi, è una imbarazzante quanto eloquente dimostrazione del concetto.
Adesso abbiamo i "body scan" che in Italia, tanto per fare i primi della classe, installeremo al più presto prima ancora che la Comunità Europea emani delle linee guida (che probabilmente saranno diverse da quelle utilizzate per quelli italiani, quindi poi dovremmo smontarli e rifarli, ma non è questo il punto!).
Per tutti quelli che sono stati fino a qualche secondo fa in una grotta al confine fra Afghanistan e Pakistan (!), i body scan sono delle specie di cabine telefonice, tipo quelle dove si cambiava Superman, dove ti metti dentro (con le mani in alto, tanto per gradire) e ti fanno una radiografia.
La radiografia in esame non è esattamente una cosa medica ("Può passare ma sappia che io farei qualcosa per quel fegato, sembra un po' ingrossato!" "Grazie, allora sull'aereo chiedo il menù dietetico!"), ma sostanzialmente ti toglie i vestiti. Quindi in uno schermone lì di fianco viene fuori la tua immagine tutto ignudo come mamma t'ha fatto (anzi un po' peggio, perchè i bimbi son tutti belli per definizione, ma i grandi prendono l'aereo!) con tutto quello che indossi in trasparenza. Così si vede se, per caso, c'hai dell'esplosivo nei pantaloni o peggio ancora nelle mutande (poi ci sono delle discussioni sul fatto che la cosa funzioni oppure no, tipo che la bomba con i reagenti che ha scatenato tutto il casino non si sarebbe vista comunque).

A questo punto fossi la Ryan Air (per dirne una), lancerei un programma "voli no clothes", se voli nudo, ti faccio uno sconto ulteriore sul biglietto, o qualcosa del genere. Però il punto rimane.

Rimane che ogni volta che accettiamo di sottoporci a qualche vessazione/controllo, è come facessimo un passo indietro, ed accettassimo un'altra piccola privazione. E questa non è certamente una vittoria.....
Ma forse sono solo io che la penso così.

Alla prossima
Rampa

mercoledì 25 novembre 2009

Il costo aggiuntivo.....

Audio Consigliato: The Queen "Show must go on"

I dati sono vaghi ma la cosa si può applicare un po' a tutte le realtà italiane. Nella città non esiste una struttura per fare concerti, eventi e spettacoli, talmente tanto grande da sostenere un cartellone di un certo livello.

Com'è come non è, un grosso promoter si mette di buzzo buono ed in un'area dismessa attaccata alla tangenziale, mette su un teatro tenda grande e mette in campo un carnet di spettacoli nazionali ed internazionali che vanno dal concerto alla danza, alla rappresentazione teatrale.

Tutto bello, tutto molto bello. Vengono messi in vendita i biglietti (certo i prezzi non sono proprio popolari, ma sono nella media di queste cose, e quindi non c'è niente da dire, su questo).

Il posto scelto è in Tangenziale, ossia, cioè, per entrarci devi entrare nella tangenziale della città, percorrere quasi un chilometro, e poi entrare nel parcheggio prospiciente.
Possibilità di arrivarci a piedi: poche e riservate a pochi temerari disposti a parcheggiare da altre parti e poi attraversare quattro (diconsi quattro) corsie piene di automobilisti impegnati a raggiungere la velocità di fuga nella strato sfera.
Possibilità di arrivarci con i mezzi pubblici: nessuna, nada, 0.
Possibilità di arrivarci in bicicletta: stradine di campagna non illuminate ne chiaramente segnalate.
Possibilità di arrivarci dall'alto (catapulta, aereo, elicottero, paracadute...): parecchie, ma non è questo il punto!
Arrivati in macchina in questo enorme piazzale prospiciente la struttura, ci vengono chiesti 5 euro!
Ripasso velocemente la pubblicità dell'evento, le cose che avevo letto in biglietteria, gli annunci. Mmmm... nulla, non mi viene in mente nulla. Comunque pago, visto che le alternative (quelle che ho elencato prima) erano un po' complicate da attuare.

