Audio Consigliato: Ligabue "Libera nos a malo"
Leggo sul blog di Leonardo questo post in cui si raccontano tra il serio ed il faceto i cinque motivi per cui l'ora di religione starà lì dove è sempre stata e tutto il casino per cui il Tar del Lazio aveva deciso che gli insegnanti della suddetta ora non fossero necessari per gli scrutini si risolverà nella solita bolla di sapone.
Leggetevelo perchè è scritto bene, si ride e si pensa.
Io su tutta la storia ho una serie di pensieri e considerazioni che provvedo ad elencare in nessun ordine particolare:
1) l'ora di religione che ho vissuto io, ai miei tempi era una cosa di un ridicolo che metà bastava. Il libro di testo, sempre presente nelle liste, non si comprava mai e l'insegnante, una cara persona, sul serio, lo si ascoltava se proprio non si aveva niente di meglio da fare. L'unica cosa che mi ricordo è di un insegnante al liceo (verso la fine, quindi 4° o 5° anno) che, giovane prete appassionato di cinema ci fece vedere dei film, ma dei film tosti, tipo "Fantasma della libertà" di Bunuel!
2) non da adesso ma io ho sempre pensato che la religione a scuole dovesse essere un percorso ed un excursus sulle varie religioni esistenti attorno a noi (una cosa simile a filosofia? a teologia?) il fatto che sia permesso a chiunque di non fare religione, per motivi religiosi, significa che è "Religione Cattolica" non "Religione" e basta. O no?
3) forse una "Religione" fatta con un po' più di grano salis, si potrebbero risolvere un sacco di problemi derivanti da multiculturalismo della società che ci sta attorno (ops, dimenticavo, non era Ratzinger che si lamentava del multiculturalismo?)
4) La storia del "bieco illuminismo" mi sembra tanto una stronzata! Possiamo dare alla Cei della "congrega di illuminati oscurantisti"? Poi gli diciamo "Pari e patta!" e ricominciamo da capo con termini un po' più sensati!
5) la faccenda dell'ora di religione mi ricorda tanto la faccenda del crocifisso nelle aule e nelle stanze degli uffici statali. C'è quella strana e mai risolta commistione di Stato e Chiesa che se fossimo in Algeria (per dire!) sarebbe causa di sanzioni dell'Onu, qui no e non ne capisco bene il perchè!
6) anche su questo e su molto altro ne parla Filippo Facci sul Giornale! (non disperate, il link è qui!)
Alla prossima
Rampa
In tutta onestà, non so se il bicchiere sia mezzo pieno oppure mezzo vuoto, ma so che non c'è sempre il sole e forse è il caso di portare in giro l'ombrello......
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venerdì 14 agosto 2009
mercoledì 10 settembre 2008
Un posto in prima fila......
Audio Consigliato: Ligabue "A che ora è la fine del mondo?"
Prima le cose divertenti (e ringrazio Stefano per avermelo mandato), date un'occhiata qui. L'esperimento che stanno facendo in queste ore al Cern di Ginevra pone sicuramente degli interrogativi interessanti: sapendo che c'è un determinato rischio la scienza deve fermarsi o no?
Le risposte sono tante e variegate come il gelato, certo è che grazie ad una fantasia un po' sovrastimolata e tanto ma tanto cinema mi ero immaginato la scena con gli scienziati con il camice bianco e le penne nel taschino che guardano con terrore il buco nero prima scambiandolo per una nuova forma di Emmenthal poi accorgendosi di aver dato il via ad un processo irreversibile cominciano a scappare, mentre l'eroe di turno (che potrebbe essere nella finzione scenica Papa Ratzinger) in un angolo accende la sigaretta, dice una frase del tipo "Ve l'avevo detto di non ciokare con la teoria del tisegno intelligente, brutti infideli!", poi estrae l'acquasantiera da combattimento e comicia a bombardare il nascente buco nero con acqua benedetta e giaculatorie.
Ed invece, nello scorno dei cronisti intervenuti, pare che non sia successo niente, il fascio di neutrini continua a girare in allegria nel tubo. Ma tutto questo, visto facendo un passo indietro è sintomatico di qualcosa.
La ricerca, anche e soprattutto quella di alto profilo, sta avendo sempre più bisogno di giustificare i suoi costi. In quest'ottica la storia del Big Bang (sempre ammesso che non succeda ma si diceva che le probabilità non erano poi così a favore della fine del mondo!) ha tutti i crismi della manovra di marketing per attirare attenzione e fondi sul CERN.
In un mondo di bisogni primari (dove tutto costa sempre di più) forse non bisognerebbe lasciare che la scienza ricorra a "stunt" pubblicitari per portarsi alla nostra attenzione, forse non bisognerebbe lasciare che Research and Development siano solo i reparti di industrie private.
Non è una critica al nostro governo, è una critica generale all'idea dell'apparato scientifico come fonte di tagli.
A questo proposito consiglio a tutti di trovare e scaricare (non mi risulta che sia mai stato reso disponibile in DVD ma probabilmente nelle Teche Rai si trova) "W la ricerca" un'inchiesta da prima serata del giornalista Riccardo Iacona che ho visto l'anno scorso su Rai Tre. Spiega molte moltissime cose.
Alla prossima
Rampa
Prima le cose divertenti (e ringrazio Stefano per avermelo mandato), date un'occhiata qui. L'esperimento che stanno facendo in queste ore al Cern di Ginevra pone sicuramente degli interrogativi interessanti: sapendo che c'è un determinato rischio la scienza deve fermarsi o no?
Le risposte sono tante e variegate come il gelato, certo è che grazie ad una fantasia un po' sovrastimolata e tanto ma tanto cinema mi ero immaginato la scena con gli scienziati con il camice bianco e le penne nel taschino che guardano con terrore il buco nero prima scambiandolo per una nuova forma di Emmenthal poi accorgendosi di aver dato il via ad un processo irreversibile cominciano a scappare, mentre l'eroe di turno (che potrebbe essere nella finzione scenica Papa Ratzinger) in un angolo accende la sigaretta, dice una frase del tipo "Ve l'avevo detto di non ciokare con la teoria del tisegno intelligente, brutti infideli!", poi estrae l'acquasantiera da combattimento e comicia a bombardare il nascente buco nero con acqua benedetta e giaculatorie.
Ed invece, nello scorno dei cronisti intervenuti, pare che non sia successo niente, il fascio di neutrini continua a girare in allegria nel tubo. Ma tutto questo, visto facendo un passo indietro è sintomatico di qualcosa.
La ricerca, anche e soprattutto quella di alto profilo, sta avendo sempre più bisogno di giustificare i suoi costi. In quest'ottica la storia del Big Bang (sempre ammesso che non succeda ma si diceva che le probabilità non erano poi così a favore della fine del mondo!) ha tutti i crismi della manovra di marketing per attirare attenzione e fondi sul CERN.
In un mondo di bisogni primari (dove tutto costa sempre di più) forse non bisognerebbe lasciare che la scienza ricorra a "stunt" pubblicitari per portarsi alla nostra attenzione, forse non bisognerebbe lasciare che Research and Development siano solo i reparti di industrie private.
Non è una critica al nostro governo, è una critica generale all'idea dell'apparato scientifico come fonte di tagli.
A questo proposito consiglio a tutti di trovare e scaricare (non mi risulta che sia mai stato reso disponibile in DVD ma probabilmente nelle Teche Rai si trova) "W la ricerca" un'inchiesta da prima serata del giornalista Riccardo Iacona che ho visto l'anno scorso su Rai Tre. Spiega molte moltissime cose.
Alla prossima
Rampa
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