Scorrettezza dell'organizzatore a parte, non trovate che piangere perchè la gente non viene agli spettacoli e poi mungerli come delle mucche sia un po' controproducente? Cioè, nel senso, è parecchio inutile costruire un teatro, un auditorium, un qualsiasi posto di ritrovo senza pensare alle infrastrutture, a come portarci la gente, a come renderlo agevole (inoltre, per tornare all'esempio, mettere un teatro in un posto in cui non si possa arrivare nient'altro che in macchina dovrebbe far riflettere sul costo in CO2 dell'intera operazione!).

Alla prossima
Rampa

domenica 27 settembre 2009

Incredulità

Audio Consigliato: Elisa "Cure me"

L'altro giorno, un blog che leggo mi linka (ossia mette un link) questo articolo di Ascanio Celestini, uscito sull'Unità.
A parte che Celestini mi piace un sacco, sono andato a vederlo un paio di volte a teatro e penso che sia un artista piuttosto intelligente, in grado di dire cose non banali e di portare a termine dei progetti sulla memoria ("Scemo di guerra") o quello cui si riferisce l'articolo, un bel lavoro sul razzismo.

Mi inquieta non poco il tono delle scritte trovate da Celestini, ed evidentemente dal tono dell'articolo inquieta pure lui. Il finale, secondo me, è illuminante ed è una lucida analisi di quello che succede non solo nei confronti del razzismo, ma al giorno d'oggi, anche nei confronti di molte altre cose.
E non è proprio questo il razzismo? Si mischiano le carte fino a quando tra stranieri e estremisti non c’è più differenza, così come non ce n’è tra multinazionali e comunisti, tra razzisti e cattolici. Però basta averci la pelle un po’ più scura o un po’ più gialla, basta averci il documento con la bandierina di un altro paese che si diventa un ladro, un assassino, uno stupratore, uno che viene a rubarti il lavoro o semplicemente un pezzente da scacciare. È la sottocultura della trave e della pagliuzza. Forse è il momento di usare il collirio.
Meditate, gente, meditate.


Alla prossima
Rampa

giovedì 13 agosto 2009

Il minimo sforzo per il minimo risultato

Audio Consigliato: Beck "Loser"

Leggo su "Il Giornale" questo articolo interessante di Michele Brambilla.
Un paio di settimane fa, a Cortina, nel corso di un dibattito sui «vizi» di noi italiani, il corrispondente del prestigioso settimanale americano Time ha detto che «l’Italia è un Paese che gioca per il pareggio».
Da questo giudizio, che come tutti quelli che arrivano dagli stranieri di primo impatto ci sembrano sempre un po' azzardati ("Ma che ne sanno loro del nostro paese?"), l'autore passa a parlare del rapporto dell'Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione) sui risultati degli esami di terza media di quest'anno.
In breve, dal campione esaminato, in un primo momento era sembrato che il Sud del paese fosse mediamente "più preparato" del Nord del Paese. I risultati così ottenuti erano stati "tarati" per modificare al ribasso la prestazione degli studenti del Sud, mettendo in conto che per la maggior parte questi aveva copiato e/o erano stati aiutati dagli studenti.
Il primo lancio d'agenzia, di un paio di giorni fa, aveva sollevato dubbi su chi ci fosse dietro a questa "taratura" e che fini questa avesse.
La Lega, subito chiamata in causa in questi casi, aveva detto una cosa del tipo "non centriamo niente", la Regione Campania aveva gridato allo scandalo.
La verità è che, come tutti gli istituti di ricerca, l'Invalsi ha delle tarature da applicare ai risultati che raccoglie che sono un po' il frutto degli studi precedenti, un po' l'applicazione di buon senso su larga scala (la macro economia è piena zeppa di variabili del genere, basti pensare alla Legge di Gresham sul comportamento degli operatori economici).
Quindi si è stabilito che quelli del Sud "barano", anzi, si è stabilito che quelli del Sud "barano" un po' di più di quelli del Nord, da cui la taratura.
Nell'articolo si dice che i professori del Sud, nel casino che ne consegue hanno pure ammesso di aver aiutato i ragazzi, per il nobile ideale di aiutarli nel futuro, per combattere il degrado della scuola al Sud.
Ok, bello tutto, dice Brambilla, ma anche per un proprio tornaconto, visto che l'Invalsi attraverso la valutazione degli studenti, di fatto valuta anche i professori.

Quindi, ammesso e non concesso che al Nord siano stati tutti ligi e bigi e non abbiano barato, mentre al Sud si, il problema che si pone ora è: come facciamo ad utilizzare questi dati per ripartire gli scarsi mezzi economici che si dedicano alla scuola?

Se i professori barano dovrebbero essere dati loro meno soldi, ma a spese di chi? Degli studenti ovvio! Però se i professori barano vuol dire che si rendono conto che la preparazione che possono dare ai loro studenti è meno "solida" degli altri, per mezzi e risorse che non hanno. Allora gli si dovrebbe dare più soldi e più risorse!

Io vado matto per i gatti che si mordono la coda! Quello che però salta all'occhio è un certo imprinting culturale che subiamo noi Italiani. Se da un lato è assolutamente vero che ci piace fare il minimo sforzo per rimanere a mezza classifica, dall'altro non abbiamo nessuno pensiero sul lungo termine. Questi ragazzi aiutati si troveranno senza una preparazione adeguata in futuro, i tagli che le scuole subiranno per l'analisi di questi risultati, si ripercuoteranno in futuro su gli alunni di domani.
E tutto questo per un guadagno immediato?
Boh!

Alla prossima
Rampa

mercoledì 29 luglio 2009

Darwinismo now!

Audio Consigliato: Simple Minds "Real Life"

Parte di questo post nasce da una serie di considerazioni semi-serie. Ma il ragionamento ci sta, ci sta tutto!
Seguitemi perchè non è lineare...... o almeno non del tutto.
Allora, che ne pensate degli OGM? Io, onestamente, tutto il male possibile, ma non è questo il punto. Il punto è: dovrebbero essere permessi oppure no?
Sempre secondo me, la risposta è SI. Dovrebbero essere permessi, tutti gli incroci, tutte le ibridazioni, tutte le cose. Senza regole, ma con una regola, fissa e precisa. L'obbligo di segnalare CHIARAMENTE ed ESPLICITAMENTE la presenza di ogm in ogni prodotto.

Si tratta chiaramente di restituire al consumatore un po' del suo libero arbitrio. L'organismo geneticamente modificato viene a costare meno, è più resistente, puoi lasciarlo fuori dal frigo e non marcisce. Vuoi comprarlo? Bene. Vuoi comprare il biologico non modificato, curato dal contadino che si sveglia alle 5 di mattina e va a picchiare i parassiti e togliere le erbacce? Ottimo, però lo paghi di più!

Tutti svegli fino ad adesso? Ok, il concetto è: vuoi mangiare schifezze che costano poco, questo ti deve essere permesso. Vuoi mangiare meno, pagandolo di più. Pure questo ti deve essere permesso.
Si chiama Libero Arbitrio, baby, e non ci puoi fare proprio nulla.

Adesso provate a portare alle estreme conseguenze questo ragionamento in un mondo come il nostro in cui la cardiopatia (derivante da alimentazione sbagliata) e l'obesità sono ormai malattie sociali. Provate ad applicarlo in una società dove siamo tutto ipernutriti.
Se la scelta fosse se pagando lo stesso posso avere 10 kg di carne di maiale allevato nella stalla con la testa schiacciata nel truogolo oppure 3 kg di una bestia che è cresciuta in una allevamento correndo nel campo alla ricerca della pianta migliore, che ha fatto muscolo invece del grasso, quale sarebbe la vostra scelta? Ed una scelta responsabile? E la scelta migliore in termini di miglioramento della specie?

Il ragionamento si può applicare a tutto, a tutte le situazioni. La sicurezza stradale oppure la libertà di cura. Lasciamo che siano le persone a scegliere cosa vogliono fare dei loro soldi e della loro vita. L'obiettivo è che queste siano più informate possibili sulle scelte a loro disposizione.
A quel punto avremo la vera evoluzione della specie, secondo la teoria di Darwin. Che ne pensate?

Alla prossima
Rampa

mercoledì 8 luglio 2009

Illuso e felice......

Audio Consigliato: Billy Joel "Just the way you are"

Ancora una volta mi giro verso le persone che ne sanno più di me ed arrossisco......
Guardo questo post sul blog di Matteo Bordone, e pur essendo un discreto lettore di Vittorio Zucconi, devo ammettere che Freddy Nietzsche ci ha preso in pieno.

In effetti l'agiografia italiana del presidente Obama dalla campagna elettorale ad oggi non è proprio cambiata, è quello che se ha fame va a prendersi un hamburger, quello dell'orto di crisi, quello che va a vedere le partite di basket e la gente applaude.
Bello, tutto molto bello, certo.

Ma poi come si spiega che era quello che voleva riportare a casa i suoi ragazzi, ma poi attacca i talebani in Afganistan con "il più grande spiegamento di forze dai tempi del Vietnam"? Non vi si è accesa una lampadina? C'è una certa discrepanza in questo?

Cito:
La tendenza ad arrangiare le cose per farle rientrare in un teorema bello da esprimere è fastidiosa. Qui salta fuori che Obama “mette l’elmetto” adesso, mentre per gli altri media sono mesi che è in trincea. Poi la guerra sembra quasi un buffetto, un’eccezione che conferma la regola della santità. Una posizione, questa, che risponde solo alla retorica dei mesi precedenti, perché i lettori di Repubblica e l’area politica cui fa riferimento il giornale non sono sulle posizioni di Caruso, Agnoletto o Menapace (sanno quindi che le colombe funzionano poco coi nazisti). Ma soprattutto la politica di Obama e quella di Bush SONO sostanzialmente lontane. E se uno perde tempo a fare i temini, nessuno capisce come e perché. Se dici che sono diversi perché uno pum pum e l’altro margherite, poi quando anche l’altro pum pum devi fare le capriole per spiegare che sì, è vero, pum pum, però è un pum pum coi petali, profumato, in fondo gradevole.
E' meravigliosamente vero.... Dovremmo imparare, fin da piccoli a leggere e capire le cose che vediamo e sentiamo, applicare una capacità critica. Ma nessuno ce lo insegna, e questo ci espone a tesi premasticate e temini precompilati.

Alla prossima
Rampa

giovedì 2 luglio 2009

Ci si dovrebbe provare.... ad ogni costo!

Audio Consigliato: Simple Minds "Alive and kicking"

Oggi parliamo di una cosa che mi è capitata. Sto parlando di politica con Massimo, siamo ad un incrocio, sul marciapiede sul punto di andare per strade diverse.......

Ad un certo punto un figuro, per mancanza di termini educati nel definirlo, arriva con la macchina e parcheggia, su uno di quei triangolini che segnalano l'immissione ad una rotonda. Praticamente in mezzo alla strada.
Decido l'approccio ironico e dico a Massimo, ad alta voce, che se qualcuno avesse predisposto al parcheggio quel posto, forse, ma forse la segnaletica orizzontale sarebbe stata diversa.
Se la reazione fosse stata un minimo diversa, il tizio mi avrebbe detto una frase del tipo "si ma devo solo scendere un attimo", "non c'è parcheggio" (fatalità, c'era un posto libero proprio lì attaccato). Invece, il tizio attacca briga, mi chiede cosa mi interessa, cosa voglio fare, la macchina è sua.
Il finale è che mi avrebbe fatto vedere lui, se solo fossi stato da solo.

Penso di avere prima avuto una faccia sbigottita, poi di avergli detto una cosa del tipo "Prego?".
Poi la cosa è finita lì, se ne è andato continuando a dirmi parole, verso il bar che aveva raggiunto, senza oltretutto spostare la sua macchina.

Come tutte le cose stupide, l'incontro con il figuro è scivolato dalla mia attenzione. Finisco di parlare con il mio amico e me ne vado.

E qui, come disse il Bardo, sta l'intoppo. Sto camminando per i fatti miei lungo la strada, quando una vettura mi sgomma al fianco e si infila in un posto vuoto. Scende il tipo di prima che mi dice che vorrebbe picchiarmi.
Lo guardo come si guarda un alieno, e me ne vado, con la coda dell'occhio lo vedo che si agita e quando sono ben distante, lo sento sputare nella mia direzione.

Intendiamoci, uno del genere non mi fa molta paura, quello che mi fa paura è l'atteggiamento. Sicuramente una reazione del genere deve essere frutto di nevrosi, patologie, non sono um medico quindi non saprei, ma certo il fatto che far notare a qualcuno che sta sbagliando e venire minacciati mi sembra del tutto incredibile.

Dove stiamo andando? Dove siamo arrivati?

Alla prossima
Rampa
Tutte le immagini ed i contenuti sono dei rispettivi proprietari, tutto il resto va sotto le Creative Commons.

Se volete contattarmi via mail cliccate qui.